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Legge e normative

Ancora novità sui caricatori

Un decreto legge stabilisce che i caricatori delle carabine semiauto impiegate a caccia non dovranno contenere più di due cartucce. La nuova disposizione dovrà essere convertita in legge prima delle ferie e in sede di conversione non si esclude che possa ancora essere modificata

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 24 giugno 2014 è stato pubblicato il decreto legge 24 giugno 2014, numero 91, che contiene all’articolo 16 alcune modifiche alle norme venatorie. Nello specifico, all’articolo 13, comma 1, della legge n. 157 del 1992 (legge-quadro sulla caccia) è stato aggiunto, alla fine, il seguente periodo: “I caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica impiegati nella caccia non possono contenere più di due cartucce”.
Di fatto, la norma parifica i fucili semiauto con canna rigata a quelli con canna liscia; i primi, per essere impiegati in ambito venatorio, dovranno utilizzare o un serbatoio da due colpi o uno di maggiore capienza con riduttore che ne porti la capacità sempre a due colpi.
La nuova disposizione si applica esclusivamente all'impiego venatorio dei fucili semiautomatici a canna rigata e non alle norme relative alla loro classificazione ai fini di legge.
L'Anpam (Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni), al riguardo, ha fatto notare che che non vi è alcun obbligo internazionale di limitare i serbatoi delle armi semiautomatiche ad anima rigata utilizzate per la caccia, soprattutto per quanto riguarda il cinghiale comune. In effetti gli unici ungulati idonei a essere cacciati in Italia in regime di caccia ordinaria mediante l’uso di fucili e carabine ad anima rigata sono proprio il cinghiale maremmano (Sus scrofa majori) e il cinghiale centroeuropeo (Sus scrofa scrofa). Gli altri ungulati presenti sono in generale soggetti a regimi speciali di caccia di selezione, effettuata dagli enti pubblici di controllo.
Questo decreto legge, voluto dal Governo, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla sua emanazione (presumibilmente entro l'inizio di agosto, prima della pausa estiva dei lavori di Camera e Senato).

Forse non tutti sanno che…

… a fronte di una istanza erroneamente formulata o indirizzata all’organo sbagliato, canoni di buona amministrazione e di leale collaborazione con il cittadino impongono alla Pubblica Amministrazione di ‘riqualificare’ d’ufficio la domanda e trasmettere la pratica all’ufficio competente

di Maria Beatrice Zammit
www.studiolegalezammit.it

Con una recente sentenza il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha ‘bacchettato’ la Prefettura di Torino per il silenzio serbato su una istanza di rilascio di licenza di porto di fucile, che le leggi assegnano alla competenza del Questore.
Il Giudice Amministrativo ha dichiarato illegittimo il silenzio affermando l’obbligo di provvedere del Prefetto: secondo il TAR la suddivisione delle competenze in materia di detenzione e di porto d’armi è così irragionevole da rendere scusabili eventuali errori commessi dal comune cittadino nella formulazione delle proprie istanze e, soprattutto, nell’individuazione dell’autorità a cui rivolgerle.

continua la lettura a pag. 18 N. 26/2014


Funzioni del Banco di Prova e clandestinità

Come avevamo presagito, il recente decreto legislativo 29 settembre 2013 numero 121 – già commentato a novembre in queste pagine – ha accresciuto i dubbi e le incertezze dei detentori di armi, in particolare circa il ruolo attribuito al Banco Nazionale di Prova in materia di bancatura, di verifica e di controllo delle armi da sparo

di Biagio Mazzeo
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Com’è noto, il Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia, istituito agli albori del ventesimo secolo per la prova delle armi da fuoco, può essere chiamato a svolgere anche altre funzioni che la legge gli demanda, oltre a quella sua principale, che è per l’appunto quella di sottoporre ogni singola arma destinata al mercato civile a una prova forzata essenzialmente finalizzata a verificare la robustezza del manufatto e quindi la sua idoneità all’uso, a tutela della incolumità degli utenti finali.
Questa è la responsabilità di tutti i banchi di prova che esistono nei principali Stati europei, vale a dire quella di effettuare la prova di resistenza delle armi per garantire che vengano immesse nel commercio solamente armi sicure e affidabili.
Dal Codice delle armi e degli esplosivi di Edoardo Mori apprendiamo che il banco di prova italiano fu istituito con regio decreto numero 20 del 1910; che la prova delle armi, originariamente facoltativa, divenne obbligatoria nel 1923 con regio decreto numero 3152; che l’intera materia venne nuovamente regolata nel 1960 dalla legge numero 186 e dal relativo regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica numero 1612/1964; infine che con legge numero 993 del 1973 l’Italia ratificò la convenzione di Bruxelles del 1° luglio 1969 per il riconoscimento reciproco dei punzoni delle armi da fuoco portatili, che sostituiva quella del 1914.

