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Armi Corte

Al servizio della Francia: la PA 50

Da oltre sessant’anni la Pistolet Automatique de 9 mm Modèle 1950 è l’arma corta d’ordinanza delle forze armate francesi. Ultima rappresentante della sua generazione, ha servito con onore in tutti i conflitti in cui la Francia è stata coinvolta dalla fine della Seconda guerra mondiale: in Indocina, in Algeria e negli interventi all’estero degli ultimi anni

di Francesco Battista
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Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’armamento marziale francese era quanto mai eterogeneo, in conseguenza delle vicissitudini belliche attraversate dal Paese: l’organizzazione e l’equipaggiamento dei reparti della Francia Libera di De Gaulle erano stati infatti sostenuti dagli alleati angloamericani e questo aveva portato ai francesi molte armi britanniche e statunitensi che vennero impiegate anche nei conflitti coloniali del dopoguerra, mentre la sconfitta tedesca aveva lasciato in eredità un cospicuo numero di armi leggere di vario tipo, corte e lunghe.
In particolare per quanto riguarda le pistole a disposizione delle forze armate della rinata Repubblica Francese la varietà regnava sovrana, con una panoplia di modelli degna di una discreta collezione: accanto ai modelli ufficialmente d’ordinanza come le semiautomatiche 1935A e 1935S calibro 7,65 Long e alle attempate ma solide rivoltelle M1892 in 8 mm Lebel comparvero quindi le americane M1911A1 calibro .45 ACP e soprattutto pistole tedesche, come le P.08 e le P.38 prodotte da varie aziende durante il conflitto (usate dalla Gendarmerie Nationale addirittura sino agli anni Settanta) e le HSc in 7,65 Browning fatte costruire appositamente dalla Mauser – occupata proprio dalle truppe francesi nella primavera del 1945 – insieme a un lotto di P.38.
Una situazione non certo ideale sotto il profilo logistico, peraltro non nuova per l’esercito d’oltralpe le cui armi corte dopo la Prima guerra mondiale offrivano un panorama addirittura più ampio a causa dei massicci acquisti di pistole e rivoltelle in Spagna, ma che andava giocoforza razionalizzato anche in considerazione dell’adesione alla neonata Alleanza Atlantica e alle conseguenti esigenze di standardizzazione NATO dei materiali di armamento, quantomeno riguardo alle munizioni impiegate dai Paesi membri.
Fu così deciso di adottare per le armi corte e le pistole mitragliatrici la cartuccia calibro 9x19 mm Parabellum e la Manufacture d’Armes de Saint-Étienne, nota con l’acronimo M.A.S., sviluppò in breve tempo una nuova pistola camerata per la munizione tedesca: essa fu immessa in servizio nel 1950 con la denominazione ufficiale di Pistolet Automatique de 9 mm Modèle 1950 e la sigla PA 50.

Rivoluzione industriale

Il progresso tecnologico vero è consistito nel passare dal prodotto artigianale a quello industriale senza perdite di qualità e con la riduzione dei costi: è emblematico il caso di questa pistola Kimber calibro .45 ACP che, nell’articolata gamma della Casa americana, rappresenta il modello da tiro più economico

di Giovanni Arnone
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L’aver provato il modello Custom Target II della Casa di Yonkers, grazie all’Armeria Lorenzoni di Rivoli, ci ha dato alcuni spunti di riflessione. Questa pistola calibro .45 ACP rappresenta l’entry level delle armi Kimber da tiro: in pratica si tratta di una Custom II con le mire regolabili, ma la canna e la componentistica sono strettamente di serie. Tuttavia la cura delle lavorazioni è notevole e le tolleranze contenute; ha le carte in regola per essere una vera arma da tiro (inteso come tiro accademico, ma non solo).
La pistola viene consegnata nell’usuale valigetta di plastica completa di istruzioni, l’immancabile lucchetto di sicurezza, materiale pubblicitario, la chiave di plastica per lo smontaggio e un solo caricatore da sette colpi.
L’arma ha un aspetto serio, con guancette di gomma sottili e per nulla scivolose. Il sistema di chiusura è il classico geometrico a corto rinculo di canna (Browning-Colt) con due risalti di chiusura sulla canna e due fresature nella volta del carrello. Le mire tipo Bo-Mar, ma di produzione Kimber, sono ben visibili e facilmente regolabili; il mirino a rampa è incastrato nel carrello mediante una fresatura a coda di rondine che ne permette la regolazione laterale.
La brunitura è semi-lucida, poco resistente; la leva della sicura laterale è maggiorata e tende, anch’essa, a sbiancarsi. La sicura al percussore viene automaticamente disinserita quando si preme la sicura dorsale (brevetto William Swartz, 1939). A tal riguardo bisogna stare attenti a non premere la sicura dorsale quando si smonta l’arma in quanto la leva della sicura al percussore potrebbe danneggiarsi per lo sfregamento contro il carrello.
Il cane è di tipo Commander, la sicura dorsale presenta un’elsa maggiorata e il grilletto di alluminio è allungato e regolabile per il controllo del collasso di retroscatto. Lo scatto è netto, anche se un po’ duro; praticamente è uguale a quello delle Kimber da difesa.

