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Škorpion vz. 61

Famosa e – soprattutto per noi italiani – famigerata, la vz. 61 rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia della categoria di armi a tiro selettivo che gli anglosassoni definiscono machine pistol, ma la sua peculiare impostazione può essere considerata l’antesignana della moderna famiglia delle PDW

di Francesco Battista

 

Arma estremamente interessante questa creazione cecoslovacca, ufficialmente denominata Samopal vzor 61, cioè appunto Pistola Mitragliatrice modello 61 (notare che i cechi usano la locuzione ‘pistola mitragliatrice’ per tutte le armi a tiro selettivo, compresi i fucili d’assalto come il vz. 58 da noi esaminato ad agosto), ma più nota con il nome commerciale Škorpion: interessante soprattutto per la sua struttura, del tutto originale all’epoca in cui comparve e tipica delle armi oggi note come Personal Defense Weapon o PDW.

In effetti, benché la vz. 61 fosse in origine progettata per impieghi di polizia e sicurezza, le sue caratteristiche sono quelle delle PDW, armi disegnate per fornire al personale militare impegnato in compiti di supporto o comunque non di prima linea uno strumento difensivo meno ingombrante dell’arma lunga ma più efficace di quella corta, e quindi dotato di una notevole potenza di fuoco con dimensioni tali da permettere un porto relativamente comodo; va da sé che una simile arma può trovare utile impiego anche per truppe operative, come per esempio i carristi.

Con queste premesse, appare logico come le pistole a tiro selettivo comparse nella prima metà del secolo scorso, come le varie Star D, Astra serie 900 e Mauser 712 Schnellfeuer, non fossero gli strumenti adatti alla bisogna: esse infatti erano adattamenti di modelli semiautomatici nati per lo più come succedanei dei moschetti automatici a causa di specifiche esigenze di mercato (come quelle della Cina degli anni Venti e Trenta) e praticamente inutili sotto il profilo pratico a causa della loro poca o nulla controllabilità nel tiro a raffica.

KIMBER STAINLESS GOLD MATCH II

Tra i tanti modelli della serie 1911 offerti dal ricco catalogo della nota azienda americana Kimber Mfg, l’arma di cui ci occupiamo in questa occasione spicca per le sue qualità estetiche, meccaniche e balistiche, che la rendono un’ottima scelta per le attività sportive e agonistiche.

di Francesco Battista

 

La Kimber Manufaturing, Inc., di Yonkers, nello stato di New York, è l’erede della Kimber of Oregon, ditta fondata nel 1979 che in breve tempo acquisì una meritata notorietà per la sua produzione di raffinate carabine a percussione anulare: dopo una serie di vicissitudini finanziarie, che portarono alla chiusura dell’azienda, le attrezzature e i macchinari di questa vennero acquistati da uno dei fondatori della Kimber of Oregon, Greg Warne, che insieme al nuovo socio di capitali Les Edelman dette vita a una nuova realtà industriale, ribattezzata Kimber of America e basata a Yonkers. I due imprenditori decisero però di concentrare la propria attività sulla costruzione di pistole modello 1911, vista la sempre crescente popolarità che questo tipo di armi andava conquistando negli ultimi anni dello scorso secolo.

Iniziò così un percorso che ben presto raggiunse i primi traguardi: le 1911 della nuova Kimber, alla cui direzione era nel frattempo rimasto il solo Edelman, conquistarono pressoché immediatamente i favori del pubblico grazie alle loro qualità costruttive e a un’affidabilità a tutta prova, caratteristiche ben sintetizzate dalla denominazione Custom attribuita a tutti i modelli a indicare come queste pistole sono costruite con un’attenzione e una cura di livello superiore a quanto in genere si osserva nei prodotti industriali.

