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Dai lettori

Le “fiammate” di Tex Willer

Egregio sig. Zanti,

sono un appassionato di armi e munizioni fin da quando ero ragazzetto e seguivo mio padre a caccia. Fin da piccolo collezionavo i fumetti che riguardavano le armi da fuoco, come Tex Willer e i tanti altri, tra cui i fumetti di guerra. Una cosa che mi fece disilludere da adulto fu scoprire che le pistole di Tex Willer non ferivano i banditi con il fuoco, che vedevo uscire dalla volata delle pistole che sparava, ma i proiettili, questi sconosciuti. Può sembrare una facezia priva di senso, ma io per anni ho creduto al potere incredibile di quella fiamma, che poteva essere sparata a distanze notevoli. Questo, secondo me, è ciò che succede ai giorni nostri nel contesto della diffusione di notizie distorte diffuse dai media, più o meno responsabilmente. Quello che più mi colpisce, però, è la disinformazione che proviene da coloro che portano le armi per mestiere e che ne sanno molto meno di chi, come me, è semplicemente un appassionato.
L’altro giorno discutevo con un amico, che da circa vent'anni presta servizio in una delle forze dell’ordine, sulla pericolosità dei coltelli in mano a persone decise a uccidere, commentando le scene che abbiamo visto in televisione sull’intifada palestinese. Lui mi diceva che in Italia non si può sparare per uccidere chi è armato di coltello e che piuttosto bisogna sparare alle gambe oppure anche al basso bacino, per mettere fuori uso il movimento dell’aggressore. Se non si spara al petto, per esempio, dove la persona sicuramente morirà, si può sparare al ventre, perché un colpo sparato lì è dolorosissimo e mette una persona fuori combattimento. È una buona soluzione?

Grazie e sentiti saluti
R. Z. – da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Egregio Amico,

Le confido che anche io ho creduto per anni che Tex Willer facesse fuori i banditi con un revolver “barbecue”! Non fa una grinza agli occhi di un ragazzino che si affaccia ad un mondo sconosciuto! Tex tira il grilletto, dalla volata esce una fiammata che colpisce il cattivone e lo ferisce o lo fa fuori. Cos’altro? Potenza dell’immaginazione fervida che posseggono i piccoli uomini. Altra cosa che ricordo distintamente è come Tex facesse volare in aria i revolver dei banditi, dopo aver colpito la mano o il revolver stesso. Caspita, che mira! È chiaro che a quell’età sembra una cosa possibile. Il fatto è che gente di tutte le età è tutt’ora fermamente convinta che una cosa del genere si possa fare. In parole povere, alcuni credono che il poliziotto o il carabiniere sia in grado di sparare un colpo in siffatta maniera, così riuscendo a disarmare il malfattore senza fargli male alcuno. Non è raro che simili profanità siano proferite da chi le armi le ha viste solo nei film e in fotografia. Più raro ancora, speriamo, sarà il sentirle proferire da chi con l’arma ci lavora, qualunque sia la sua specialità o specializzazione. Purtroppo, invece, non è raro che tali figure professionali siano poco informate sugli effetti delle armi da fuoco sul corpo umano. In molte amministrazioni – unica eccezione sono quelle dei Reparti Speciali – la balistica terminale non riceve la giusta attenzione, né è diffusa ai loro appartenenti. Considerata a livello di tabù, più che altro. Non dovrebbe assolutamente essere così, in quanto il “protettore pubblico” dovrebbe avere tutte le informazioni sulle potenzialità dell’arma da fuoco che porta in servizio. L'aggressore è un essere umano di carne e ossa e sangue: inutile fingere di identificarlo con una lontana sagoma cartacea. Gli scontri a fuoco avvengono a distanze che farebbero arrossire i cecchini con la pistola, quelli che parlano della precisione intrinseca che una pistola semiautomatica possiede. Quando qualcuno ti spara contro (l’accezione colloquiale è “ti spara addosso”, che meglio rende l’idea del micidiale svolazzare del piombo), quella precisione va a farsi benedire, in quanto il tutto diventa maledettamente dinamico. Spesso ho sentito parlare della leggenda metropolitana del colpire le gambe del malfattore, allo scopo di neutralizzarlo senza doverlo ferire gravemente o fatalmente. Quest’idea fa acqua da tutte le parti. Praticamente, tatticamente, giuridicamente e fisiologicamente. In parole povere, è estremamente difficile colpire le gambe di un essere umano, di per sé un bersaglio minuscolo, specialmente se sono poste ad una certa distanza e se sono in movimento. È inoltre un controsenso sparare ad un bersaglio piccolo, perché si rischia di non colpirlo; e a un bersaglio non vitale, perché si rischia di essere colpiti, non avendo colpito un punto vitale che provochi la cessazione dell'aggressione. Poi, se non si colpisce il bersaglio, il proiettile va oltre, con la possibilità che vada a colpire chi non c’entra per niente con il bersaglio inteso e la stessa cosa può accadere se il proiettile esce dalla gamba e prosegue nella sua corsa: guai giudiziari per il mittente. Infine, se il proiettile frattura l’arteria femorale, il risultato del tiro “buonista” è il dissanguamento veloce del colpito, perdita di conoscenza e morte. Molto c’è da dire sul tiro ottimale che l’operatore deve poter effettuare sul bersaglio umano dell’aggressore (colpire il ventre non rientra nel ventaglio delle soluzioni ottimali). Ne parleremo ulteriormente.
La ringrazio per la sua lettera.
Cordiali saluti,

