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Classici

Il capostipite degli sportivi

Il ben noto Officers' Model Match sarebbe arrivato dopo: la Colt, agli inizi del Novecento, introdusse questo revolver da tiro che sfruttava le ottime prestazioni della neonata cartuccia .38 Special e che può essere considerato la prima arma sportiva a tamburo moderna

di Paolo G. Motta
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Nato nel 1902, il .38 S&W Special è forse la più indovinata cartuccia da revolver mai realizzata. Le sue potenzialità nell’ambito del tiro a segno furono immediatamente evidenti fin dagli inizi e la Colt non si lasciò scappare l’occasione introducendo nel 1904 il revolver Officers' Model .38, camerato proprio in .38 Special e costruito sul telaio del Colt Army Special. La casa di Hartford volle fare con l’Officers’ Model il miglior revolver per il tiro mirato sul mercato, di conseguenza queste armi erano aggiustate a mano, una per una, dato che le macchine di allora non davano sufficienti garanzie di precisione e accuratezza. Anche l’aspetto estetico fu curato con attenzione maniacale per la qualità della brunitura, che fu applicata sulle superfici tirate a specchio. Le canne erano lappate internamente e particolare riguardo fu dato all’indicizzazione del tamburo. Lo scatto in azione singola fu preparato in modo che fosse “a rottura di bacchetta di vetro”.

continua la lettura a pag. 76 N. 36/2015

Vivacità di pensiero e capacità di realizzazione

Iniziamo con questo ardito fuciletto tedesco una ricerca tra i fucili in calibro .22 LR derivati dai modelli a fuoco centrale delle stesse Case produttrici confidando che la conoscenza del recente passato sia istruttiva e divertente

di Pietro Ronco
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Parecchi anni fa ci eravamo dedicati a una serie di brani sul divertimento e sul gioco dei ragazzotti cresciuti nel dopoguerra quando maneggiare un fucile, ad aria compressa o di piccolo calibro, era considerato un fatto formativo ben visto da genitori che sapevano responsabilizzare i figli. La serie cui accenniamo era apparsa su TACARMI sotto al titolo “Così, seriamente, si giocava” e oggi vorremmo in qualche modo dare estensione al pensiero focalizzando i fucili in calibro .22 LR che le Case costruivano sulla falsariga dei loro modelli a fuoco centrale destinati a un serio impiego venatorio. La somiglianza quasi sempre eccellente differiva però nell’otturatore creato per padroneggiare la piccola cartuccia calibro .22 LR, quindi con dimensioni e concetti meccanici di altra fatta.

continua la lettura a pag. 82 N. 35/2014


GB 18, una pistola a gas

Naturalmente non ci stiamo riferendo a una pistola da tiro a gas precompresso, ma a una 9 mm che sfrutta i gas della combustione per ritardare l’apertura del carrello-otturatore

di Carlo Cattaneo Della Volta
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La Steyr, dopo i modelli 1911 Hahn (v. ARMI & BALISTICA n. 33/2014) e SP calibro 7,65 Br. del 1957, non aveva più progettato pistole ma si era limitata a produrre una copia della P.38 per l'esercito austriaco; questo almeno fino al 1968, quando iniziò a studiare l’arma oggetto di questo articolo i cui brevetti furono depositati nel 1972. I tecnici austriaci non dovevano essere molto convinti del suo possibile successo commerciale, visto che la produzione fu ceduta alla Rogak Inc. (USA) che la fabbricò in 9 Parabellum e .45 ACP fino al 1982, per la verità senza grosso successo.
Quando, nei primi anni '80, l’esercito austriaco indisse una gara per dotarsi di una nuova arma da fianco, la Steyr – fresca del successo per l’adozione del rivoluzionario fucile AUG, ma senza far tesoro dell’accoglienza tiepida ricevuta da questa pistola negli USA – propose la GB 18 calibro 9 Parabellum, mettendola direttamente in produzione.

continua la lettura a pag. 68 N. 35/2014


La strenna per il Carabiniere

Rivive lo spirito della creazione del Corpo dei Carabinieri Reali attraverso la riproduzione, fedele e molto curata, delle prime armi che ebbero in dotazione, opera della Davide Pedersoli

di Paolo Tagini
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Sono trascorsi due secoli da quando, il 20 maggio 1814, Vittorio Emanuele di Savoia ritornò a Torino per riprendere possesso del trono del Regno di Sardegna. Con il Congresso di Vienna dell'anno successivo l'Europa ritrovò un nuovo ordine dopo il tumultuoso periodo napoleonico, ma l’instabile situazione socio-politica interna e la difficoltà a gestire l’ordine pubblico indussero il monarca sabaudo a trattare con urgenza la creazione di una forza militare con compiti di polizia. Fu così concordato un “progetto di istituzione di un Corpo militare per il mantenimento del buon ordine”, che diventò ufficiale il 13 luglio. Il nuovo Corpo, denominato Carabinieri Reali, doveva “contribuire sempre più alla maggiore prosperità dello Stato”. Il primo comandante supremo del Corpo fu il conte Giuseppe Thaon di Revel, già Presidente Capo del Buon Governo. La presentazione dei Carabinieri Reali al re Vittorio Emanuele avvenne nel mese di agosto 1814, occasione in cui fu definito l’ordinamento del Corpo e prescritte foggia e colori dell’uniforme.

continua la lettura a pag. 60 N. 35/2014

Dalla katana in poi...

Il revolver Tipo 26 calibro 9x22R è stata la prima arma di concezione moderna impiegata dall’esercito imperiale giapponese: adottato nel 1893, aprì la strada alla successiva adozione delle pistole Nambu

di Adriano Simoni

La storia delle armi da fuoco in Giappone risale al 1543 ed è veramente frutto del caso. I Samurai combattevano feroci battaglie per uno o l’altro shogun con katane ed archi e l’uso delle armi da fuoco era del tutto sconosciuto. La storia parla di una nave portoghese che nel 1543 approdò a Tanegashima. Due uomini dell’equipaggio scesero a terra per procurarsi del cibo armati di pistole ad avancarica. Un’anatra, uccisa con un solo colpo, inconsapevolmente inaugurò l'uso delle armi da fuoco in Giappone. Fino a qui nulla di speciale, se non che alla scena assistette il feudatario dell’isola il cui nome era Takikata. Meravigliato di quanto accaduto, volle ad ogni costo venire in possesso delle due pistole ed offrì ai portoghesi una somma enorme che questi furono ben lieti di ricevere.

continua la lettura a pag. 82 N.34/2014

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