Sig Sauer P226 Custom Equos

Una pistola già buona riceve le cure del Mastershop per tramutarsi in un'arma di elevatissima qualità: la preparaione artigianale delle caratteristiche meccaniche ne fa una pistola speciale, per chi ama anche la precisione e il bello oltre alla tradizionale affidabilità Sig-Sauer.

di Roberto Allara

 

Alcuni siti americani affermano che la Sig-Sauer P226, fin dal suo apparire, è stata l'arma con cui tutte le altre devono confrontarsi. Come in molte affermazioni d'oltreoceano c'è un po di esagerazione, visto che quella famosa apparizione avvenne alle prove statunitensi per la sostituzione della Colt modello 1911, con l'esito che tutti conosciamo. Sono peraltro veri due fatti: uno è che la P226 è stata adottata, negli States, dai Navy Seals, dai Texas Ranger, dagli agenti federali e da svariati corpi di polizia, l'altro e che la P226 è senza alcun dubbio un'arma eccellente.
Ergonomica e ben bilanciata, è una pistola "facile" che fin dal primo contatto sembra conosciuta da sempre.

L'arma è costruita dalla Sigarms Sauer Eckernforde (nel nord della Germania) e anche dalla Sigarms Inc. di Exeter, nel New Hampshire. Se l'ubicazione della seconda non ha radici storiche ed è giustificata, magari, da qualche legislazione fiscale, quella della prima risale alla fine della Seconda guerra mondiale.

Nella versione che partecipò alle prove americane il fusto era in alluminio mentre di acciaio erano il carrello e la rampa di alimentazione integrale alla canna....... Visto che la precisione della pistola non dipende dallo strettissimo accoppiamento tra carrello e fusto (persino gli svizzeri, per i quali in meccanica occorre ovunque una precisione da orologio, se ne sono dovuti accorgere!) ma dal costante accoppiamento tra canna e carrello, per cui l'usura derivata dallo scorrimento di quest'ultimo sull'alluminio non inficia la precisione ottenibile dall'arma, dopo i primi colpi di assestamento le prestazioni ottenibili nel tiro non cambiano più

Heckler & Kosch P30

HECKLER & KOCH P30

Firma ben nota e apprezzata per l'elevato contenuto tecnologico delle sue armi, ha sempre seguito con estrema attenzione il mercato istituzionale, realizzando fucili e pistole semiautomatiche all'avanguardia che hanno trovato un favorevole riscontro in molti paesi. Non fa eccezione la P30, degna rappresentante delle pistole d'ordinanza d'ultima generazione.

di Francesco Battista



Fondata alla fine degli anni Quaranta da tre ex dipendenti della Mauser e non a caso basata in quel di Oberndorf am Neckar, la Heckler & Koch gode di una solida e meritata fama per le sofisticate soluzioni meccaniche e gli elvati livelli qualitativi che da sempre contraddistinguono is uoi prodotti: nel campo delle pistole semiautomatiche modelli come la P9S, la VP70 e la P7 hanno fatto la sotia, trovando largo impiego presso organizzazioni militari e di polizia di tutto il mondo e incontrando l'ammirazione del pubblico civile più esigente e raffinato. Quando, nell'ultimo scorcio dello scorso secolo, l'azienda tedesca decise di splorare il rampante settore delle pistole che vengono definite "di ultima generazione" con fusto in polimero ( i materiali plastici erano peraltro già stati impiegati dalla H&K nelle poc'anzi citate P9S VP70), lo fece quindi con perfetta cognizione di causa: il risultato fu la USP, pistola che abbandonava certe raffinatezze dei modelli precedenti ma presentava caratteristiche du funzionalità e flessibilità d'impiego ai massimi livelli, soprattutto grazie alle diverse configurazioni del congegno di scatto di cui poteva essere provvista.
Ancor oggi in produzione, la USP ha dato origine a diverse versioni finalizzate a diversi impieghi sia nel campo militare sia in quello civile; da una di queste, la Compact, è derivato il modello P2000 del 2001, evolutosi a sua volta nella P30 del 2006

