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Dai lettori

Lettore soddisfatto

Egregio signor Zanti
Ho acquistato il manuale TOMAS da lei scritto e trovato su questa bella rivista per caso, in quanto non sono un lettore assiduo, ma questo cambierà perché l’ho trovata interessante come ho trovato i suoi articoli interessanti. Infatti ho chiesto alla redazione della rivista 3 copie precedenti al numero di ottobre e mi reco puntualmente in edicola per acquistare Armi & Balistica, come farò da ora in poi. Quando acquistai il libro lei mi chiese di fornirle una recensione. Non glielo ho anticipato ma mando questa mia lettera in redazione per risponderle. Io sono un semplice appassionato e la mia unica esperienza vera con le armi l’ho avuta durante il servizio militare. Che dire del manuale? È stata per me una lettura appassionante e molto educativa. Ho capito che c’è più di un modo di guardare a questo avvincente mondo delle armi e di come usarle. Io il manuale l’ho letto tutto di un fiato, in meno di tre giorni. Quello che mi ha stupito è stato il confronto che lei fa con altri tipi di tiro. Naturalmente per me è teoria, finché non la si mette in pratica ed è proprio quello che ho fatto, andando in poligono e mettendo la sagoma a cinque metri, con la complicità del direttore di tiro, perché non è ammesso dal regolamento. Ho caricato la mia Beretta 98FS e mi sono posizionato nella Mantide puntata, come ho visto a pag. 260 e 261. Devo dirle con grandissima soddisfazione che i miei colpi erano tutti al centro del bersaglio e non vedevo neanche la pistola, stando alle istruzioni del manuale. Ho provato anche la Mantide all’altezza degli occhi e con gli occhi aperti, cosa che non avevo mai fatto prima, e il risultato è stato il medesimo: tutti centri! Sono entusiasta del suo metodo e quanto prima verrò a Saronno per frequentare un corso di Tiro Dinamico Operativo. Grazie ancora.
Daniele M.

Grazie a lei, Daniele.
E ringrazio anche tutti coloro i quali hanno acquistato il Manuale TOMAS e in particolar modo coloro i quali mi hanno inviato il proprio giudizio critico sul Manuale. Le vendite sono state un gran successo – secondo i miei parametri: al tempo in cui scrivo la presente, ben ventisette copie sono state inviate ai loro legittimi proprietari. Inoltre, ho ricevuto nove recensioni, che mi hanno inorgoglito non poco, anche perché sono tutte state positive.
Positive soprattutto perché mi hanno fatto capire che il mio lavoro di anni poteva essere apprezzato anche da chi da tempo immemore utilizzava le armi da fuoco con una metodologia parecchio dissimile dalla mia, soprattutto (mi ripeto, ma quest’avverbio è imprescindibile!) perché era l’unica formula per maneggiare e usare a fuoco pistole e fucili che era disponibile.
Molto tempo è passato da quando la posizione di tiro Weaver venne alla ribalta, grazie al lavoro rivoluzionario che fece Mr. Fortyfive, ossia il compianto colonnello dei Marines Jeff Cooper, sebbene i seguaci della Weaver siano ancora in molti. Anche diversi tiratori di arma lunga sfoggiano la posizione del braccio ad “ala di pollo”. E altre cosine ancora, che sono retaggio di un passato quasi remoto. La notevole tecnologia delle armi da fuoco non è andata – per la maggior parte – di pari passo con concezioni efficaci di maneggio e utilizzo delle medesime.
C’è anche da dire che mostrando modalità più consone all’adattamento dell’arma all’ergonomia che il corpo umano può accettare, chi è in grado di capire la differenza è portato a provare queste ultime. Moltissime volte queste prove e le relative scelte poco hanno a che vedere con l’intelligenza degli individui in questione, bensì possono riscontrarsi nel fondamento emotivo di alcuni. A volte l’emotività presenta un ostacolo insormontabile!
A lei, Daniele, vanno i miei più vivi ringraziamenti, non soltanto per aver acquistato e letto il Manuale TOMAS, ma anche per averne messo in pratica due fondamentali concetti, che fanno del Tiro Dinamico Operativo® un Metodo unico ed entusiasmante, quando messo in pratica nella realtà di un campo di tiro. Possibilmente, soltanto in quella!
Cordiali saluti,
Tony Zanti

Un Argo bolt action?

