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Coltelli

I molti volti di Smith & Wesson


Smith & Wesson è da sempre sinonimo di alta qualità nel mondo delle armi, ma non tutti sanno che la famosa azienda americana possiede anche una linea di coltelli e strumenti con lo stesso marchio

di Alessandra De Santis
www.knives-reviews.eu

In particolar modo i coltelli chiudibili di nuova generazione, generalmente dotati della tecnologia di apertura Multipurpose Assisted Generational Innovative Cutlery (MAGIC) sviluppata e brevettata dagli ingegneri della Taylor Brands, sono molto apprezzati anche come EDC (da Every Day Carry), ovviamente nei Paesi nei quali il porto è legalmente consentito.Taylor Brands produce svariate tipologie di coltelli, dai lama fissa ai folder tattici, oltre a molti strumenti – come asce, machete, penne tattiche e bastoni telescopici – tutti a prezzi accessibili: prodotti marchiati Smith & Wesson molto popolari in America, soprattutto tra le forze di polizia.La storica Casa di Springfield non produce direttamente questo tipo di articoli, ma ha affidato negli anni la fabbricazione di lame e altra strumentazione professionale ad aziende licenziatarie del marchio. Tra il 1986 e il 1993 la produzione era commissionata alla Vermont Cutlery Co. di West Rutland, nel Vermont; da circa diciotto anni è invece la Taylor Brands LLC di Kingsport, Tennessee, a realizzare e vendere i coltelli con il marchio Smith and Wesson.

continua la lettura a pag. 114 N. 25/2014

Lo stile è l’immagine della personalità

Il giovane produttore russo Kizlyar Supreme continua a sorprendere con l’uscita del nuovo modello Urban, ideato per soddisfare le piccole esigenze che la quotidianità ci prospetta

di Alessandra De Santis
www.knives-reviews.it

Kizlyar Supreme, che ormai inizia a farsi strada nel panorama mondiale delle lame, sta implementando la propria capacità produttiva espandendola in modo significativo per riuscire a fare fronte alle numerose richieste e soddisfare un mercato sempre più vasto, senza mai perdere di vista la qualità dei loro prodotti.
La ditta russa infatti, oltre a usare acciai di buona provenienza, utilizza un trattamento termico ad atmosfera di azoto controllata al fine di eliminare i problemi connessi alla decarburazione e ossidazione. Tale metodo garantisce, inoltre, l’ottenimento delle caratteristiche metallurgiche e meccaniche richieste.
Questi trattamenti sono condotti in impianti completamente automatizzati con sistemi di gestione computerizzati, in grado di controllare tutte le fasi del processo, unendo la ripetitività delle lavorazioni a una elevata produttività.
Nonostante sia costoso, il sistema permette una lavorazione stabile e controllata di grandi quantità di coltelli, consentendo di mantenere elevata e costante la qualità del materiale.

continua la lettura a pag. 112 N. 24/2014

Il moderno titano

Novità in casa Extrema Ratio con il Kreios, uno strumento da lavoro dalla destinazione non specificatamente militare e realizzato per tutti gli appassionati delle attività all’aperto che va a incrementare la linea di prodotti da campo già avviata con i Kukri KS e KH

di Alessandra De Santis
www.knives-reviews.it

Il machete Kreios – nome greco del titano Crio, figlio di Urano e di Gea, e personificazione mitologica della forza e della potenza – è stato realizzato da Extrema Ratio grazie alla collaborazione con Daniele Dal Canto, istruttore della Federazione Italiana Survival Sportivo e Sperimentale (FISSS), e ideato per l’impiego outdoor a ogni livello.
Il disegno della lama è ispirato al Golok, machete utilizzato da secoli nel sud-est asiatico (Filippine, Indonesia e Malesia) il cui nome originario gulok nella lingua tradizionale filippina Tagalog indicava in generale lame di grandi dimensioni, che assumevano forme diverse a seconda della regione di origine.
Non esiste una forma compiutamente definita della lama; le varianti presenti in quei territori sono numerosissime, tutte però accumunate da una idea ben precisa di ergonomia, leggerezza e versatilità dello strumento.
In particolare la lama del Kreios sembrerebbe trarre spunto dal Golok Potong, tipologia di machete con la punta tronca di traverso, seppur realizzata con una geometria ottimizzata e resa più accattivante senza però comprometterne la comprovata efficacia che i popoli dell’Asia sud-orientale hanno avuto modo di sperimentare da sempre nella fitta vegetazione delle loro terre.
Il machete per sopravvivenza della Extrema Ratio è stato strutturato sulla base di queste prerogative, realizzando un prodotto estremamente versatile che si destreggia agevolmente in tutti i tipi di vegetazione.