STAR MD

STAR MD

Le pistole spagnole a tiro selettivo sono una parte importante nel quadro storico dello sviluppo di questa categoria di armi, tanto affascinanti quanto difficili da impiegare proficuamente. In questa occasione l’esame di  un modello poco conosciuto e assai meno noto delle varie copie della Mauser C96, la leggendaria Star MD, ci offre il destro di parlare un poco della storia delle armi i questo tipo prodotte dalla storica firma di Eibar.

di Francesco Battista


Nel 1922 la Star aveva appena concluso un lucroso contratto con la Guardia Civil, il famoso corpo di polizia statale spagnolo, per la fornitura di una cospicua quantità di pistole semiautomatiche Modelo 1922: quest’arma, derivata dai modelli 1920 e 1921, era ispirata alla M1911 americana cui assomigliava moltissimo nell’estetica e nel sistema di chiusura geometrica (differenziandosene però in modo sostanziale per quanto attiene al congegno di scatto), fu la base di tutte le successive pistole di grosso calibro prodotte dall’azienda di Bonifacio Echeverria per molti anni, sin quasi alla sua chiusura avvenuta nel 1997.
Tuttavia la ditta di Eibar era conscia che, visto il clima di instabilità politica che caratterizzava la Spagna e altri paesi europei in quel periodo, a causa della depressione e delle conseguenti tensioni sociali successive alla fine della Prima Guerra Mondiale, era di primaria importanza assicurarsi nuovi sbocchi commerciali: il che voleva dire trovare nuovi mercati per i propri prodotti. Mercati che non fu peraltro difficile individuare nell’estremo oriente, in particolare nella Cina, sterminato paese da anni in preda a una continua e cruenta guerra civile iniziata nel 1911. In quell’anno infatti crollò il millenario Celeste Impero, avvenimento che dette origine a un periodo di caos sociale e politico destinato a protrarsi sino al 1949, quando il conflitto tra il governo nazionalista del Kuomintang retto da Chiang Kay-Shek e la fazione comunista di Mao Tse-Tung ebbe termine con la definitiva vittoria di quest’ultima; per i lettori più giovani aggiungiamo che il primo era appoggiato e sostenuto dagli Stati Uniti, mentre il secondo aveva l’appoggio dell’Unione Sovietica. Ma oltre alla lotta tra questi due feroci avversari l’immenso territorio cinese era funestato da continui conflitti tra i vari Signori della Guerra che si disputavano il controllo di importanti città e province: questi generali, ex ufficiali dell’esercito imperiale o autonominatisi tali, erano a capo di veri e propri eserciti privati, che non obbedivano ad alcun governo centrale ed erano di notevole consistenza. Basti pensare che tra il 1928 e il 1929 i tre più importanti capi militari cinesi, ovvero i generali Feng Yu-Hsiang, Yen Hsi-Shan e Pai Ch’unghsi, avevano ai propri ordini non meno di 230.000 uomini a testa. Ovviamente una simile massa di soldati, che nella Cina del nord superava largamente la consistenza totale dell’esercito governativo, aveva bisogno di armi, e tante. Le capacità produttive cinesi erano tuttavia pressoché nulla e quindi tutti i contendenti dovevano approvvigionarsi all’estero, in particolare in Europa, importando le armi tramite compagnie di spedizione giapponesi o valendosi dei tanti mercanti di Shangai; per cercare di porre un freno ai continui conflitti, le potenze straniere che di fatto detenevano il potere economico in Cina sin dai tempi della rivolta dei Boxer (1900), occupando anche alcune zone del paese, chiesero alla Società delle Nazioni di decretare un embargo sulla fornitura di armi pesanti ai belligeranti; la misura fu (di malavoglia) implementata dai giapponesi. Essa comprendeva anche i fucili, ma non riguardava le armi corte, ragion per cui fiumi di pistole iniziarono a confluire verso la Cina:

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