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Classici

Dal primo caso in poi

Stabilire chi ha sparato a chi è fondamentale: diversamente non saremmo in grado di punire il colpevole rendendo giustizia alle vittime

di Cristina Brondoni

La necessità di stabilire le responsabilità di un omicidio sono vecchie quasi quanto il mondo. Nel codice di Hammurabi (sovrano di Babilonia dal 1792 al 1750 a.C.) sono previste pene per i medici che sbagliano le diagnosi (a tutti gli effetti, quindi, si parla di responsabilità medica). Nel 415 a.C. Ippocrate scrive a proposito delle caratteristiche che presentano le ferite mortali. Sempre in Grecia, dopo il suicidio di Socrate con la cicuta, nel 399 a.C. si gettano le basi per la tossicologia forense con scritti e trattati sui veleni.

continua la lettura a pag. 106 N. 71/2017

Nei nostri sogni

Molti ragazzi degli anni '60 e '70 conobbero le armi attraverso gli episodi del fumetto Kriminal disegnati da Magnus, grande artista con un certo interesse per pistole, revolver e fucili

di Paolo Tagini

Fra l'agosto del 1964 e il novembre del 1974 uscirono nelle edicole italiane i 419 numeri di Kriminal, albo a fumetti pubblicato dall'Editoriale Corno di Milano. Il personaggio di Kriminal nacque dalla genialità di Max Bunker, alias Luciano Secchi, scrittore e sceneggiatore di grande levatura, ma chi gli diede forma furono la matita e le chine di Magnus, alias Roberto Raviola (1939-1996).

continua la lettura a pag. 96 N. 71/2017

Spettacolo e realtà

La serie tv CRIMINAL MINDS ha mostrato, ormai da più di un decennio, come vengono fatti i profili dei serial killer. Ma è davvero così?

di Cristina Brondoni

Nel numero 68 di A&B ci si è soffermati sui serial killer, fra i quali il Mostro di Firenze che, tra il 1968 e il 1985, uccise sedici persone in otto duplici omicidi. Un contributo, seppure inascoltato, al caso venne dato dal profilo stilato nel 1989 dagli agenti dell’unità di analisi comportamentale di Quantico. Per l’FBI il Mostro era solo uno, viveva o lavorava nella zona degli omicidi e aveva problemi relazionali

continua la lettura a pag. 110 N. 70/2017

I rischi del mestiere

Ogni lavoro, è risaputo, ha i suoi rischi più o meno gravi ma non dovrebbe presentare pericoli che potrebbero portare a gravi conseguenze nella propria vita.
Il settore della vigilanza privata espone le guardie giurate a rischi piuttosto elevati per due semplici fattori, ovvero il trasporto di denaro contante e/o valori e l’utilizzo delle armi in servizio.
Seguo la cronaca nazionale del settore da oltre dieci anni e dalle notizie pubblicate e dallo scambio di opinioni con i colleghi si evince che il rischio maggiore per gli addetti è il trasporto valori, ramo del settore poco tutelato che espone le guardie giurate ad assalti con conseguenze più o meno gravi. La cronaca riporta diversi assalti a furgoni blindati dove le guardie sono state vittime di conflitti a fuoco o ferite in seguito a colluttazione con i rapinatori.
Altra causa di “infortuni sul lavoro” sono gli incidenti stradali: le pattuglie notturne macinano centinaia di chilometri al buio ed è all’ordine del giorno che capiti un incidente con la vettura, magari per una distrazione, oppure per un colpo di sonno o per fattori dovuti a terzi.
Ho riportato spesso anche articoli di colleghi che si sono sparati involontariamente mentre pulivano l’arma o anche casi in cui sono state ferite persone vicine.
Altro fattore pericoloso è l’apertura/chiusura dei cancelli dei passi carrai utilizzati dalle guardie giurate durante i controlli di routine. Qualche anno fa un collega è morto mentre chiudeva un cancello perché lo stesso gli è caduto addosso.
Ci sono colleghi che svolgono servizi antirapina davanti alle banche o alle gioiellerie: ne consegue che sono esposti a un rischio abbastanza elevato.
Non dimentichiamo l’esposizione prolungata al lavoro notturno: i turnisti soffrono infatti di disturbi del ciclo sonno-veglia, che alimentano il rischio di incidentalità sul lavoro con ripercussioni negative a livello familiare e sociale e con un possibile deterioramento, anche grave, delle condizioni di salute.
Nell’elenco dei vari pericoli o rischi del mestiere aggiungo anche quello di aggressione per tentativo di sottrazione dell’arma e il rischio di aggressioni nei servizi pubblici, come treni e autobus.
Naturalmente il grado di preparazione al fine di evitare i rischi maggiori è sempre molto basso, per le motivazioni di cui ho scritto in vari precedenti articoli.

Per qualsiasi informazione o chiarimento potete inviare una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Mele marce e Grande Mela

Gli anni Settanta e i primi anni Ottanta hanno regalato alla cinematografia pellicole dalle atmosfere cupe, intrise di violenza e odio. Ne abbiamo scelte cinque che hanno come sfondo la città di New York, che di volta in volta offre il palcoscenico a narrazioni molto diverse tra loro eppure con un unico filo conduttore: la città stessa e i suoi abitanti. Tralasciando gli aspetti prettamente filmici, analizziamo cinque pellicole e le relative armi messe in mano ai protagonisti

di Cristina Brondoni

Era il 1973 quando venne proiettato per la prima volta nelle sale statunitensi SERPICO con protagonista Al Pacino. Basato sulla biografia di Frank Serpico e diretto dal regista Sidney Lumet, il film è ambientato a New York e ripercorre le tappe salienti della carriera del poliziotto assegnato all’81° distretto di polizia e della sua strenua lotta contro la corruzione che sembra regnare tra tutti i suoi colleghi.

continua la lettura a pag. 110 N. 69/2017

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