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Classici

Fatale la scelta delle munizioni

I particolari residui di sparo delle cartucce Lapua prodotte a cavallo fra gli anni '70 e '80 portarono alla soluzione di uno dei casi più clamorosi di omicidi multipli avvenuti in Italia

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Donato Bilancia è conosciuto soprattutto come il "Serial killer dei treni" anche se, in effetti, "solo" due delle sue 17 vittime sono state uccise, nella primavera del 1998 e a distanza molto ravvicinata tra loro, a bordo di un treno. Ma quei due omicidi hanno fatto scalpore e l'opinione pubblica, e prima la stampa, si è accorta, atterrita, della presenza di un "mostro" che sparava per uccidere gente comune.
La scia di sangue lasciata dietro di sé da Bilancia, però, inizia molto prima dei delitti commessi sui treni e gli investigatori, a quel punto, sono già molto vicini a catturarlo grazie alla coraggiosa testimonianza dell'unica superstite e alle caratteristiche peculiari dei residui di sparo trovati sulle scene del crimine

continua la lettura a pag. 92 N. 41/2015

Profiling di un duplice omicidio

Trifone Ragone e la sua fidanzata Teresa Costanza sono stati uccisi in un parcheggio della palestra che frequentavano a Pordenone il 17 marzo 2015. Entrambi sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco in calibro 7,65 e nessuno sembra aver visto il killer. Ma andiamo con ordine

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Sono le 19.45 di martedì 17 marzo. Teresa Costanza, 30 anni, impiegata in una ditta di assicurazioni, e Trifone Ragone, 29 anni, soldato dell'esercito di stanza alla caserma di Cordenons, vengono freddati nell'auto delle ragazza, una Suzuki Alto bianca, parcheggiata nello spiazzo del Palasport dove entrambi erano iscritti.
Teresa era andata a fare compere e Trifone ad allenarsi. Finiti i rispettivi impegni, si ritrovano nel parcheggio e insieme salgono in auto.
Vengono ritrovati uccisi. Raggiunti da cinque colpi in calibro 7,65 e muoiono sul colpo.
Le indagini partono dalla vita dei due ragazzi che, secondo gli inquirenti, sono "normali" motivo per cui non riescono a spiegarsi  la “sproporzione tra il profilo normale delle due vittime e la modalità di esecuzione che fanno pensare alla criminalità più spietata”.
In realtà, al di là di ogni retorica, appare subito chiaro che le due vittime di "normale" hanno poco. Si badi che, quando si parla di profiling, è necessario abbandonare ogni preconcetto e qualsiasi idea di politicamente corretto.

continua la lettura a pag. 92 N. 40/2015

ELEMENTI DI TIRO DIFENSIVO

STRESS SITUAZIONALE E PRONTA REAZIONE NEL TIRO DIFENSIVO

di Tony Zanti
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Dopo aver esaminato alcuni aspetti della Balistica Imperfetta, ci addentriamo nella esplorazione di una sua importante costola: il tiro difensivo. Esso è finemente connesso al concetto di tiro operativo ed è raramente preciso, a causa dello stress cui l’operatore è sottoposto. Il rimedio è costituito da una pronta e positiva reazione.

Quando ci soffermiamo a considerare i termini tiro difensivo, oppure tiro operativo, ci vengono alla mente immagini di sparatorie cinematografiche, di malfattori centrati in pieno petto (quando il regista li vuole morti), oppure nella onnipresente spalla (quando il copione prevede il semplice ferimento). In realtà e di solito, le cose vanno diversamente. Un proiettile nel piede del malfattore, che era stato inteso per “fermarlo”, un caricatore esploso senza colpire l’avversario in punti vitali, un tiro ravvicinato che non dà l’effetto sperato. È l’imponderabile che si scontra con lo “sparo e spero”. È molto più di un tiro al bersaglio: la macchina biomeccanica presente in ciascuno di noi differenzia grandemente le aspettative dei centri sul bersaglio. Se spariamo a qualcuno è perché intendiamo fermarne l’azione aggressiva, perché l’individuo mette in grave rischio la nostra incolumità e sopravvivenza. Qui ci scontriamo con la nostra umanissima natura.

continua la lettura a pag. 86 N. 40/2015

Dal mollone all'azoto

Anche la Diana offre, in alternativa ai vecchi modelli monocolpo a canna basculante con molla e pistone, le nuove versioni in cui un ammortizzatore pneumatico assolve egregiamente tale funzione: il primo di essi è il modello 340 N-TEC, un'evoluzione della classica Diana 34

di Massimo Castiglione
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Il settore delle armi ad aria compressa è stato senza dubbio quello che, nel corso degli ultimi quattro decenni, ha conosciuto uno dei maggiori sviluppi tecnici. La causa che più probabilmente ha fatto scattare detta evoluzione sono state le competizioni sportive: da quando, cioè, le gare di pistola e carabina ad aria compressa non sono più state considerate un semplice succedaneo invernale indoor delle competizioni con le armi da fuoco, ma hanno ottenuto il rango di vere e proprie discipline sportive, addirittura olimpiche. Si è passati così dal tradizionale sistema a canna basculante che comprime una molla la cui distensione, per effetto dello sparo, provoca l'accelerazione di un pistone ad esso solidale e, con esso, della colonna d'aria antistante che accelera così il pallino, al sistema a precompressione d'aria, in cui rimangono molla e pistone ma, per effetto dello sparo, si muovono solo una piccola valvola su cui agisce un cane interno.

continua la lettura a pag. 58 N. 40/2015

Se ne occupò anche l'FBI...

Il caso del Mostro di Firenze ha dominato le cronache per anni. Sicuramente dal 1974 si aggirava per le campagne nei dintorni di Firenze una persona che era a caccia di giovani coppie da uccidere e seviziare. Sono stati attribuiti al Mostro di Firenze con sicurezza sette duplici omicidi. Mentre un altro delitto, avvenuto nel 1968, lascia ancora qualche dubbio, anche se le evidenze balistiche hanno dimostrato che i reperti trovati sul posto provenivano dalla stessa arma

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

L'arma utilizzata per tutti i delitti era una Beretta, probabilmente della serie 70 prodotta nel 1959; qualcuno ha ipotizzato che fosse una 73 o 74, altri non sono concordi con questa affermazione. Per i periti dell'epoca l'arma doveva essere in cattive condizioni, sporca e mal tenuta, ed era forse a canna lunga e probabilmente era stata utilizzata per il tiro a segno. Informazioni che, a oggi, non hanno trovato riscontri: la pistola non è mai stata trovata.
Furono invece trovati in abbondanza i bossoli e i proiettili. I bossoli Winchester erano in calibro .22 Long Rifle e sul fondello vi era una "H". Stabilito che tutte le munizioni erano in calibro.22 Long Rifle, di marca Winchester con la lettera "H" punzonata sul fondello, quasi sicuramente provenivano da due scatole differenti. Infatti negli otto duplici omicidi vengono rinvenuti all'interno dei corpi proiettili differenti. Le munizioni del primo, del secondo e in parte del sesto delitto erano a palla ramata. In tutti gli altri e anche nel sesto, le cartucce erano a palla in piombo nudo.

continua la lettura a pag. 110 N. 39/2015

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