Tony Zanti
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La difficile scelta

Cari amici di A&B,
La scelta della palla di un certo calibro in funzione del passo di rigatura della canna della mia carabina rappresenta per me un problema quasi insolubile... Ho capito che bisogna effettuare numerose prove pratiche prima di arrivare a risultati realmente soddisfacenti, tuttavia vorrei sapere quali variabili entrano in gioco e come si determina la giusta scelta per ottenere la migliore stabilizzazione al variare del passo di rigatura.
Nel ringraziarvi porgo distinti saluti.

Premesso che il passo di rigatura è una misura lineare (espressa in pollici o in millimetri) che indica la lunghezza del tratto di canna lungo il quale il proiettile compie una rivoluzione completa sul proprio asse, si distinguono passi di rigatura lunghi o corti. In linea generale i primi sono adatti a stabilizzare palle leggere e corte, mentre i secondi funzionano meglio con palle lunghe e pesanti.
Esiste una relazione (l'equazione di Greenhill) che lega fra loro tutti questi elementi e consente di calcolare in via teorica il passo di rigatura ottimale di una canna da carabina per la stabilizzazione di una data palla blindata. Eccola:
Passo di rigatura = 150 : Lunghezza del proiettile
dove sia il passo di rigatura sia la lunghezza del proiettile sono espressi in calibri. Un esempio può risultare chiarificatore. Si consideri il caso di un proiettile calibro 6,5 mm lungo 33 mm; la sua lunghezza è uguale a (33 : 6,5) = 5,0 calibri. Avremo quindi che il passo di rigatura ottimale è uguale a (150 : 5) = 30 calibri, ossia (30 x 6,5) 195 mm. Non a caso – tanto per fare un esempio – il passo di rigatura delle carabine svedesi Carl Gustafs camerate in calibro 6,5x55 è di 203 mm (valore molto prossimo a quello ottenuto con l'equazione di Greenhill) e il valore della lunghezza della palla che abbiamo indicato (33 mm) è quello di due palle prodotte dalla Lapua (una 108 grani e una 144 grani entrambe del tipo Boat Tail) che si utilizzano per la ricarica di detto calibro. L'esperienza ha dimostrato che con questa formula si ottiene il passo di rigatura ottimale minimo; nella pratica si ottengono i risultati migliori con un passo lievemente più lungo.
Naturalmente vale anche l'inverso, cioè è possibile calcolare in via teorica la lunghezza ottimale di un proiettile per una canna di un certo calibro noto il passo di rigatura:
Lunghezza del proiettile = 150 : Passo di rigatura
Anche in questo caso i valori delle due variabili sono espressi in calibri. Con questa formula, che certamente ha maggiore utilità pratica della precedente, è possibile calcolare la lunghezza del proiettile blindato che in teoria fornisce il grado di precisione più elevato in una canna di cui sia nota la lunghezza del passo di rigatura.

Massimo Castiglione
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Riceviamo e pubblichiamo

Buon giorno sig. Leonardo Cea,
le scrivo per ringraziarla del bell'articolo informativo che ha pubblicato sul numero di novembre 2015 di A&B su quanto "costa" diventare Guardia P. Giurata. Quale affezionato lettore della rivista ed ex g.p.g., neo-pensionato, ritengo utilissime le sue informazioni per tutte le persone che intendono iniziare questo mestiere alla luce dei fatti di un mercato del lavoro, che si conferma già da tempo sempre più un mercato di... predatori.
Per gli aspiranti, sempre chiaramente motivati essendo per buona parte giovanissimi, queste info sono un toccasana e al tempo stesso una sferzata per chi approfitta della inesperienza o semplicemente della spasmodica ricerca di un lavoro dignitoso.
Congratulazioni a lei e a quanti collaborano per questa pagina interessante, di una rivista molto ben fatta.

