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Classici

L'Oscar per l'uso delle armi

Esperto di arti marziali, Steven Seagal è anche appassionato di armi e,a differenza di molti suoi colleghi, dimostra una certa esperienza in materia pur dovendo spettacolarizzare tutte le sue azioni

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Lo confesso. Ogni volta che in Tv passa un film con Steven Seagal cambio canale. Trovo e ho sempre trovato imbarazzanti le sue movenze, i suoi sguardi da uomo-che-non-deve-chiedere-mai e tutte le sue peripezie alla Bruce Lee.
Ma tant'è. Oggi si parla di Steven Seagal. Pur non avendo visto (e non avendo alcuna intenzione di vedere) l'intera filmografia, la prima cosa che salta all'occhio, anche a un occhio non troppo esperto, è la capacità di impugnare le armi.

continua la lettura a pag. 94 N.47/2015

Le armi della regina

Hanno accompagnato l’esercito inglese durante i più grandi conflitti del ventesimo secolo, a volte amati dai loro soldati a volte disprezzati dalla stampa d’oltremanica. La famiglia delle armi Enfield è ovviamente una delle principali protagoniste del primo e del secondo conflitto mondiale, entrando di diritto nelle armi a cui il campionato ex-ordinanza a 100 metri è dedicato

di Eros Testi
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Ricominciamo con passione il nostro percorso sulle armi ex-ordinanza da una famiglia di fucili particolarmente presenti nel campionato UITS a 100 metri e dal classico carattere British. Ovviamente stiamo parlando della famiglia delle armi Enfield. Nonostante la grande varietà di modelli classificabili sotto questa dicitura, tre sono i modelli maggiormente utilizzati nel campionato ex-ordinanza:
- Enfield n° 1 Mk 3;
- Enfield n° 3 (P14);
- Enfield n°4 Mk 1.

continua la lettura a pag. 62 N. 47/2015

Errori e orrori

Alcuni film, anche di successo, "scivolano" sugli anacronismi relativi alle armi usate, ma il telespettatore non appassionato difficilmente se ne accorge. Anche gli stessi cultori della materia sono spesso propensi a chiudere un occhio su "sviste" di questo tipo perché, nella maggior parte dei casi, nulla tolgono al valore del film

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Un buon film è quel film che, se ti metti sul divano con una lattina di Coca-cola e il gatto vicino, di solito non ti fa venire voglia di spegnere la tv dopo cinque minuti. A meno che il telecomando sia così lontano da subire supinamente ciò che succede sullo schermo. Scherzi a parte, un buon film racchiude in sé una sorta di formula magica: ottima regia, ottima sceneggiatura, ottimi attori. Alcuni film raccontano storie piccole, normali, come il pluripremiato KRAMER CONTRO KRAMER di Avery Corman (cinque Oscar, quattro Golden Globe e tre David di Donatello) che narra la vicenda di una separazione..

continua la lettura a pag. 94 N. 46/2015

Gambero alla polacca

Non vogliamo proporre ai nostri lettori una stuzzicante ricetta a base dello squisito crostaceo, bensì parlare di un’arma tanto interessante quanto misconosciuta proveniente da uno dei principali paesi satelliti di quella che fu l’URSS, ovvero la Polonia: la PM 63 RAK, denominazione che significa appunto “gambero” in lingua polacca. Un gambero alquanto indigesto, però

di Francesco Battista
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Probabilmente il soprannome di quest’arma è frutto del caso, in quanto RAK è in effetti un acronimo, che sta per Ręczny Automat Komandosów, cioè letteralmente “Automatica Manuale per Commandos”: la sua denominazione ufficiale è infatti PM (Pistolet Maszynowy, cioè pistola mitragliatrice) Wz 63 (Wzor significa modello, analogamente a Vzor nella lingua ceca), abbreviato in patria e all’estero in PM 63. Semplice, funzionale e robusta la PM 63 può essere considerata a buon diritto l’antesignana delle odierne Personal Defense Weapons, delle quali condivide la struttura e le finalità, differenziandosene in pratica solo per il calibro.

continua la lettura a pag. 72 N. 46/2015

La via più facile

Nei delitti d'impeto l'autore prende la prima cosa gli capita in mano, anche se spesso e volentieri non trova niente e usa le  proprie mani. Esistono però degli oggetti che sono considerati strumenti che facilitano l'omicidio

di Cristina Brondoni
www.tutticrimini.com

Quando si parla di omicidio è bene fare il distinguo che viene fatto dalla legge. Il reato di omicidio è previsto e punito dal nostro codice penale (art. 575 del codice penale) con una pena non inferiore a 21 anni di carcere. Si tratta, nell'omicidio, di "cagionare" la morte di un altro essere umano. Può essere un incidente, ovvero di un fatto in cui la dipartita non era né cercata, né voluta, allora si parla di omicidio colposo: c'è la colpa, ma non il dolo, ovvero l'intenzione.
C'è poi un'altra sfumatura, quando l'azione è sfuggita al controllo ed è andata al di là dell'intenzione. Un esempio: abbiamo spintonato una persona (e già questo non è affatto bello) e quella è caduta, ha battuto la testa ed è morta. Stiamo parlando, in questo caso, di omicidio preterintenzionale.

continua la lettura a pag. 100 N. 45/2015

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