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Legge e normative

Cambio di caricatore...

Nell'iter di conversione in legge del decreto Competitività, è salito a cinque il numero delle cartucce contenute nei caricatori delle carabine semiauto per la caccia al cinghiale, mentre negli altri casi vale la limitazione iniziale a due prevista dal decreto legge varato dal Governo

Senato e Camera dei Deputati hanno approvato definitivamente, con modifiche, il decreto legge sulla Competitività contenente, fra l'altro, una disposizione che riguarda la capacità dei caricatori delle carabine semiautomatiche con canna ad anima rigata destinate all'impiego venatorio.
Ricorderanno i lettori che sullo scorso numero della rivista avevamo annunciato che il testo originario del citato decreto legge prevedeva la penalizzante limitazione a due colpi; fortunatamente la disposizione è stata modificata e ora è stata prevista una limitazione della capacità del caricatore per le carabine semiauto rigate di cinque colpi per l'esercizio della caccia al cinghiale e di due negli altri casi. Pertanto l'articolo 13 (intitolato Mezzi per l'esercizio dell'attività venatoria) della legge-quadro sulla caccia (n. 157/1992) è stato così riscritto (in corsivo la parte che è stata aggiunta):

Leggi tutto...

Ancora novità sui caricatori

Un decreto legge stabilisce che i caricatori delle carabine semiauto impiegate a caccia non dovranno contenere più di due cartucce. La nuova disposizione dovrà essere convertita in legge prima delle ferie e in sede di conversione non si esclude che possa ancora essere modificata

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 155 del 24 giugno 2014 è stato pubblicato il decreto legge 24 giugno 2014, numero 91, che contiene all’articolo 16 alcune modifiche alle norme venatorie. Nello specifico, all’articolo 13, comma 1, della legge n. 157 del 1992 (legge-quadro sulla caccia) è stato aggiunto, alla fine, il seguente periodo: “I caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica impiegati nella caccia non possono contenere più di due cartucce”.
Di fatto, la norma parifica i fucili semiauto con canna rigata a quelli con canna liscia; i primi, per essere impiegati in ambito venatorio, dovranno utilizzare o un serbatoio da due colpi o uno di maggiore capienza con riduttore che ne porti la capacità sempre a due colpi.
La nuova disposizione si applica esclusivamente all'impiego venatorio dei fucili semiautomatici a canna rigata e non alle norme relative alla loro classificazione ai fini di legge.
L'Anpam (Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni), al riguardo, ha fatto notare che che non vi è alcun obbligo internazionale di limitare i serbatoi delle armi semiautomatiche ad anima rigata utilizzate per la caccia, soprattutto per quanto riguarda il cinghiale comune. In effetti gli unici ungulati idonei a essere cacciati in Italia in regime di caccia ordinaria mediante l’uso di fucili e carabine ad anima rigata sono proprio il cinghiale maremmano (Sus scrofa majori) e il cinghiale centroeuropeo (Sus scrofa scrofa). Gli altri ungulati presenti sono in generale soggetti a regimi speciali di caccia di selezione, effettuata dagli enti pubblici di controllo.
Questo decreto legge, voluto dal Governo, dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla sua emanazione (presumibilmente entro l'inizio di agosto, prima della pausa estiva dei lavori di Camera e Senato).

Forse non tutti sanno che…

… a fronte di una istanza erroneamente formulata o indirizzata all’organo sbagliato, canoni di buona amministrazione e di leale collaborazione con il cittadino impongono alla Pubblica Amministrazione di ‘riqualificare’ d’ufficio la domanda e trasmettere la pratica all’ufficio competente

di Maria Beatrice Zammit
www.studiolegalezammit.it

Con una recente sentenza il Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ha ‘bacchettato’ la Prefettura di Torino per il silenzio serbato su una istanza di rilascio di licenza di porto di fucile, che le leggi assegnano alla competenza del Questore.
Il Giudice Amministrativo ha dichiarato illegittimo il silenzio affermando l’obbligo di provvedere del Prefetto: secondo il TAR la suddivisione delle competenze in materia di detenzione e di porto d’armi è così irragionevole da rendere scusabili eventuali errori commessi dal comune cittadino nella formulazione delle proprie istanze e, soprattutto, nell’individuazione dell’autorità a cui rivolgerle.

