La figlia del comandante

Derivata dalla Colt Commander, la Kimber Pro Carry II calibro .45 ACP rappresenta uno dei non molti casi presenti sul mercato di modelli 1911 da difesa con fusto di lega leggera. Ne analizziamo i pro e i contro

di Giovanni Arnone


Ci è sempre piaciuta la Colt Commander perché crediamo rappresenti l’equilibrio perfetto tra lunghezza di canna (4¼ pollici) e lunghezza dell’impugnatura; quest’ultima è identica a quella della Government. Tuttavia le Colt Commander ‘di alta epoca’ in Italia non sono molte e quelle poche che si trovano spesso sono camerate per calibri di ripiego come il 9 Steyr o il 7,65 Parabellum; gli esemplari in calibro coerente come il .45 ACP hanno raggiunto prezzi elevati perché ormai considerati pezzi da collezione.
Poiché non ci riteniamo collezionisti ma meri raccoglitori di armi, e quelle che possediamo amiamo utilizzarle per sparare, abbiamo deciso di ripiegare su una delle ‘figlie’ della Commander, ossia sulla Kimber Pro Carry II calibro .45 ACP.
L’arma mantiene la chiusura di tipo geometrico a corto rinculo di canna ma quest’ultima è lunga solo quattro pollici e, come la Commander, ha la rampa di alimentazione collocata per metà sul fusto e per metà sulla canna medesima. Questa presenta il profilo esterno conico e manca della boccola di centraggio (barrel bushing) che è invece presente sulle Colt Commander; in volata è accoppiata direttamente con la porzione anteriore del carrello, senza movimenti parassiti una volta in chiusura.
Anche il ‘tetto’ della canna è correttamente accoppiato con la sede ricavata sul carrello in corrispondenza della faccia dell’otturatore e mostra un piccolo foro che permette l’ispezione della camera di cartuccia. I risalti semilunari sulla canna e le rispettive sedi nel cielo del carrello sono perfetti, con spigoli ben netti in entrambi i casi. La bielletta è dimensionata correttamente e lavora alla perfezione. La molla di recupero (ne monta una da 22 libbre) e l’asta guidamolla lunga necessitano per lo smontaggio di un apposito attrezzino a L, oppure di una banale clip metallica per documenti opportunamente modellata.
La pistola è leggera e bene bilanciata. non si sentono giochi rumorosi tra carrello e fusto: quest’ultimo è di alluminio 7075-T7 (il più duro e resistente che esista) ed è esattamente anodizzato a spessore. Le tolleranze tra carrello e fusto sono le stesse dei modelli completamente di acciaio e prove di ventimila colpi non hanno evidenziato una usura significativa delle parti di alluminio; sottolineiamo questa questione in quanto un aspetto molto dibattuto negli Stati Uniti riguarda l’usura dei fusti di alluminio nei punti critici, soprattutto sulla rampa di alimentazione e sulla superficie di contatto tra asta guidamolla e fusto.

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