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Accessori

Salviamo l’ottone!

Una rassegna quasi completa su un accessorio per i fucili semiautomatici poco conosciuto, nato per utilizzi militari ma utile anche per l’impiego che ne possono fare i civili

di Carlo Cattaneo Della Volta
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In ambito militare, i raccoglibossoli sono utilizzati con le armi leggere montate su elicotteri, carri armati e blindati per evitare che i bossoli espulsi possano ferire o creare pericolo: immaginate se i bossoli di una Browning .50 imbarcata su un elicottero colpissero il rotore di coda, oppure finissero sotto la pedaliera bloccandola! O che piacere sarebbe per i soldati dentro un blindato essere inondati da una pioggia di bossoli arroventati sparati dalla mitragliatrice calibro 7,62 montata in ralla…
Per i civili, i raccoglibossoli hanno essenzialmente due funzioni: evitare di perdere o ammaccare i bossoli espulsi e non colpire o infastidire chi occupa la linea di tiro accanto alla nostra.
Per funzionare a dovere, un raccoglibossoli deve avere un aggancio che lo blocchi saldamente all’arma, non deve impedire l’uso di alcuni comandi – in particolare la manetta di armamento – e soprattutto non deve pregiudicare l’affidabilità dell’arma: per espellere il bossolo correttamente, normalmente il sacchetto raccoglibossoli non è semplicemente appoggiato alla finestra di espulsione, perché in questo modo la ‘chiuderebbe’, ma ha un carter rigido che lo tiene aperto, in modo che il bossolo non incontri ostacoli che potrebbero farlo rimbalzare dentro l’arma e cada direttamente dentro il sacchetto.
Ciò detto, presentiamo ora alcuni raccoglibossoli per le più diffuse armi semiautomatiche.

Controllo qualità anche a casa

I controlli di qualità interni alla LCM hanno portato allo sviluppo e alla realizzazione di un comparatore di assialità che serve per controllare che tutta la cartuccia sia perfettamente dritta e che, in particolare, la palla sia stata inserita correttamente nel bossolo

di Massimo Castiglione


Fondata nel 1993, la LCM (sigla che si scioglie in Laboratorio Caricamento Munizioni) di Caselle Lurani, un piccolo centro del Lodigiano, produce cartucce di qualità fra le quali si possono annoverare anche quelle che il Banco Nazionale di Prova di Gardone Val Trompia impiega per le prove con cariche forzate.
Per mantenere elevato il livello della produzione, la LCM ha sviluppato una propria strumentazione di controllo di altrettanto valore che, come nel caso di questo comparatore per l’assialità delle cartucce, vende anche al pubblico.
Lo strumento è stato disegnato per verificare e correggere la concentricità e l’eccentricità della palla sulla munizione finita; prodotto interamente dalla LCM, completo pesa circa quattro chilogrammi e può essere fissato al banco da lavoro. È dunque un accessorio dedicato ai cacciatori e a tutti i tiratori professionisti.
Per informazioni: LCM, via San Mauro 6, 26853 Caselle Lurani (Lodi), telefono 0371.226516, fax 0371.226720; internet www.lcm-munizioni.eu, e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Il ‘ferro’ giusto

L’attrezzatura minima per pulire un’arma è data dalla bacchetta con portapezzuole e scovolo, più il solvente e l’olio lubrificante e protettivo. A chi vuole andare oltre la manutenzione della canna, presentiamo una serie di pratici accessori per fare le ‘pulizie di primavera’ al black rifle per eccellenza

di Carlo Cattaneo Della Volta


Il successo delle carabine di derivazione Colt AR-15 ha portato a una vera e propria esplosione di accessori per personalizzare il proprio fucile ma, oltre alle parti speciali per trasformare un M4 civile in un ‘albero di Natale’ pronto per una close quarters battle in Afghanistan, esistono accessori specifici per la manutenzione e pulizia del nostro black rifle che aiutano a farlo funzionare perfettamente tanto nella polvere afgana quanto nel tranquillo poligono della nostra città.
Dando dunque per scontato che tutti abbiano una bacchetta con i relativi scovoli per pulire la canna in .223 Remington, vediamo alcuni accessori disegnati apposta per la manutenzione delle armi appartenenti alla famiglia degli AR-15.
Il primo è un distanziale di materiale plastico (delrin) con un perno di acciaio inossidabile che serve per tenere aperto e bloccato l’upper receiver mentre si scovola la canna. La sua installazione è molto semplice: una volta estratto il perno posteriore, aperto il nostro fucile e tolto l’otturatore, si inserisce il perno inossidabile nel foro dell’upper dove passa il perno, poi si ‘chiude’ il fucile inserendo il perno nel foro inferiore del nostro distanziale. In questo modo upper e lower sono saldamente bloccati tra loro, ma il fucile rimane aperto quel tanto per permettere di scovolarne agevolmente la canna.
Se la pulizia della canna è fondamentale, è altrettanto importante tenere pulite la camera di cartuccia e soprattutto la barrel extension, cioè la culatta della canna dove vanno in chiusura le alette dell’otturatore: considerate che se lo sporco o qualche granello di polvere incombusta impedisce la completa chiusura dell’otturatore, l’arma non spara.
Per questa funzione, esiste uno scovolo di rame che pulisce contemporaneamente camera di cartuccia e barrel extension; c’è inoltre anche uno scovolo di cotone per asciugare l’eventuale eccesso di olio.
Un altro kit interessante è la confezione di scovoli prodotti dalla Iosso, particolarmente adatti sia perché sono di nylon – e perciò inattaccabili ai solventi che, dovendo eliminare il rame dalle canne, aggrediscono anche i classici scovoli realizzati con quel metallo – sia perché sono specifici per pulire la sede dell’upper receiver dove scorre l’otturatore, la sede del portaotturatore che contiene l’otturatore e la camera di cartuccia.