Ho riletto, a distanza di tempo, il suo articolo sull'evoluzione del Benelli Argo. Le scrivo per porle una domanda, dato che ho un'idea in testa da tempo: è pensabile di poter eliminare il funzionamento semiauto sull'Argo (ovviamente in modo non troppo complicato e oneroso)? Saprebbe indicarmi quali operazioni sono da fare, magari con qualche foto o disegno? Ma soprattutto, dato che siamo in Italia, andrei contro qualche legge? Cioè diventerebbe una nuova arma da ricatalogare?
La mia domanda nasce dal fatto che mi piacerebbe poter andare a caccia di selezione ed in battuta al cinghiale con la stessa arma (oggi uso uno Steyr Scout .308 Win. per la selezione e il Benelli Argo in .308 Win. per il cinghiale). Infatti, passo dopo passo, già oggi ho: lo stesso calibro e tipo di cartuccia (RWS ID con palla 150 grani), l'ottica potrebbe essere unica e allora mi sono chiesto quanto sopra. Anche perché ho visto (su una rivista francese) che nel nord della Francia c'è un'armeria (l'Armureire Saint Michel) che fa una conversione del genere (conversione ovviamente reversibile).
E.P.

In linea puramente teorica qualsiasi carabina semiautomatica con funzionamento a sottrazione di gas è convertibile in una bolt action straight pull semplicemente eliminando il pistone e quanto è ad esso collegato. È invece imperativo fare in modo che la molla di recupero resti in funzione: questo per garantire che ad ogni sparo l'arma ritorni sicuramente in chiusura. In pratica si otterrebbe un'arma analoga al Browning Maral che, però, è stato esplicitamente progettato per funzionare in questo modo.
Questa è la teoria: nella pratica le cose sono, come al solito, un po' diverse. Infatti bisognerebbe otturare il foro, praticato sulla canna, di presa dei gas, ma in questo caso la modifica non sarebbe più reversibile. Bisogna quindi che i gas sfiatino in una direzione sicura per il tiratore e non siano convogliati verso di lui. Bisogna poi che la manetta d'armamento dell'otturatore diventi un vero e proprio manubrio, azionabile comodamente ad ogni colpo anche se, come detto, il ritorno in batteria dell'otturatore è garantito dalla molla di recupero.
Il sistema di funzionamento Argo è costituito da un’appendice anteriore applicata alla carcassa sulla quale scorre un pistone. Il pistone entra nel cilindro del gruppo di presa del gas, che è posto sotto la canna. Allo sparo i gas defluiscono dalla canna attraverso un foro che comunica con il cilindro; essi agiscono sul pistone, che arretra velocemente e va ad urtare due pistoncini impulsori alloggiati nei fianchi della carcassa. Questi pistoncini, a loro volta, trasmettono l’impulso cinetico al portaotturatore.
L’appendice alla carcassa citata in precedenza è forata, così come il cappellotto di fissaggio della canna che è avvitato all’appendice stessa; ciò consente il deflusso all’esterno del fucile dei gas in eccesso prelevati dal gruppo di presa del gas. Ciò causa la diminuzione della pressione all’interno del gruppo di presa del gas in modo che il pistone arretri alla velocità che il costruttore ha giudicato ottimale, indipendentemente dal caricamento più o meno vigoroso della cartuccia sparata. Detto questo, si potrebbe teorizzare di togliere il pistone lasciando però i due pistoncini impulsori alloggiati nei fianchi della carcassa: in questo modo i gas dovrebbero defluire verso l'esterno ma non dovrebbero raggiungere il portaotturatore (e il tiratore) e il fucile perderebbe la capacità di funzionamento automatico.
Quali possono essere i vantaggi di una simile modifica? Dal punto di vista teorico ben pochi: solo quelli derivanti dal fatto che il fucile spara in uno stato di quiete, senza parti in movimento nel tempuscolo in cui la palla percorre la lunghezza dell'anima della canna. Il vantaggio più tangibile (ma solo eventuale) è che il fucile, trasformato a ripetizione manuale anziché semiautomatica, diventerebbe utilizzabile legalmente in quei paesi/ambiti di caccia dove non è permesso l'automatico ed è un po' questo il senso della modifica proposta dalla citata Armureire Saint Michel.
Per le legge italiana la modifica dell'Argo da semiautomatico a ripetizione manuale non darebbe adito a inconvenienti.