continua la lettura a pag. 18 N. 26/2014


Funzioni del Banco di Prova e clandestinità

Come avevamo presagito, il recente decreto legislativo 29 settembre 2013 numero 121 – già commentato a novembre in queste pagine – ha accresciuto i dubbi e le incertezze dei detentori di armi, in particolare circa il ruolo attribuito al Banco Nazionale di Prova in materia di bancatura, di verifica e di controllo delle armi da sparo

di Biagio Mazzeo
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Com’è noto, il Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia, istituito agli albori del ventesimo secolo per la prova delle armi da fuoco, può essere chiamato a svolgere anche altre funzioni che la legge gli demanda, oltre a quella sua principale, che è per l’appunto quella di sottoporre ogni singola arma destinata al mercato civile a una prova forzata essenzialmente finalizzata a verificare la robustezza del manufatto e quindi la sua idoneità all’uso, a tutela della incolumità degli utenti finali.
Questa è la responsabilità di tutti i banchi di prova che esistono nei principali Stati europei, vale a dire quella di effettuare la prova di resistenza delle armi per garantire che vengano immesse nel commercio solamente armi sicure e affidabili.
Dal Codice delle armi e degli esplosivi di Edoardo Mori apprendiamo che il banco di prova italiano fu istituito con regio decreto numero 20 del 1910; che la prova delle armi, originariamente facoltativa, divenne obbligatoria nel 1923 con regio decreto numero 3152; che l’intera materia venne nuovamente regolata nel 1960 dalla legge numero 186 e dal relativo regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica numero 1612/1964; infine che con legge numero 993 del 1973 l’Italia ratificò la convenzione di Bruxelles del 1° luglio 1969 per il riconoscimento reciproco dei punzoni delle armi da fuoco portatili, che sostituiva quella del 1914.

continua la lettura a pag 16 N. 24/2014

 

 

Il Governo ha ingannato il Parlamento

Lo scorso 2 ottobre il Presidente della Repubblica ha promulgato un decreto legislativo integrativo e correttivo del decreto legislativo numero 204/2010: al momento in cui scriviamo non è ancora pubblicato nella versione definitiva e ufficiale, ma siamo in grado di proporvi le nostre prime osservazioni su un testo che vi dovrebbe aderire quasi completamente

di Biagio Mazzeo
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Stando a quanto recita la relazione illustrativa presentata alle Camere, e relativa a uno Schema di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 ottobre 2010, numero 204, dovrebbe essere un provvedimento finalizzato a risolvere le problematiche di attuazione del decreto in questione, anche per armonizzare detta normativa con quanto verificatosi a seguito della avvenuta abolizione del Catalogo Nazionale delle armi da sparo. Infatti dalle informazioni raccolte si tratterebbe del decreto legislativo 29 settembre 2013 (in attesa di pubblicazione) e avrebbe titolo: Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 26 ottobre 2010, numero 204, concernente l’attuazione della direttiva 2008/51/CE, che modifica la direttiva 91/477/CEE relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.
In realtà, si tratta di un testo normativo del tutto autonomo e altrettanto avulso sia dalle problematiche attuative del precedente decreto legislativo sia (e ancora di più) dalla necessaria attuazione nel diritto interno di quanto previsto dalla direttiva europea relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi.
I vari articoli contengono modifiche al Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, alla legge numero 110/1975, alla legge numero 85/1986 e allo stesso decreto legislativo numero 204/2010. Analizziamole, immaginando che il testo in nostro possesso sia, come pare, quello definitivo.

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