Massima versatilità con il .22

Con la conversione Ciener per le 1911 si trasforma una Government in .45 ACP in una divertente (e precisa) pistola da allenamento che spara l’economico calibro .22 Long Rifle. Le operazioni di montaggio sull’arma e la manutenzione sono ridotte al minimo

di Paolo Tagini
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Dall’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso Jonathan Arthur Ciener produce conversioni in .22 LR per i più noti modelli di armi di grosso calibro; fra queste non poteva mancare la più popolare pistola americana di tutti i tempi, la Colt 1911 Government Model (e derivate).
Questa conversione di calibro è consegnata in un robusto astuccio di plastica blu, nel quale sono alloggiati l’insieme canna/carrello/molla di recupero, il caricatore e le istruzioni, nella sola lingua inglese.
I kit Ciener funzionano solo sulle Government in .45 ACP o .45 HP, ma non si adattano a pistole in 10 Auto, .38 Super o 9 mm a causa delle diverse dimensioni dei loro espulsori. L’installazione sulla Government è semplice e diretta: basta sfilare il carrello dall’arma (completo di canna e accessori) e montare al suo posto la conversione. Si utilizza la medesima leva hold open e anche il modo di usare l’arma rimane lo stesso.
La conversione è composta dal carrello (completo di mire), dalla canna, dalla molla di recupero, dalla sua asta di guida e da una rondella di materiale gommoso che funge da ammortizzatore di rinculo. Tutte le lavorazioni – comprese le molle – sono eseguite nell’officina di Ciener a Cape Canaveral, in Florida. Solo tre cose sono realizzate all’esterno: l’astuccio, l’anodizzazione del carrello e la stampa delle istruzioni.
Il carrello è ricavato da un blocco di lega di alluminio 7075 T6 che presenta elevate caratteristiche di robustezza. L’estrattore, il percussore, i relativi perni e le molle sono gli unici pezzi di acciaio che compaiono sul carrello. L’incastro a coda di rondine della tacca di mira ha le stesse dimensioni di quello della Government di serie e ne consente lo spostamento in senso laterale.
La canna della conversione è ricavata da una barra di acciaio; il pezzo viene tagliato e lavorato con macchine a controllo numerico computerizzato fino a portarlo alle dimensioni appropriate. L’appendice inferiore è saldata mentre l’espulsore è crimpato nella fessura ricavata sul lato sinistro della canna. Questa caratteristica semplifica notevolmente i procedimenti di smontaggio e rimontaggio.

Un multiuso di alto lignaggio

Abbiamo provato un lubrificante poco noto agli appassionati di armi italiani, ma che merita più attenzione di quella – alquanto scarsa – finora ottenuta. Non fosse altro, per lo storico nome che porta: di primo acchito F.W. Klever può forse non dire molto, però se al nome del produttore aggiungiamo Ballistol ecco che subito torna la memoria

di Massimo Mortola


Anche il vecchio, celeberrimo e tuttora valido olio multiuso, infatti, esce dalla stessa fabbrica che produce il ben più recente Gunex 2000. Ma oltre alla illustre provenienza il Gunex – spesso lo si trova così indicato, senza appellativo numerico, ma crediamo che nulla cambi quanto a formulazione – ha pure altri atout, di ancora maggiore rilievo: le prestazioni, la praticità e l’economicità.
È un olio multiuso di colore giallo, facilmente infiammabile, di media densità, molto untuoso, dall’odore certamente avvertibile ma non particolarmente persistente né fastidioso; notevole la sua capacità di copertura. Continuando i paragoni con il Ballistol, il Gunex 2000 è leggermente meno denso, molto meno viscoso a 20 e a 50 gradi, e ha un punto di scorrimento molto più favorevole: contrariamente al famoso antenato, e similmente alla stragrande maggioranza dei moderni oli per armi, non si emulsiona con l’acqua.
Il sito del fabbricante è generoso (buon segno!) di dati tecnici e di sicurezza, sia pure sparsi qua e là e non sempre disponibili, purtroppo per noi, in lingue diverse dal tedesco. Augurandoci di non avere fatto errori di traduzione, ecco i principali: composto di oli minerali (43 percento), solfonati di petrolio (7 percento), esteri a catena lunga (9 percento), polimeri e profumo; punto di scorrimento inferiore a –65 gradi (valore eccellente!); punto di infiammabilità superiore a 70 gradi; densità alla temperatura di 20 gradi pari a 0,83 grammi per centimetro cubo.
Può causare irritazioni alla pelle in caso di contatto prolungato; non è completamente biodegradabile; non contiene sostanze cancerogene. Come sempre, però, e a prescindere dalle indicazioni dei fabbricanti, raccomandiamo di operare in ambienti ventilati ed evitare il contatto con il corpo, l’inalazione e l’ingestione del prodotto.
Il produttore evidenzia innanzitutto le capacità di protezione a lungo termine dei metalli, da meno 50 a più 100 gradi centigradi e anche in climi tropicali.

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