Paolo Tagini
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Le “fiammate” di Tex Willer

Egregio sig. Zanti,

sono un appassionato di armi e munizioni fin da quando ero ragazzetto e seguivo mio padre a caccia. Fin da piccolo collezionavo i fumetti che riguardavano le armi da fuoco, come Tex Willer e i tanti altri, tra cui i fumetti di guerra. Una cosa che mi fece disilludere da adulto fu scoprire che le pistole di Tex Willer non ferivano i banditi con il fuoco, che vedevo uscire dalla volata delle pistole che sparava, ma i proiettili, questi sconosciuti. Può sembrare una facezia priva di senso, ma io per anni ho creduto al potere incredibile di quella fiamma, che poteva essere sparata a distanze notevoli. Questo, secondo me, è ciò che succede ai giorni nostri nel contesto della diffusione di notizie distorte diffuse dai media, più o meno responsabilmente. Quello che più mi colpisce, però, è la disinformazione che proviene da coloro che portano le armi per mestiere e che ne sanno molto meno di chi, come me, è semplicemente un appassionato.
L’altro giorno discutevo con un amico, che da circa vent'anni presta servizio in una delle forze dell’ordine, sulla pericolosità dei coltelli in mano a persone decise a uccidere, commentando le scene che abbiamo visto in televisione sull’intifada palestinese. Lui mi diceva che in Italia non si può sparare per uccidere chi è armato di coltello e che piuttosto bisogna sparare alle gambe oppure anche al basso bacino, per mettere fuori uso il movimento dell’aggressore. Se non si spara al petto, per esempio, dove la persona sicuramente morirà, si può sparare al ventre, perché un colpo sparato lì è dolorosissimo e mette una persona fuori combattimento. È una buona soluzione?

Grazie e sentiti saluti
R. Z. – da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Egregio Amico,

Le confido che anche io ho creduto per anni che Tex Willer facesse fuori i banditi con un revolver “barbecue”! Non fa una grinza agli occhi di un ragazzino che si affaccia ad un mondo sconosciuto! Tex tira il grilletto, dalla volata esce una fiammata che colpisce il cattivone e lo ferisce o lo fa fuori. Cos’altro? Potenza dell’immaginazione fervida che posseggono i piccoli uomini. Altra cosa che ricordo distintamente è come Tex facesse volare in aria i revolver dei banditi, dopo aver colpito la mano o il revolver stesso. Caspita, che mira! È chiaro che a quell’età sembra una cosa possibile. Il fatto è che gente di tutte le età è tutt’ora fermamente convinta che una cosa del genere si possa fare. In parole povere, alcuni credono che il poliziotto o il carabiniere sia in grado di sparare un colpo in siffatta maniera, così riuscendo a disarmare il malfattore senza fargli male alcuno. Non è raro che simili profanità siano proferite da chi le armi le ha viste solo nei film e in fotografia. Più raro ancora, speriamo, sarà il sentirle proferire da chi con l’arma ci lavora, qualunque sia la sua specialità o specializzazione. Purtroppo, invece, non è raro che tali figure professionali siano poco informate sugli effetti delle armi da fuoco sul corpo umano. In molte amministrazioni – unica eccezione sono quelle dei Reparti Speciali – la balistica terminale non riceve la giusta attenzione, né è diffusa ai loro appartenenti. Considerata a livello di tabù, più che altro. Non dovrebbe assolutamente essere così, in quanto il “protettore pubblico” dovrebbe avere tutte le informazioni sulle potenzialità dell’arma da fuoco che porta in servizio. L'aggressore è un essere umano di carne e ossa e sangue: inutile fingere di identificarlo con una lontana sagoma cartacea. Gli scontri a fuoco avvengono a distanze che farebbero arrossire i cecchini con la pistola, quelli che parlano della precisione intrinseca che una pistola semiautomatica possiede. Quando qualcuno ti spara contro (l’accezione colloquiale è “ti spara addosso”, che meglio rende l’idea del micidiale svolazzare del piombo), quella precisione va a farsi benedire, in quanto il tutto diventa maledettamente dinamico. Spesso ho sentito parlare della leggenda metropolitana del colpire le gambe del malfattore, allo scopo di neutralizzarlo senza doverlo ferire gravemente o fatalmente. Quest’idea fa acqua da tutte le parti. Praticamente, tatticamente, giuridicamente e fisiologicamente. In parole povere, è estremamente difficile colpire le gambe di un essere umano, di per sé un bersaglio minuscolo, specialmente se sono poste ad una certa distanza e se sono in movimento. È inoltre un controsenso sparare ad un bersaglio piccolo, perché si rischia di non colpirlo; e a un bersaglio non vitale, perché si rischia di essere colpiti, non avendo colpito un punto vitale che provochi la cessazione dell'aggressione. Poi, se non si colpisce il bersaglio, il proiettile va oltre, con la possibilità che vada a colpire chi non c’entra per niente con il bersaglio inteso e la stessa cosa può accadere se il proiettile esce dalla gamba e prosegue nella sua corsa: guai giudiziari per il mittente. Infine, se il proiettile frattura l’arteria femorale, il risultato del tiro “buonista” è il dissanguamento veloce del colpito, perdita di conoscenza e morte. Molto c’è da dire sul tiro ottimale che l’operatore deve poter effettuare sul bersaglio umano dell’aggressore (colpire il ventre non rientra nel ventaglio delle soluzioni ottimali). Ne parleremo ulteriormente.
La ringrazio per la sua lettera.
Cordiali saluti,

