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Dai lettori

Un altro lettore soddisfatto

Buongiorno, mi faccio vivo dopo parecchio tempo dall’acquisto del manuale TOMAS ma il tempo che ho potuto dedicare alla lettura non è stato breve e poi altri impegni mi hanno fatto scordare la sua gentile richiesta.
Ho letto con molto interesse il manuale da persona che ha ripreso a frequentare il poligono dopo lunga assenza e finalmente con un’arma propria (ne avevo sempre posticipato l’acquisto avendo sempre dato la priorità alle necessità familiari); ho trovato il trattato molto interessante in tutti quegli argomenti che generalmente vengono affrontati molto marginalmente o quasi sempre lasciati all’iniziativa personale.
Tutto quello che riguarda il porto, maneggio dell’arma in sicurezza e posizioni di tiro è trattato in maniera molto chiara ed è stata la prima volta che ho l’impressione di aver capito qualche cosa (non qualche cosa di più) in maniera chiara ed esauriente, ad iniziare dalle cose basilari. Quindi sicuramente un manuale da consigliare e da leggere come fondamento per un corretto uso sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello del maneggio vero e proprio.
L’unica cosa che al momento potrà mancare, almeno per quanto mi riguarda, è che qui a Trieste non vengono organizzati corsi per mettere in pratica sul campo (e di conseguenza applicare) le varie tecniche acquisite in lettura poiché solo con la dimestichezza nel maneggiare l’arma si acquisiscono poi le sicurezze importanti per il suo maneggio. Lei che tratta l’argomento conosce per caso anche nel vicino Veneto se si tengono corsi pratici di maneggio e difesa?
Grazie per la sua eventuale risposta.
Complimenti ancora per il suo manuale, buon proseguimento nella sua attività e cordiali saluti.
Furio R.

Gentile Furio,
La ringrazio per la sua cortese lettera, se così si può ancora chiamare una e-mail. La ringrazio soprattutto per aver risposto alla mia richiesta di invio di una recensione al manuale. Delle decine di persone che l’hanno ordinato attraverso questa rivista, soltanto la metà ha risposto all’appello. Chiaramente, non ne faccio un torto verso coloro i quali non hanno risposto. Non c’era nessun obbligo morale a farlo e non a tutti piace scrivere. L’importante è che il manuale sia stato letto e in qualche modo recepito. Per il beneficio di coloro i quali non abbiano seguito i miei scritti fin dall’inizio della mia collaborazione con ARMI & BALISTICA, puntualizzo che il Manuale TOMAS (l’acronimo di Tiro Operativo e Maneggio delle Armi da fuoco in Sicurezza) è stato scritto per fornire un libro di testo agli Istruttori Base di Tiro Dinamico Operativo® – Istruttori TOMAS, appunto – e anche ad altri partecipanti ai Corsi di Tiro Dinamico Operativo®. Non soltanto. Il Corso per Operatore TOMAS, cui il libro si ispira, è stato ideato allo scopo di fornire – soprattutto ai cosiddetti “Soci obbligati” della UITS, cioè Guardie Particolari Giurate e Agenti di Polizia Locale – delle nozioni fondamentali su ciò che è il tiro operativo e anche e soprattutto il maneggio in sicurezza. Se vi è una grossa differenza tra il tiro sportivo e il tiro operativo, non vi è differenza alcuna nel maneggio delle armi da fuoco in sicurezza, poiché esso non è né sportivo, né operativo. Qualunque operatore o tiratore sportivo dovrebbe conoscerne le regole, in quanto lo scopo del maneggio in sicurezza è la salvaguardia dell’incolumità fisica dell’utilizzatore e altrui.
Per quanto riguarda la sua richiesta di “corsi pratici di maneggio e difesa” in zone limitrofe a Trieste, nel sito web dell’ATDO potrà trovare alla voce “Istruttori di TDO” (link: www.atdo.it/istruttori_tdo.php) i nominativi di tre nostri Istruttori e i rispettivi recapiti telefonici, in quel di Udine. Sono certo che resterà piacevolmente sorpreso dalla loro bravura a rendere semplici quei concetti essenziali che pur fanno parte del metodo che lei ha approcciato, mediante la lettura del manuale.
Mi faccia sapere.
Cordiali Saluti,
Tony Zanti

