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Legge e normative

Addio al Catalogo




Con una mossa a sorpresa, la legge di stabilità 2012 ha abrogato l’intero articolo 7 della legge n. 110/1975. La disposizione in parola è quella che istituiva il Catalogo nazione delle armi comuni da sparo. In pratica, la sua abrogazione determina l’abolizione del Catalogo

di Biagio Mazzeo



Non è semplice prefigurare quali potranno essere gli effetti pratici e l’impatto generale dell’eliminazione del Catalogo.
Nessun altro articolo della legge n. 110/1975 è stato abrogato, neppure quelli che presupponevano l’esistenza del Catalogo, con conseguenti complessi problemi interpretativi.

Effetti dell’introduzione del Catalogo

Volendo entrare nel merito delle conseguenze dell’abrogazione dell’art. 7, la prima è certamente che le armi comuni da sparo non dovranno più essere sottoposte alla procedura di catalogazione per essere prodotte o importate in Italia.
Ricordiamo ai lettori che, dall’entrata in vigore della legge n. 110/1975 (in realtà, dal 1978, quando sono stati resi operanti i decreti attuativi), la circolazione legale di ogni arma da sparo in Italia è stata condizionata dall’inserimento del relativo prototipo o modello nel Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo.
Lo scopo principale della procedura di catalogazione era quello di verificare che il prototipo o modello non presentasse le caratteristiche tecniche di arma da guerra o tipo guerra. L’articolo abrogato stabiliva che “l'iscrizione dell'arma nel catalogo costituisce accertamento definitivo della qualità di arma comune da sparo posseduta dal prototipo”. Pertanto, una volta passata al vaglio della commissione e inserita nel Catalogo con decreto ministeriale, l’arma diventava in modo definitivo e incontestabile “arma comune da sparo”.
La norma citata – pur con tutti i difetti del sistema della catalogazione – aveva pertanto il pregio di stabilire in modo definitivo, a tutti gli effetti di legge, che il modello di arma inserito in Catalogo non poteva più essere qualificato arma da guerra.

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