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Classici

Un'occasione quasi irripetibile

Un’incredibile asta di sole Parabellum organizzata dalla Hermann Historica di Monaco di Baviera: 248 lotti con 178 esemplari, fra cui Kaiserreich, navali, Lange pistole, Reich, polizia, svizzere, olandesi, svedesi, portoghesi, American Eagle, serbe, persiane e siamesi!

di Adriano Simoni
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Incredibile ma vero! Il prossimo 28 aprile si terrà a Monaco di Baviera, presso la prestigiosa casa d’aste Hermann Historica, una delle più belle aste, forse la più ricca ed interessante degli ultimi tempi. Saranno battute ben 178 Parabellum (come le chiamano in Germania e in Svizzera) più un'altra pistola, la madre di tutte le Luger, una splendida Borchardt C93 accessoriatissima. Va da sé, data la rarità dei pezzi, che quasi tutti i lotti partono da stime elevate e solo pochi si collocano al di sotto dei mille euro.

continua la lettura a pag. 24 N. 38/2015

La forza del made in Italy

La Beretta Defence Technologies  è una multinazionale a guida italiana in grado di competere validamente sui mercati internazionali con i concorrenti dell'Est e dell'Ovest. Con un vantaggio: l'essere formata da aziende leader nei vari settori di competenza

di Paolo Tagini
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La Beretta Defense Technologies nasce nel 2013 come alleanza strategica fra quattro aziende che fanno capo alla Beretta Holding: la Fabbrica d'Armi Pietro Beretta di Gardone Valtrompia, la Benelli Armi di Urbino, la finlandese Sako e la tedesca Steiner. Grazie a questa unione sinergica di forze, è stato così creato un solo soggetto in grado di competere sui mercati interazionali delle forniture, degli equipaggiamenti e degli armamenti destinati all'impiego militare e al Law Enforcement. Ciò rappresenta un vantaggio, perché le necessità in questi campi dei governi e delle agenzie di sicurezza sono sempre più complesse e articolate e un'offerta completa, proveniente da un unico soggetto, permette dunque di meglio soddisfare tutta la domanda del mercato.
Le quattro aziende che formano la BDT non hanno certo bisogno di presentazioni.

continua la lettura a pag. 62 N. 37/2015


Il capostipite degli sportivi

Il ben noto Officers' Model Match sarebbe arrivato dopo: la Colt, agli inizi del Novecento, introdusse questo revolver da tiro che sfruttava le ottime prestazioni della neonata cartuccia .38 Special e che può essere considerato la prima arma sportiva a tamburo moderna

di Paolo G. Motta
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Nato nel 1902, il .38 S&W Special è forse la più indovinata cartuccia da revolver mai realizzata. Le sue potenzialità nell’ambito del tiro a segno furono immediatamente evidenti fin dagli inizi e la Colt non si lasciò scappare l’occasione introducendo nel 1904 il revolver Officers' Model .38, camerato proprio in .38 Special e costruito sul telaio del Colt Army Special. La casa di Hartford volle fare con l’Officers’ Model il miglior revolver per il tiro mirato sul mercato, di conseguenza queste armi erano aggiustate a mano, una per una, dato che le macchine di allora non davano sufficienti garanzie di precisione e accuratezza. Anche l’aspetto estetico fu curato con attenzione maniacale per la qualità della brunitura, che fu applicata sulle superfici tirate a specchio. Le canne erano lappate internamente e particolare riguardo fu dato all’indicizzazione del tamburo. Lo scatto in azione singola fu preparato in modo che fosse “a rottura di bacchetta di vetro”.

continua la lettura a pag. 76 N. 36/2015

Vivacità di pensiero e capacità di realizzazione

Iniziamo con questo ardito fuciletto tedesco una ricerca tra i fucili in calibro .22 LR derivati dai modelli a fuoco centrale delle stesse Case produttrici confidando che la conoscenza del recente passato sia istruttiva e divertente

di Pietro Ronco
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Parecchi anni fa ci eravamo dedicati a una serie di brani sul divertimento e sul gioco dei ragazzotti cresciuti nel dopoguerra quando maneggiare un fucile, ad aria compressa o di piccolo calibro, era considerato un fatto formativo ben visto da genitori che sapevano responsabilizzare i figli. La serie cui accenniamo era apparsa su TACARMI sotto al titolo “Così, seriamente, si giocava” e oggi vorremmo in qualche modo dare estensione al pensiero focalizzando i fucili in calibro .22 LR che le Case costruivano sulla falsariga dei loro modelli a fuoco centrale destinati a un serio impiego venatorio. La somiglianza quasi sempre eccellente differiva però nell’otturatore creato per padroneggiare la piccola cartuccia calibro .22 LR, quindi con dimensioni e concetti meccanici di altra fatta.

continua la lettura a pag. 82 N. 35/2014


GB 18, una pistola a gas

Naturalmente non ci stiamo riferendo a una pistola da tiro a gas precompresso, ma a una 9 mm che sfrutta i gas della combustione per ritardare l’apertura del carrello-otturatore

di Carlo Cattaneo Della Volta
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La Steyr, dopo i modelli 1911 Hahn (v. ARMI & BALISTICA n. 33/2014) e SP calibro 7,65 Br. del 1957, non aveva più progettato pistole ma si era limitata a produrre una copia della P.38 per l'esercito austriaco; questo almeno fino al 1968, quando iniziò a studiare l’arma oggetto di questo articolo i cui brevetti furono depositati nel 1972. I tecnici austriaci non dovevano essere molto convinti del suo possibile successo commerciale, visto che la produzione fu ceduta alla Rogak Inc. (USA) che la fabbricò in 9 Parabellum e .45 ACP fino al 1982, per la verità senza grosso successo.
Quando, nei primi anni '80, l’esercito austriaco indisse una gara per dotarsi di una nuova arma da fianco, la Steyr – fresca del successo per l’adozione del rivoluzionario fucile AUG, ma senza far tesoro dell’accoglienza tiepida ricevuta da questa pistola negli USA – propose la GB 18 calibro 9 Parabellum, mettendola direttamente in produzione.

continua la lettura a pag. 68 N. 35/2014


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