Domande sul Norinco CQ-A

Da qualche giorno mi è arrivata una carabina Norinco CQ-A in calibro .223 Remington. Ho pulito l’arma, ma non sono ancora andato al poligono; ho comunque tentato di cambiare alcune parti esterne, il calcio, ad esempio. Ho acquistato un calcio Magpul convinto dalle affermazioni che quest’arma è un clone perfetto del Colt e mi sono trovato che il nuovo calcio non entra in quanto le misure del tubo non sono “Mil-spec” e neppure “Commercial”: sono di una misura completamente diversa, più grande. Devo aspettarmi che anche il resto sia diverso da quanto affermato?
La carabina è stata catalogata come arma sportiva, pur utilizzando un calibro ammesso per la caccia. Nella denuncia di detenzione si dovrà tener conto delle munizioni in calibro .223 Remington come un calibro da arma sportiva, quindi rientrante nella quantità di 200, o come munizione da caccia? Quindi con una sostanziale differenza di detenzione e che non va a influire il già esile quantitativo detenibile per arma corta comune o sportiva. Esistono riferimenti di legge in merito?
Ringrazio anticipatamente,
Michele

È strano, perché in genere i Norinco hanno a volte tubi del calcio Mil-Spec, altre volte civili: dipende dai lotti di produzione. Non ci risulta una terza misura, come accade ad esempio sull'Heckler & Koch MR223, anche se in questo caso è possibile montare comunque i calci civili. Ad ogni modo, con tutti gli AR-15 (compresi gli originali Colt) occorre prima misurare il tubo e poi acquistare. Su tutti i Norinco che ci è capitato di esaminare, i pezzi sono intercambiabili con i Colt; in alcuni lotti di produzione si è trovato che la distanza tra il delta ring e l'attacco dell'astina è un po' corta ed è necessario dare una limatina alle astine originali. Ma lo stesso ci è capitato anche su un Olimpic Arms.
Quanto alla classificazione come arma sportiva e – non dimentichiamolo – all'esplicito divieto d'uso venatorio poiché appartenente alla categoria B7, derivante dal decreto legge antiterrorismo dello scorso anno, occorre fare una precisazione: con un meccanismo mentale forse inconscio, si tende ad associare le munizioni possedute con un'arma avente lo stesso calibro delle cartucce, ma la legge non contempla nulla di tutto ciò. Per fare un esempio chiarificatore, lei potrebbe detenere legittimamente delle munizioni di un certo calibro, previa loro denuncia di possesso, senza avere alcuna arma che le possa utilizzare. Ora, è incontestabile che il calibro .223 Remington sia un calibro da carabina da caccia, concetto ribadito anche dall'art. 6, comma 6, del Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 204, che dice:

6. Per armi da caccia di cui al comma 1 dell'articolo 13 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, s'intendono, tra i fucili ad anima rigata, le carabine con canna ad anima rigata a caricamento singolo manuale o a ripetizione semiautomatica, qualora siano in essi camerabili cartucce in calibro 5,6 millimetri con bossolo a vuoto di altezza uguale o superiore a millimetri 40, nonché i fucili e le carabine ad anima rigata dalle medesime caratteristiche tecnico-funzionali che utilizzano cartucce di calibro superiore a millimetri 5,6, anche se il bossolo a vuoto è di altezza inferiore a millimetri 40.

La stessa norma, al successivo comma 7, stabilisce quanto segue:

7. Per i fucili da caccia in grado di camerare le cartucce per pistola o rivoltella, si applica il limite detentivo di 200 cartucce cariche, di cui all'articolo 97 del regolamento di esecuzione al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni.

Dunque, secondo la legge, il limite di detenzione di 200 cartucce per i fucili da caccia si applica al solo caso di quelli che camerano un calibro da pistola o rivoltella, quale il .223 Remington certamente non è.

Massimo Castiglione
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.308 Win. e lunga distanza: è la morte sua

Da poco ho acquistato una carabina Remington con rigatura tipo 5R in calibro .308 Win., come da lei consigliatomi a seguito di una mia mail. A tutt'oggi frequentando vari poligoni mi sento spesso dire che il .308 è superato e nella fattispecie il mio 5R non è competitivo come precisione, qualità e tenuta al vento con le Sabatti ultimamente prodotte in calibro 6,5 mm. Premetto che in un poligono in montagna da me frequentato sono ritornati dopo un breve periodo di prova al .308 Win. e al .300 Win. Magnum asserendo che al minimo soffio di vento il 6,5 devia di più. Io tiro sui 300-600 metri: ho fatto la scelta giusta? Dove sta la verità?.
Grazie per la sua competente risposta. Saluti,
Bruno

