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Classici

Libri, estate e armi

Rispetto ai due precedenti articoli sui romanzi thriller americani e scandinavi, prendiamo ora in considerazione due romanzi scritti da autori francesi, ma molto, molto diversi tra loro. Anche se il filo conduttore restano le armi

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Quando mi sono imbattuta ne IL GIOCO DELLA TARANTOLA confesso che è stata la copertina a farla da padrone. La potete vedere qui. Un enorme ragno nero e una donna intimorita con l'ombra del ragno sulla faccia: proprio quello che stavo cercando. Il nome dell'autore, John T. Parker, non mi diceva niente: nessun campanello, nessuna rimembranza. Mai sentito nominare. Ma il libro lo comprai ugualmente, era il 2008. E lo lessi praticamente in un assolato pomeriggio in riva al mare.
La storia è di quelle che ti prendono e non ti lasciano: il romanzo è ambientato in America. Un feroce serial killer è fuggito dal carcere e le probabilità che semini morte e terrore sono decisamente alte, tanto che l'FBI ha già approntato una task force per catturarlo.

continua la lettura a pag. 112 N. 44/2015

Libri e armi sotto l'ombrellone

Per combattere il caldo torrido cosa c'è di meglio che un bagno in mare? In caso non ci sia il mare a portata di mano, conviene aprire un romanzo thriller nordico e lasciarsi trascinare nel freddo artico

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

In Italia i thriller scandinavi sembrano avere avuto un'accelerazione dopo il successo mondiale della trilogia Millennium del compianto Stieg Larsson. Svedese, giornalista, ha raggiunto la fama grazie ai suoi tre romanzi con protagonista il giornalista economico (una sorta di alter ego) Mikael Blomkvist e la sua strana amica e assistente, la hacker Lisbeth Salander. Larsson è morto, stroncato da un infarto, subito dopo aver consegnato all'editore il terzo capitolo della trilogia.
Una delle caratteristiche dei romanzi thriller nordici che, alle nostre latitudini, salta subito all'occhio è il clima. In genere ci si ritrova a leggere frasi come: "La primavera era finalmente arrivata con il suo clima gradevole, quella mattina il termometro segnava, infatti, 0 gradi". Anche la notte o il giorno persistenti (in inverno o in estate) sono un aspetto piuttosto interessante.

continua la lettura a pag. 96 N. 43/2015

Fatale la scelta delle munizioni

I particolari residui di sparo delle cartucce Lapua prodotte a cavallo fra gli anni '70 e '80 portarono alla soluzione di uno dei casi più clamorosi di omicidi multipli avvenuti in Italia

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Donato Bilancia è conosciuto soprattutto come il "Serial killer dei treni" anche se, in effetti, "solo" due delle sue 17 vittime sono state uccise, nella primavera del 1998 e a distanza molto ravvicinata tra loro, a bordo di un treno. Ma quei due omicidi hanno fatto scalpore e l'opinione pubblica, e prima la stampa, si è accorta, atterrita, della presenza di un "mostro" che sparava per uccidere gente comune.
La scia di sangue lasciata dietro di sé da Bilancia, però, inizia molto prima dei delitti commessi sui treni e gli investigatori, a quel punto, sono già molto vicini a catturarlo grazie alla coraggiosa testimonianza dell'unica superstite e alle caratteristiche peculiari dei residui di sparo trovati sulle scene del crimine

continua la lettura a pag. 92 N. 41/2015

Profiling di un duplice omicidio

Trifone Ragone e la sua fidanzata Teresa Costanza sono stati uccisi in un parcheggio della palestra che frequentavano a Pordenone il 17 marzo 2015. Entrambi sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco in calibro 7,65 e nessuno sembra aver visto il killer. Ma andiamo con ordine

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Sono le 19.45 di martedì 17 marzo. Teresa Costanza, 30 anni, impiegata in una ditta di assicurazioni, e Trifone Ragone, 29 anni, soldato dell'esercito di stanza alla caserma di Cordenons, vengono freddati nell'auto delle ragazza, una Suzuki Alto bianca, parcheggiata nello spiazzo del Palasport dove entrambi erano iscritti.
Teresa era andata a fare compere e Trifone ad allenarsi. Finiti i rispettivi impegni, si ritrovano nel parcheggio e insieme salgono in auto.
Vengono ritrovati uccisi. Raggiunti da cinque colpi in calibro 7,65 e muoiono sul colpo.
Le indagini partono dalla vita dei due ragazzi che, secondo gli inquirenti, sono "normali" motivo per cui non riescono a spiegarsi  la “sproporzione tra il profilo normale delle due vittime e la modalità di esecuzione che fanno pensare alla criminalità più spietata”.
In realtà, al di là di ogni retorica, appare subito chiaro che le due vittime di "normale" hanno poco. Si badi che, quando si parla di profiling, è necessario abbandonare ogni preconcetto e qualsiasi idea di politicamente corretto.

continua la lettura a pag. 92 N. 40/2015

ELEMENTI DI TIRO DIFENSIVO

STRESS SITUAZIONALE E PRONTA REAZIONE NEL TIRO DIFENSIVO

di Tony Zanti
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Dopo aver esaminato alcuni aspetti della Balistica Imperfetta, ci addentriamo nella esplorazione di una sua importante costola: il tiro difensivo. Esso è finemente connesso al concetto di tiro operativo ed è raramente preciso, a causa dello stress cui l’operatore è sottoposto. Il rimedio è costituito da una pronta e positiva reazione.

Quando ci soffermiamo a considerare i termini tiro difensivo, oppure tiro operativo, ci vengono alla mente immagini di sparatorie cinematografiche, di malfattori centrati in pieno petto (quando il regista li vuole morti), oppure nella onnipresente spalla (quando il copione prevede il semplice ferimento). In realtà e di solito, le cose vanno diversamente. Un proiettile nel piede del malfattore, che era stato inteso per “fermarlo”, un caricatore esploso senza colpire l’avversario in punti vitali, un tiro ravvicinato che non dà l’effetto sperato. È l’imponderabile che si scontra con lo “sparo e spero”. È molto più di un tiro al bersaglio: la macchina biomeccanica presente in ciascuno di noi differenzia grandemente le aspettative dei centri sul bersaglio. Se spariamo a qualcuno è perché intendiamo fermarne l’azione aggressiva, perché l’individuo mette in grave rischio la nostra incolumità e sopravvivenza. Qui ci scontriamo con la nostra umanissima natura.

continua la lettura a pag. 86 N. 40/2015

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