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Queste semiauto!

Siano carabine o pistole, le armi semiautomatiche danno a volte qualche problema nella ricarica delle loro munizioni. Esaminiamo due casi interessanti risolti con le attrezzature della ditta TàNi di Alessandria

di Paolo Tagini
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I fucili semiautomatici di derivazione militare sono solitamente costruiti con ottimi acciai e seguendo strettissime specifiche, e la ricarica delle munizioni per queste armi non sembra in apparenza creare problemi: in realtà un battle rifle, sicuro con munizioni militari, può diventare pericoloso nelle mani di un ricaricatore non attento.
La probabilità di farlo sparare indebitamente è molto più alta di quanto si creda se vengono ignorate certe caratteristiche di tali fucili, quali quelle connesse al sistema di chiusura e di percussione. Se si usano cartucce militari, o assemblate con le stesse specifiche, in armi in buone condizioni – con lo scatto non pasticciato da armaioli improvvisati – la eventualità di ottenere raffiche non volute o, peggio, spari con l’otturatore non chiuso sono inesistenti. Tutte queste armi sono infatti dotate di dispositivi contro lo sparo prematuro.
Esiste però un problema, dato dal percussore che nella maggior parte dei semiautomatici è flottante e dotato di una debole molla di contrasto; in certi casi (soprattutto nelle armi dell’Europa dell’Est) ne è addirittura privo.
All’atto della chiusura dell’otturatore il percussore può avanzare, anche se di poco, e urtare contro l’innesco. Non è un problema con le cartucce militari, perché i loro inneschi sono ‘duri’ e inseriti in profondità nella sede nel bossolo: casi in cui l’urto del percussore non ha la forza di accendere l’innesco, oppure non lo raggiunge neppure.

continua la lettura a pag. 101 N. 25/2014

Saldo come una roccia

Arriva dagli Stati Uniti un sostegno per fucile molto particolare: essendo veramente robusto, tiene l’arma immobile ed è quindi adatto soprattutto alla taratura delle ottiche e alle prove di accuratezza di tiro

di Gianluca Bordin
www.bordingl.com

Il Dangerous Game Rifle Shooting Rest distribuito da Midway Italia e prodotto dall’americana Hyskore – che lo denomina invece Dangerous Game® Machine Rifle Rest – è un supporto per armi lunghe che risulta molto utile e pratico per effettuare la taratura delle ottiche oltre che per effettuare controlli sull’accuratezza di tiro dell’arma; grazie infatti alla possente struttura e alla costruzione molto accurata è in grado di eliminare qualsiasi influenza umana sullo sparo.
Si presenta con una linea elegante ed è solidamente costruito con ampio impiego di tubolari di acciaio verniciato a fuoco. Ha una base larga, con piedini di appoggio di generose dimensioni che ne aumentano la stabilità e dispone di potenti ammortizzatori che contribuiscono ad assorbire quasi totalmente il rinculo: lavorando in modo simile alla spalla, eliminano ogni preoccupazione di possibili danni all’arma o alla calciatura.
Il rest è dotato di una coppia di ammortizzatori, uno con potenza media e uno con potenza elevata. Essi vengono preregistrati in fabbrica e sono in grado di gestire senza problemi tutti i calibri compresi tra il .223 Remington e il .416 Rigby; sono riempiti di azoto per maggiore efficacia e anche per questo accorgimento il fabbricante garantisce un ritorno in batteria molto accurato – nell’ordine di più o meno tre MOA – a patto che il fucile venga saldamente ancorato ai supporti.

continua la lettura a apg. 72 N. 25/2014

Dagli aerei alle armi

Finalmente! Dopo tanti anni di numerosi quanto infruttosi tentativi siamo riusciti, grazie al nuovo importatore italiano, a ottenere alcuni campioni di questo valido e rinomato (ma quasi sconosciuto in Italia) lubrificante protettivo originariamente sviluppato in ambito aeronautico dalla The Boeing Company