Gentile signor Bruno,
la ringrazio innanzitutto per il suo cortese apprezzamento. Non ho purtroppo nessuna verità in tasca e credo che pochi ce l’abbiano. Molti per contro fanno mostra di averla: se è reale, beati loro, diversamente si chiacchiera soltanto.
Ciò premesso ritengo che il Remington 5R sia un’ottima scelta, sempre tenendo presenti i parametri che concorrono alla valutazione e poi al giudizio, non ultimo ovviamente il prezzo di acquisto. Venendo al calibro, di sicuro il .308 Win. (nelle cariche che normalmente si raggiungono con materiale commerciale) è superato nella tenuta al vento laterale e nel tiro a lunghissima distanza, sopra i 600 metri che lei cita, dove diventa infrasonico subendo nel volo del proiettile i perturbamenti di tale passaggio che nuocciono alla precisione e costanza del tiro. Diversamente è e rimane una cartuccia eccellente con cui ottenere ottimi risultati. Anch’io amo molto i nuovi calibri come il 6,5x47 Lapua (può osservare un articolo su ARMI & BALISTICA n. 51), oppure quello di ancor più recente immissione sul mercato, il 6XC Norma con cui si raggiungono prestazioni strabilianti (arma, ottica e manico permettendo).
Per concludere direi che se i bersagli da lei ottenuti parleranno in favore non ci sarà motivo di dubitare del vecchio .308 Win. Altrimenti provi a farsi prestare una delle armi camerate con le novità e avrà contezza dell’eventuale differenza. A mio sommesso parere il vento laterale sarà la questione dirimente e dovrà sempre tenerlo sotto controllo tramite le bandierine, l’erba, la sensazione cutanea (il dr. Arrigucci, campione mondiale F Class 2015 spara per questo con i calzoni corti!). Poi veda ancora quel che ottengono i necrofori del .308 Win.: è sempre istruttivo osservare quel che fanno gli altri.
Si diverta senza cercare lo spasimo: è la cosa primaria per cui andiamo a far bordello nei poligoni. Se poi arrivano i 10 e anche le mouche tanto meglio.
Una cordiale stretta di mano

Emanuele Tabasso
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Tiro sportivo e tiro operativo

Buongiorno sig. Zanti,
Ho avuto il piacere di acquistare e leggere il suo manuale T.O.M.A.S., che mi ha aperto un mondo nuovo perché, anche se mi diletto a sparare con pistola e revolver in poligono da molti anni ormai, quanto ho avuto modo di leggerlo mi ha chiarito molte dinamiche del tiro. Una cosa è il tiro a segno, ovvero il tiro al bersaglio, e un’altra cosa è il tiro per la difesa personale, e mi colpito soprattutto il tiro puntato-mirato, che ho provato a mettere in pratica, così come le posizioni di tiro quali la Mantide e le posizioni a contatto, che giudico un’invenzione geniale. Comunque, nella rivista di questo mese ho visto che ci sono ben 8 Conditions dell’arma corta mentre il manuale parla di 3 tradizionali + 3 del tiro dinamico operativo; inoltre la quarta condizione che appare sulla rivista poi corrisponde alla quinta del manuale T.O.M.A.S. Come si spiega questa discrepanza? Grazie e cordiali saluti.
Giovanni F. – e-mail

