Cerca nel sito

Newsletter

Registrarsi è completamente gratuito. Compila i dati nel form sottostante.
Privacy e Termini di Utilizzo
Banner
Banner
Banner

Dai lettori

Donato Bilancia

Donato Bilancia il serial killer della Liguria
(segue dal numero precedente)

E la svolta ci fu! Perché osservando e riosservando quelle ogive al microscopio, benché alcune risultassero deformate per gli impatti e quindi scarsamente utili per gli esami comparativi, non c’erano dubbi: l’omicidio della prostituta ucraina Ljudmyla Zubskova trovata cadavere su una stradina a Ranzi di Pietra Ligure, nella Liguria di Ponente, vicino al muro di cinta dell’ospedale e quello delle due guardie giurate Candido Randò e Massimiliano Gualillo freddati all’interno di una villa di Novi Ligure in provincia di Alessandria, erano stati compiuti con lo stesso revolver e con il medesimo munizionamento costituito da proiettili di piombo nudo. Le analisi al microscopio comparatore confermavano che le striature presenti sulla porzione di ogiva relativa all’omicidio della Zubskova e quelle rilevabili sulle numerose ogive repertate sulla scena del crimine del duplice omicidio di Novi Ligure, erano stati sparati dallo stesso revolver calibro .38 special. Per gli inquirenti, convocati in una urgente riunione presso il RIS di Parma il 10 aprile 1998, a pochissimi giorni dall’inizio della mattanza delle prostitute, e a cui parteciparono gli investigatori ed i Pubblici Ministeri delle Procure di Genova, Savona e Alessandria, era un risultato estremamente importante e sotto certi aspetti sorprendente che impresse alle indagini un indirizzo decisivo e al tempo stesso premiava anche l’eccellente lavoro svolto dai miei collaboratori di allora che operavano nel laboratorio di balistica del RIS di Parma. Ma eravamo solo all’inizio perché, a quel punto, risultava decisivo individuare il particolare tipo di munizioni e questo sarebbe stato possibile soltanto attraverso l’esame della composizione chimica dei GSR che, guarda caso, per gran parte degli omicidi di cui avevamo iniziato ad occuparci, mostravano tutti una stessa peculiarità: non c’erano soltanto bario, antimonio e piombo ma anche altri elementi metallici particolari che costituiranno per l’indagine, un altro colpo di scena… Arrivederci al prossimo numero.

residui dello sparo?

Gentile dottor Garofano, è possibile che un'arma sporca produca più residui rispetto a un'arma pulita? E se sì, si possono definire i residui dello sparo?
E-mail firmata

Noto con piacere che l’argomento relativo alla produzione di residui derivanti dalla esplosione di colpi d’arma da fuoco continua a interessare i lettori di Armi & Balistica. D’altra parte la domanda non è di poco conto poiché ci rimanda direttamente alla possibilità di mettere in relazione un omicidio compiuto con arma da fuoco, con la possibile individuazione dell’arma utilizzata per sparare. Ricordo, per quei lettori che non avessero letto le mie rubriche precedenti, che quando si parla di residui dello sparo, tecnicamente definiti GSR (Gun Shot Residues), si fa normalmente riferimento a quelli derivanti dalla detonazione del miscuglio chimico presente all’interno della capsula d’innesco e a quelli provenienti (in minima parte) dalla composizione metallica di cui è costituito il proiettile, che si combinano tra di loro a seguito della esplosione di colpi d’arma da fuoco. Per gran parte delle munizioni in commercio, la cui capsula contiene un miscuglio costituito da nitrato di bario, solfuro di antimonio e stifnato di piombo, il ritrovamento, tramite microscopia elettronica a scansione abbinata ad un sistema di rilevazione a dispersione di raggi X (SEM-EDX), di particelle metalliche costituite dalla presenza congiunta di bario, antimonio e piombo consente di concludere che quelle particelle possano effettivamente riferirsi a uno sparo.
C’è da dire, però, che esistono cartucce in cui il miscuglio della capsula contiene anche altri elementi chimici, ad esempio il fulminato di mercurio, oppure il siliciuro di calcio che, unitamente alla particolare struttura metallica del proiettile, concorrono a produrre residui dello sparo che chimicamente possono risultare diversi da quelli costituiti dalla terna bario-antimonio e piombo. Va da sé che un’arma sporca che abbia sparato nel tempo cartucce di fabbricazione diversa può produrre residui dello sparo la cui composizione non è perfettamente compatibile con le munizioni eventualmente sequestrate insieme all’arma sospettata di essere stata impiegata per un fatto delittuoso. Quando si fanno indagini scientifiche di questo tipo, quindi, e si ha la possibilità di avere a disposizione l’arma e le munizioni che si ipotizza possano essere state impiegate per commettere un reato, è sempre buona norma analizzare al SEM-EDX prelievi provenienti dalla vittima, insieme a prelievi effettuati all’interno della canna dell’arma nelle condizioni in cui è stata sequestrata ma anche dopo aver esploso uno o due cartucce tra quelle in reperto. Soltanto attraverso la scrupolosa valutazione delle analisi al SEM-EDX di tutti i prelievi a disposizione e dunque delle caratteristiche chimiche dei GSR, sarà poi possibile fare ipotesi di compatibilità o di esclusione e mettere quindi in relazione i residui dello sparo ritrovati sulla vittima (o sui suoi abiti), con quelli individuati sulla persona del presunto sparatore o sull’arma posta sotto sequestro.