continua la lettura a pag. 114 N. 23/2013

Train hard, survive easily

Nati dall’esperienza sul campo, l’allenamento e le dure prove di sopravvivenza in ambienti ostili, i prodotti della ESEE sono ideati per offrire grandi prestazioni per gli appassionati del survival a tutti i livelli

di Alessandra De Santis
www.knives-reviews.it

La ESEE® Adventure Training, insieme a Randall’s Adventure Training® (RAT), fa parte della società TransEquatorial Solutions Inc.® di Jeff Randall e Mike Perrin, che si occupa di fornire formazione e soluzioni logistiche per militari, forze dell’ordine e civili appassionati dell’arte della sopravvivenza in ambienti ostili.
Nel 2007, a conclusione del contratto della RAT con la Ontario Knives, nasce la ESEE la cui sigla definisce le fondamenta della società: Escuela de Supervivencia (scuola di sopravvivenza) Escape and Evasion (fuga ed evasione).
I prodotti della società dell’Alabama sono famosi per la loro robustezza, comodità ed efficienza di taglio, senza contare che sono realizzati a seguito di prove sul campo, generalmente effettuate nella foresta amazzonica peruviana in cui normalmente vengono formati gli studenti dei corsi di sopravvivenza; pertanto i coltelli ESEE sono da sempre ideati da persone qualificate con esperienza diretta sul campo.
In particolare il modello 5, estremamente popolare tra gli appassionati di survival, è stato progettato da un istruttore militare del corso SERE (Survival, Evasion, Resistence and Escape) per l’impiego da sopravvivenza per i piloti abbattuti in azione.
Divenire un prigioniero di guerra ha storicamente fatto sì che un soldato possa sperimentare la brutalità, la tortura, la coercizione, la solitudine e l’isolamento, insieme a molte altre forme di privazione.
Le forze armate statunitensi hanno da tempo riconosciuto la necessità di programmi di formazione per aiutare i propri militari ad affrontare con efficacia la sopravvivenza in ambienti ostili, l’evasione da un nemico e la cattura da parte di una forza ostile.
La scuola di formazione SERE, nella sua forma attuale, è stata il frutto delle esperienze trasmesse dai prigionieri superstiti della guerra in Corea, ed è stata implementata dalle forze aeree nel 1961.

L’artiglio d’acciaio del ventunesimo secolo

Da tempo immemorabile in ogni parte del mondo le diverse culture hanno sviluppato coltelli e strumenti differenti, ideati e realizzati in base a necessità a loro volta strettamente correlate all’area geografica e al periodo storico di appartenenza: è il caso di questo Karambit

di Alessandra De Santis con Francesco Cotti
www.knivesreview.blogspot.it


Il Karambit nasce infatti come coltello utility nell’arcipelago indonesiano, con radici in Malesia e nelle Filippine, ed era probabilmente una lama per utilizzo agricolo usata forse per innesti alla stregua delle nostre mini-roncole. Ovviamente questo piccolo strumento poteva occasionalmente prestarsi anche come arma improvvisata per la difesa personale contro un avversario disarmato.
Questo coltello, tradizionalmente a lama fissa, oltre ad avere una sua utilità era intimamente connesso con la cultura e religione locale, che incarnava nel Pamacan, la grande tigre dell’ovest di Giava, gli spiriti dei defunti re. È infatti proprio dagli artigli di quell’animale che il Karambit trae la sua forma e la sua magia.
Utilizzato come ultima ratio, il Karambit si trasformava in un ottimo strumento da difesa personale, ideale per sferrare colpi mirati su tendini e giunture degli arti, rendendo il nemico inabile a tentare ulteriori attacchi (da qui il nome della tecnica ‘rompi il dente al serpente’ impiegata nelle arti marziali filippine).
Anticamente, il tagliente di questo coltello veniva contaminato con un veleno mortale proveniente da piante o animali, che entrava velocemente nel circolo sanguigno a seguito della lacerazione della carne, rendendo mortali anche gli attacchi che provocavano ferite di media entità.
Anche nelle versioni moderne il coltello è distinguibile per la sua forma caratteristica: la lama curva (che può avere o meno – in base al villaggio di origine – una sorta di seghettatura non affilata sul dorso) e l’impugnatura, anch’essa curva, terminante con un anello.
Utile nello specifico come arma per la difesa personale alle brevi distanze, il Karambit ha il vantaggio di poter essere facilmente occultato e, per la sua struttura, è più difficile da disarmare.
Sicuramente bisogna prendere in considerazione il fatto che i coltelli da combattimento tradizionali europei, generalmente a doppio filo, sono più efficaci e in grado di inferire colpi letali (oltre che consentire di mantenere distanze maggiori dall’avversario), cosa che le dimensioni ridotte del Karambit non permettono, a meno che non venga impiegato con tecniche che hanno come bersaglio parti vitali più esposte, come per esempio il collo.

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