Tony Zanti
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La difficile scelta

Cari amici di A&B,
La scelta della palla di un certo calibro in funzione del passo di rigatura della canna della mia carabina rappresenta per me un problema quasi insolubile... Ho capito che bisogna effettuare numerose prove pratiche prima di arrivare a risultati realmente soddisfacenti, tuttavia vorrei sapere quali variabili entrano in gioco e come si determina la giusta scelta per ottenere la migliore stabilizzazione al variare del passo di rigatura.
Nel ringraziarvi porgo distinti saluti.

Premesso che il passo di rigatura è una misura lineare (espressa in pollici o in millimetri) che indica la lunghezza del tratto di canna lungo il quale il proiettile compie una rivoluzione completa sul proprio asse, si distinguono passi di rigatura lunghi o corti. In linea generale i primi sono adatti a stabilizzare palle leggere e corte, mentre i secondi funzionano meglio con palle lunghe e pesanti.
Esiste una relazione (l'equazione di Greenhill) che lega fra loro tutti questi elementi e consente di calcolare in via teorica il passo di rigatura ottimale di una canna da carabina per la stabilizzazione di una data palla blindata. Eccola:
Passo di rigatura = 150 : Lunghezza del proiettile
dove sia il passo di rigatura sia la lunghezza del proiettile sono espressi in calibri. Un esempio può risultare chiarificatore. Si consideri il caso di un proiettile calibro 6,5 mm lungo 33 mm; la sua lunghezza è uguale a (33 : 6,5) = 5,0 calibri. Avremo quindi che il passo di rigatura ottimale è uguale a (150 : 5) = 30 calibri, ossia (30 x 6,5) 195 mm. Non a caso – tanto per fare un esempio – il passo di rigatura delle carabine svedesi Carl Gustafs camerate in calibro 6,5x55 è di 203 mm (valore molto prossimo a quello ottenuto con l'equazione di Greenhill) e il valore della lunghezza della palla che abbiamo indicato (33 mm) è quello di due palle prodotte dalla Lapua (una 108 grani e una 144 grani entrambe del tipo Boat Tail) che si utilizzano per la ricarica di detto calibro. L'esperienza ha dimostrato che con questa formula si ottiene il passo di rigatura ottimale minimo; nella pratica si ottengono i risultati migliori con un passo lievemente più lungo.
Naturalmente vale anche l'inverso, cioè è possibile calcolare in via teorica la lunghezza ottimale di un proiettile per una canna di un certo calibro noto il passo di rigatura:
Lunghezza del proiettile = 150 : Passo di rigatura
Anche in questo caso i valori delle due variabili sono espressi in calibri. Con questa formula, che certamente ha maggiore utilità pratica della precedente, è possibile calcolare la lunghezza del proiettile blindato che in teoria fornisce il grado di precisione più elevato in una canna di cui sia nota la lunghezza del passo di rigatura.

Massimo Castiglione
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Riceviamo e pubblichiamo

Buon giorno sig. Leonardo Cea,
le scrivo per ringraziarla del bell'articolo informativo che ha pubblicato sul numero di novembre 2015 di A&B su quanto "costa" diventare Guardia P. Giurata. Quale affezionato lettore della rivista ed ex g.p.g., neo-pensionato, ritengo utilissime le sue informazioni per tutte le persone che intendono iniziare questo mestiere alla luce dei fatti di un mercato del lavoro, che si conferma già da tempo sempre più un mercato di... predatori.
Per gli aspiranti, sempre chiaramente motivati essendo per buona parte giovanissimi, queste info sono un toccasana e al tempo stesso una sferzata per chi approfitta della inesperienza o semplicemente della spasmodica ricerca di un lavoro dignitoso.
Congratulazioni a lei e a quanti collaborano per questa pagina interessante, di una rivista molto ben fatta.

Un saluto,
Virgilio Tacinelli – Milano

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