di Massimo Mortola
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Prodotto negli Stati Uniti per conto della PMS Products Inc., il lubrificante protettivo T-9® è sempre stato facilmente reperibile in loco, ma la attuale, severa normativa americana ne ostacola la spedizione all’estero e quindi l’acquisto tramite i consueti canali come Brownells. All’importatore, il giovane e dinamico distributore Legion Italia, va quindi il nostro plauso per averlo reso disponibile agli appassionati del nostro Paese.
Il T-9® è nato nel settore aereonautico per proteggere i metalli dall’ossidazione: il nome Boeshield è un acronimo formato da Boeing, colosso statunitense che lo ha ideato o perlomeno commissionato e collaudato, e da shield, cioè, in inglese, dal sostantivo ‘scudo’.
Esso è molto noto anche in altri campi, tra cui quello armiero; non lo si può certamente definire un prodotto di ultima generazione, in quanto ci risulta sia nato nel 1978, né rivoluzionario (la sua formulazione, al contrario, è alquanto banale), ma questo non è necessariamente un difetto. Quel che conta sono i risultati, e chi ha molto sperimentato sa che alcuni dei più tradizionali prodotti di manutenzione mantengono tutt’oggi la loro validità, tanto da superare in prestazioni molti concorrenti che di nuovo hanno soprattutto il marketing.
Il Boeshield T-9® esiste sia in preparazione liquida sia in forma di aerosol, in confezioni il cui contenuto va dall’oncia liquida, pari a 29 millilitri, ai 3,8 litri del gallone; al momento in Italia è disponibile soltanto la bottiglietta da 113 grammi che corrispondono a 4 once, mentre noi abbiamo provato anche quella da una sola oncia liquida.

continua la lettura a pag. 90 N. 24/2014

Più personale di così…

La funzionalità di un’arma ad aria compressa si abbina alla possibilità di un custom look con questi nuovi ruotoni per la regolazione della parallasse del cannocchiale: autentici oggetti di design che rivoluzionano un modo di pensare le armi da decenni un po’ statico

di Paolo Tagini
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Garima Design & Customization è una giovane azienda nata dalla passione per il mondo dell’aria compressa e da quella per la creazione di prodotti unici, carichi di creatività e avanguardia progettuale.
Dal team Garima nasce una intuizione, una idea nuova nel panorama dell’aria compressa: dare la possibilità agli appassionati del settore di personalizzare l’aspetto della propria carabina attraverso la scelta di un rivoluzionario ruotone laterale del cannocchiale.
Si sa che nelle gare di Field Target la stima esatta della distanza di tiro è fondamentale per la precisione e le ottiche destinate a questa specialità presentano una torretta laterale per la regolazione della parallasse in funzione della distanza; è prassi comune montare sulla torretta una manopola maggiorata per rendere più precisa e rapida la taratura, ma non si era mai visto nulla di più di una semplice ghiera.
Nascono così i ruotoni Velic, che sono stati studiati per aumentare la praticità della regolazione focale dell’ottica: strumento indispensabile nella pratica del Field Target ma anche un importante aiuto per l’utilizzo dilettantistico e amatoriale.
Grazie all’impiego di un materiale innovativo, resistente e leggero, i ruotoni Velic pesano poco e infatti la massa complessiva della carabina rimane praticamente invariata. Inoltre, attraverso le loro molteplici forme e grafiche, è possibile soddisfare qualsiasi tipo di esigenza e personalizzare di conseguenza l’arma con il proprio stile. Ogni ruotone Velic è depositato presso l’ADI (Associazione per il Disegno Industriale), al Registro dei progetti, con il numero di protocollo N.R.P.2762.

continua la lettura a pag. 79 N. 24/2014

Mettiamo la testa a posto

La ricarica delle cartucce da carabina permette di creare munizioni virtualmente perfette per l’arma cui sono destinate, ma ci vuole lo strumento adatto per controllare… Questo verifica lo spazio di testa, cioè l’headspace

di Massimo Castiglione
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La precisione di tiro dei fucili non nasce mai per caso, ma è sempre il frutto di uno studio accurato di tutti i fattori in gioco. Molto dipende, dunque, dalla abilità e dalla competenza del tiratore – o del cacciatore – che può approfondire i vari parametri con diversi gradi di intervento per arrivare concretamente a risultati che in poligono, o durante una battuta di caccia, paiono poi straordinari.
In certi casi, anche se chi ricarica le cartucce è molto bravo e competente e anche quando l’arma è stata ‘accuratizzata’ adeguatamente, spesso i risultati non arrivano per un problema di attrezzatura. Per esempio, valutare l’headspace di una cartuccia è un’operazione concettualmente molto semplice, alla portata di chiunque abbia una conoscenza di base; tuttavia se non si hanno a disposizione gli attrezzi adatti tutto si complica.
Detto in parole molto semplici, l’headspace è il gioco che ha una cartuccia nel senso della sua lunghezza una volta che è stata inserita nella camera della canna che è destinata a spararla. Questo gioco non deve assolutamente superare certi valori perché si può avere in primo luogo una perdita di precisione nel tiro, per arrivare nei casi più gravi addirittura alla rottura del bossolo (è classico il distacco del fondello).

continua la lettura a pag. 108 N. 23/2013

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