Quasi dagli antipodi

Le Filippine vantano una certa tradizione nella costruzione delle armi alla quale ha contribuito anche la Shooters Arms Manufacturing. Ne presentiamo il modello Desert Storm, una 1911 al vertice di gamma offerta a un prezzo molto accattivante che dà la possibilità di sparare cartucce in 9x21, .40 S&W o .45 ACP

di Paolo Tagini
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Le origini della Shooters Arms Manufacturing Inc. sono simili a quelle di altri costruttori di armi: bisogna infatti risalire a una modesta armeria che la famiglia De Leon si tramandava di padre in figlio per giungere a Romulo T. De Leon III, un giovane ambizioso appartenente a questa stirpe che nel 1963 aprì la propria armeria a Malaybalay; a questa ne seguirono altre finché nel 1980 cambiò la ragione sociale ereditata dalla famiglia (E. De Leon Gun Store) in Shooters Guns & Ammo Corporation (S.G.A.C.).
Grazie alla crescita della domanda interna, la ditta cominciò a importare armi dall’estero e incrementò la propria presenza nel mercato delle Filippine; oggi è la più importante catena di armerie di quel Paese con quarantasette punti vendita nelle maggiori città che coprono tutti i segmenti del mercato, dalla caccia all’equipaggiamento per le forze di polizia.
Il 1992 è stato un altro anno molto importante per l’azienda che, dopo il commercio, è passata alla costruzione vera e propria delle armi: così è nata la Shooters Arms Manufacturing Inc. (S.A.M.), con l’intento di produrre armi di qualità a prezzi concorrenziali.
Nel 1998 la S.A.M. ha cominciato a esportare negli Stati Uniti; oggi i suoi prodotti arrivano anche in Australia, Thailandia, Costa Rica, Italia e Svizzera mentre tra gli sviluppi aziendali più recenti c’è da segnalare che nel 2008 ha spostato la sede al Tingguan Compound di Tipolo, vicino a Mandaue City. La nuova fabbrica è più spaziosa e anche più moderna, grazie all’acquisto di diversi centri di lavoro a controllo numerico; nel 2009 le è stata conferita la certificazione ISO 9001.
Per inciso, bisogna dire che le Filippine hanno una tradizione nel costruire le armi che si è affermata verso gli anni Cinquanta del secolo scorso; non è mai stata molto nota (e apprezzata) perché molte armi e parti di armi costruite in quel Paese asiatico hanno raggiunto i mercati occidentali con i nomi e i marchi commerciali dei loro importatori, soprattutto statunitensi. Così sono rimasti ignoti gran parte dei nomi dei loro fabbricanti che sono invece degni di ben figurare al confronto con Case blasonate.