continua la lettura a pag 16 N. 24/2014

 

 

Il Governo ha ingannato il Parlamento

Lo scorso 2 ottobre il Presidente della Repubblica ha promulgato un decreto legislativo integrativo e correttivo del decreto legislativo numero 204/2010: al momento in cui scriviamo non è ancora pubblicato nella versione definitiva e ufficiale, ma siamo in grado di proporvi le nostre prime osservazioni su un testo che vi dovrebbe aderire quasi completamente

di Biagio Mazzeo
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Stando a quanto recita la relazione illustrativa presentata alle Camere, e relativa a uno Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 ottobre 2010, numero 204, dovrebbe essere un provvedimento finalizzato a risolvere le problematiche di attuazione del decreto in questione, anche per armonizzare detta normativa con quanto verificatosi a seguito della avvenuta abolizione del Catalogo Nazionale delle armi da sparo. Infatti dalle informazioni raccolte si tratterebbe del decreto legislativo 29 settembre 2013 (in attesa di pubblicazione) e avrebbe titolo: Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 ottobre 2010, numero 204, concernente l’attuazione della direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.
In realtà, si tratta di un testo normativo del tutto autonomo e altrettanto avulso sia dalle problematiche attuative del precedente decreto legislativo sia (e ancora di più) dalla necessaria attuazione nel diritto interno di quanto previsto dalla direttiva europea relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.
I vari articoli contengono modifiche al Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, alla legge numero 110/1975, alla legge numero 85/1986 e allo stesso decreto legislativo numero 204/2010. Analizziamole, immaginando che il testo in nostro possesso sia, come pare, quello definitivo.

La velocità della Giustizia Amministrativa

Sempre più spesso il Giudice Amministrativo spinge sull’acceleratore e definisce i processi con le cosiddette ‘sentenze in forma semplificata’, che consentono al cittadino di vedere soddisfatte le proprie ragioni entro pochi mesi dal deposito del ricorso

di Maria Beatrice Zammit
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La sentenza che oggi andremo a commentare dimostrerà ai nostri lettori che, a fronte di tanti esempi di Giustizia lenta e svogliata e di processi interminabili e defatiganti, i Tribunali Amministrativi Regionali e il superiore Consiglio di Stato riescono ad abbreviare i tempi ricorrendo frequentemente allo strumento della sentenza in forma semplificata, introdotto nel processo amministrativo dalla legge 21 luglio 2000 numero 205 e attualmente disciplinato dagli articoli 60 e 74 del Codice del Processo Amministrativo contenuto nel decreto legislativo numero 104 del 2 luglio 2010.
Nell’esempio che proponiamo, e che per il tema trattato potrebbe interessare i nostri lettori, utilizzando tale strumento e quindi in soli due mesi il Consiglio di Stato ha definito il giudizio annullando i provvedimenti con cui la Questura di Genova aveva rigettato, a causa di pregresse vicende penali, l’istanza con cui Tizio aveva richiesto il rinnovo del porto di fucile per uso di tiro a volo.
La vicenda
Tizio fu condannato nel 1981 per resistenza a pubblico ufficiale e per violazione delle norme sugli stupefacenti e sulle armi, ma aveva ottenuto nel 2005 la riabilitazione dal Tribunale di Genova.
Da allora è titolare di licenza per porto di fucile uso tiro a volo e dal 2007 è anche istruttore di tiro presso la Sezione di Acqui Terme del Tiro a Segno Nazionale.
Nel 2011, dopo aver quindi ottenuto per alcuni anni il rinnovo della licenza, si è visto negare l’autorizzazione dal Questore di Genova in base al rilievo che una delle condanne riportate sarebbe ostativa al rilascio del titolo di polizia richiesto, non rilevando né l’avvenuta riabilitazione né le precedenti autorizzazioni, che l’autorità di polizia non è tenuta a reiterare se erroneamente rilasciate.
Ha quindi impugnato il provvedimento di diniego avanti il Tribunale Amministrativo Regionale Liguria - Genova, il quale con sentenza della Sezione II numero 809 del 13 giugno 2012 ha respinto il ricorso in base all’argomento in forza del quale l’articolo 43 del regio decreto 18 giugno 1931 numero 773 (il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, o T.U.L.P.S.) deve essere interpretato nel senso che qualora l’interessato abbia riportato condanne per i reati ivi indicati, alla Pubblica Amministrazione non residua alcuna discrezionalità in ordine alla valutazione dell’istanza di rilascio o di rinnovo delle autorizzazioni di polizia, che deve essere necessariamente e automaticamente rigettata.
Avverso tale sentenza Tizio ha proposto appello al Consiglio di Stato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione.

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