Gentilissimo sig. Giovanni,
la ringrazio per le sue benevoli parole. Certamente, il tiro a segno è cosa del tutto diversa dal Tiro Dinamico Operativo®, non soltanto perché il primo è un tiro sportivo e il secondo è un tiro operativo/difensivo, ma anche perché le modalità nel mandare i colpi a bersaglio sono diverse. Innanzitutto il TDO utilizza il tiro puntato. Il tiro mirato, inoltre, segue differenti metodologie: nel tiro a segno è prassi che il tiratore metta a fuoco il mirino, mentre il TDO prescrive che l’operatore ponga gli organi di mira tra il bersaglio e l’occhio dominante, lasciando entrambi gli occhi aperti. Quindi, egli metterà a fuoco il bersaglio e vedrà con l’occhio dominante tacca di mira e mirino allineati con la vista “periferica”, mentre l’altro occhio scorgerà una pistola “fantasma”, a causa del fenomeno di convergenza/divergenza che i nostri occhi ci costringono ad eseguire ogni volta che mettiamo a fuoco oggetti a varie distanze. Nel TDO questo fenomeno visivo va sotto il nome di Tiro Puntato-Mirato™. Il mettere a fuoco il bersaglio, piuttosto che il mirino, è dettato dalla necessità di adattarsi all’insorgere dei fenomeni connessi con il Combat Stress, piuttosto che avversarli. Il discorso è lungo ed è spiegato esaurientemente nel Manuale Operativo per la Preparazione al Certificato TOMAS™, che lei ha letto.
La posizione di tiro Mantide™ del TDO è una posizione unicamente derivante dalla necessità di conformare il corpo dell’operatore al Combat Stress, come sopra detto. Molti credono che sia derivata dalla posizione di tiro isoscele, ma non è affatto così, come avrà letto. Le Posizioni a Contatto™ sono un’altra chicca del TDO non riscontrabili in nessun altro metodo di tiro operativo. Sulla presente rivista si potrà leggere un primo articolo sulle Posizioni a Contatto™ e altri faranno seguito.
Per quanto riguarda le Conditions, l’intero discorso rischia di diventare un patema per molti. È da accettare il fatto che le Conditions of Readiness originali, ossia le diverse modalità nelle quali è possibile portare l’arma corta in fondina o sulla persona sono soltanto tre (One, Two, Three), mentre la Condition Zero si può verificare dopo che la pistola semiautomatica ha sparato oppure prima di sparare. La Condition Zero-point-five (zero virgola cinque) è semplicemente un modo di vedere l’utilizzo di un’arma in relazione alla meccanica del gruppo di scatto, con riferimento particolare alla Glock (che altri pongono nella Condition Zero e altri ancora nella Condition Two quando ha il colpo camerato – altrimenti va nella Condition Three). Insomma, confusionario!
Condition Four, Five, Six sono stati dell’arma (aperta, chiusa, parzialmente aperta o parzialmente chiusa, con munizionamento all’interno o completamente scarica e, infine, una combinazione di questi elementi). In realtà la dottrina tradizionale statunitense si ferma alla Condition Four, che io originariamente avevo identificato con la Five e ultimamente modificato, come si può leggere nel mio articolo sullo scorso numero di questa rivista: lasciamo perdere, non è materia d’esame!


Cordiali Saluti,
Tony Zanti

Quel Mauser 66...

Buongiorno mi chiamo Carlo Borgioli e ho letto e apprezzato molto il suo articolo su ARMI & BALISTICA relativo ai Mauser 66. Sono entrato in possesso da pochissimo di una di queste carabine avente matricola numero SG55935, in calibro .270 Win., monogrillo con alleggeritore posto dietro la sicura e con porta-cinghia sulla canna. Poiché nel suo articolo e foto non ho trovato niente di simile, gradirei sapere che tipo è e presumibilmente quando è stata costruita. La ringrazio fin d’ora per le notizie che potrà darmi e sapere se esiste qualche pubblicazione su dette carabine. Grazie molte e saluti,
Carlo Borgioli – Firenze

Egregio Signor Borgioli,
lieto che possieda una Mauser 66 S, esempio di come si costruivano allora le carabine.
Le rispondo così di getto: la maglietta con anello investito sulla canna si trova sia all’inizio che alla fine della produzione, sparsa qua e là a muzzo, come direbbe Montalbano, quindi non serve a indicare annate.
Diversa la questione dello stecher, partito e conservato per parecchio tempo con la splendida versione a due grilletti per passare, da ultimo verso il 1986, a quella con slitta dietro alla sicura. Questa è la versione “S” conclusiva della storia della modello 66 Europa che termina circa nel 1992-93, quando i costi di produzione erano oramai a un punto tale da non poter essere riversati sul prezzo di vendita con speranze di successo.
Non abbiamo conoscenza di pubblicazioni in lingua italiana sul tema, al di là dello splendido articolo a cui ci rifacciamo, scritto nel 1971 da Pietro Colombano per la rivista DIANA ARMI.
Un cordiale saluto e tenga cara la sua Mauser 66: anche se in un calibro validissimo, ma filologicamente un poco stonato per l’essenza teutonica dell’arma, rappresenterà sempre una pietra miliare dell’arte di far fucili.
In bocca al lupo,


Emanuele Tabasso
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