Robert Meldrum e la sua Colt italiana

 

Un pezzo unico uscito dalla bottega Poleman Custom di Uberti in soli cinquanta esemplari ricorda, attraverso la riproduzione di una sua Colt Single Action Army modello 1873, la figura di un leggendario pistolero dell’epopea del Far West: Robert ‘Bob’ Meldrum

di Luca Soldati
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Come ogni anno, anche all’EXA 2013 una delle nostre inderogabili consuetudini è consistita nell’effettuare una accurata ricognizione presso i vari stand allestiti in fiera, e fra le tante mete della nostra visita non potevamo fare a meno di soffermarci con compiacimento sulle superbe repliche di armi dell’epopea Western prodotte dalla ditta Uberti di Gardone Valtrompia.
È sempre piacevole attardarci a contemplare le stupende riproduzioni di Colt, Winchester e Remington (rivoltelle o carabine), che dal 1959 ci ricollegano al sogno di avventura negli scenari spettacolari del selvaggio West, ricordi comuni a tanti di noi che sono cresciuti dopo l’ultima guerra.
È allo stand di Uberti che abbiamo avuto il piacere di ammirare una rivoltella che ci ha sbalorditi per la eccezionale finitura e di cui sono già state anticipate alcune immagini nel numero di maggio della rivista. L’arma presentava una incisione artistica, impreziosita da alcuni sobri rimessi in oro, ed era corredata di guancette di madreperla: un’altra splendida realizzazione del Poleman Custom, creato da diversi anni all’interno della Aldo Uberti da Nino Polimeni (Poleman, appunto, nel mondo Western), per realizzare repliche fuori serie di armi corte e lunghe della Frontiera americana, con il prezioso apporto di alcuni validissimi collaboratori, coordinati dalla indispensabile esperienza del maestro Antonio Mazzoleni. Ma di questa attività contiamo di occuparci su queste stesse pagine in un prossimo futuro.
Vista la ressa di visitatori che incalzava i responsabili dello stand con un fuoco incessante di domande e curiosità, era di fatto impossibile che il bravo Nino riuscisse a concentrarsi solo su di noi. Ha avuto solo il tempo di spiegarci, fra una domanda e una curiosità, che quell’arma era la riproduzione fedelissima della Colt Single Action Army appartenuta a un tal Robert D. Meldrum, venduta in un’asta negli Stati Uniti per una cifra sbalorditiva.

Arma globale

La Colt 1911 è costruita in tutti i continenti e in tutti gli allestimenti possibili e immaginabili, a conferma di una grande versatilità. In Germania la ditta German Sport Guns produce il modello GSG-1911, una copia della Government in calibro .22 LR che si caratterizza per l’eccellente livello costruttivo e per l’intelligenza delle soluzioni meccaniche adottate

di Paolo Tagini


La ditta German Sport Guns nacque come un team di esperti nel campo della progettazione delle armi portatili che a un certo punto ha deciso di passare alla costruzione diretta; a tal fine Michael Swoboda, Manfred Nienhaus e Dietmar Emde (questi i loro nomi) hanno allestito un centro di produzione a Ense-Höingen, una località nel cuore della Germania che dista meno di cento chilometri in linea d’aria da Düsseldorf e da Colonia.
I prodotti della German Sport Guns sono pensati soprattutto per il tiro sportivo e da divertimento; in funzione di tale scelta, la produzione GSG è orientata alle riproduzioni di armi famose camerate per il calibro .22 Long Rifle. I costruttori che si avventurano in questo settore devono inevitabilmente proporre prodotti più economici degli originali (altrimenti che senso avrebbero?), cosa che a volte porta allo scadimento delle caratteristiche tecniche come pure delle prestazioni.
La GSG costruisce invece armi che, seppur più economiche delle originali e meccanicamente più semplici per via della cartuccia meno potente che usano, sono costruite con cura notevole e si fanno immediatamente apprezzare per l’eccellente messa a punto. Il segreto sta nello sfruttamento metodico delle tecniche di lavorazione più moderne, nonché dei materiali (polimeri e leghe di alluminio in testa); il tutto è stato condito con un certo buon gusto, merce molto rara che permette di creare soluzioni estetiche sempre gradevoli.
Dopo la carabina semiautomatica GSG-5 calibro .22 LR, una riproduzione della nota pistola mitragliatrice Heckler & Koch MP5, la GSG ha rivolto l’attenzione a un altro grandissimo classico, la pistola semiautomatica americana Colt modello 1911, che produce in diversi allestimenti. Abbiamo provato quello che si colloca al vertice della gamma, vale a dire l’AD-OPS, caratterizzato dalla presenza della slitta Picatinny.

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