Un saluto,
Virgilio Tacinelli – Milano

Rifare il 9 Browning Long

Sono l'entusiasta possessore di una pistola Husqvarna modello 1907 calibro 9 mm Browning Long; vorrei provarla in poligono ma non riesco assolutamente a reperirne le munizioni. Confido nel vostro aiuto.
E-mail firmata
La cartuccia calibro 9 mm Browning Long (9x20 mm SR) deve essere considerata irrimediabilmente obsoleta e, a nostra conoscenza, non è più prodotta. Se si sente di affrontare qualche spesa e alcune difficoltà, è comunque possibile ricostruirla alla perfezione.
La base di partenza preferenziale è data dal bossolo del .38 Super Auto, anch'esso semi-rimmed e più lungo del 9 Browning Long. È sufficiente con un tornio accorciarlo alla lunghezza di 20,32 mm (0,80"); quindi deve essere passato nel die ricalibratore appropriato per conferirgli la giusta conicità (il .38 Super Auto ha il bossolo di profilo cilindrico). Diversamente, è possibile partire anche dal .38 Special: in questo caso è necessario tornire il collarino (è un bossolo rimmed), ricavare la scanalatura per l'estrattore e quindi accorciarlo al valore di lunghezza indicato in precedenza. Analogamente, i bossoli devono essere ricalibrati con il die per conferire la giusta conicità.
Ottenuti i bossoli, questi devono essere caricati con una palla del tipo ogivale blindata dal peso di 110 grani (7,1 g) avente diametro di 0,355". Utilizzare inneschi del tipo Small Pistol normali, mentre le dosi di caricamento sono reperibili senza problemi sui manuali.

Massimo Castiglione
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L'imbutino d'ottone

Gentile Emanuele,

ho letto con interesse sul numero 44 di A&B un suo interessante articolo su una carabina H&H su azione Mauser 98. È una delle armi per la quale ho maggiore considerazione, ed è sempre un piacere vederla oggetto di attenzioni autorevoli. Immagino che non faccia mai particolarmente piacere ricevere osservazioni quando viene messa in dubbio la correttezza di quel che viene scritto. Ma se quella che le vado a segnalare fosse una sua inesattezza, essa sarebbe molto piccola; e lei scrive molto, ed in modo sempre apprezzato. Quindi spero vorrà perdonarmi per quel che le indico di seguito; la consideri come la mano alzata dell'allievo che spera di aver colto una volta tanto in fallo il professore!
Venendo al dunque, il piccolo imbuto che fa parte del corredo dell'arma non credo venisse utilizzato per avviare in canna il cordino con lo scovolo per la pulizia della canna, ma per poter raffreddare la canna in caso di surriscaldamento, versandovi dell'acqua senza interessare le altre parti dell'arma. Dico questo poiché l'accessorio è ancora oggi disponibile presso la Ditta Kynoch, col nome di Boiling Out Funnel.
Notai l'accessorio in una foto fatta dall'amico Gianluca Garolini ad una vetrina della Ditta durante una visita all'IWA di Norimberga. Essendo ormai tornato in Italia, e non visitando tutti gli anni la fiera, non ho più avuto occasione di verificare l'ipotesi con le gentilissime signore che gestivano lo stand. L'ipotesi del raffreddamento è venuta ricordando la testimonianza del nonno dell'autore delle foto, che presso il TSN di Crevalcore vedeva raffreddare la canne con lo stesso metodo; la successiva visita al sito Kynoch ritengo abbia confermato l'ipotesi.
In rete, su un sito di una casa d'aste credo statunitense, trovai anche l'imbuto indicato come "cleaning funnel", ed affermare che venisse usato per versare in canna del solvente per la pulizia. Al riguardo, non escludo che l'imbutino sia suscettibile di diversi usi, ma è anche vero che negli Stati Uniti pretendono anche di sapere pronunciare i nomi italiani meglio di quanto non si faccia in Italia!
Nel ringraziarla della cortese attenzione, le porgo i miei migliori saluti.

FM

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