Una vecchia circolare...

Tra le varie disposizioni da osservare da parte dei titolari di licenza di collezione per armi comuni da sparo, una proibisce il possesso delle munizioni relative. La disposizione sarebbe chiara salvo il fatto che, oltre alle armi in collezione, ne detengo altre in forza della denuncia (art. 38 del Tulps), fra cui una pistola in calibro 9x21: tutto ciò premesso, posso inserire in collezione un'arma in 9x21? Sembrerebbe di sì, considerando che le cartucce 9x21 sono destinate alle armi detenute e non a quelle in collezione. Ho usato il condizionale perché in questi casi la prudenza non è mai troppa...
Cordiali Saluti
E-mail firmata – Roma

La risposta al quesito del lettore si trova in una vecchia circolare del ministero dell'Interno, della quale citiamo i brani pertinenti.
"Circolare N. 10.21050/10100 (2) 4 del 16 dicembre 1975
OGGETTO: legge 18 aprile 1975, n. 110 contenente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi. Quesiti.
A seguito dell'entrata in vigore della legge 18 aprile 1975 n. 110 contenente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni, degli esplosivi, sono stati da più parti formulati quesiti su problemi ritenuti controversi, di cui si ritiene urgente e indispensabile la definizione.
(...)
Da qualche parte è stata poi lamentata una pretesa sperequazione tra collezionisti e non collezionisti in ordine alla possibilità di utilizzare le armi denunziate, che sembrerebbe esclusa per i primi in conseguenza della licenza di collezione.
Un altro quesito concerne i limiti di osservanza del divieto di detenzione del munizionamento, imposto per le armi in collezione, per cui si è dubitato che possano detenersi munizioni per armi ritualmente denunziate quando dette munizioni siano idonee ad essere usate anche per armi in collezione.
È appena il caso di soggiungere che il dubbio espresso non ha fondamento giacché, mentre da un lato resta fermo l'obbligo di tenere scariche le armi collezionate e di non portarle anche a chi sia munito di regolare licenza, dall'altro non può contestarsi il diritto del privato di detenere, nei limiti consentiti, il munizionamento delle armi denunziate ancorché per alcune di esse il munizionamento stesso sia comune alle armi comprese nella collezione, fermo restando, ovviamente, il divieto che le munizioni stesse siano usate per queste ultime.
Restano, naturalmente, fermi i limiti di cui all'art. 97 del r.d. 6 maggio 1940 n. 635 con il temperamento introdotto dall'art. 26 della menzionata legge n. 110 circa l'obbligo di denunzia delle munizioni.".
Dunque, secondo il ministero dell'Interno è possibile detenere mediante denuncia ex art. 38 del Tulps armi e munizioni dello stesso calibro di altre armi detenute in forza di licenza di collezione per armi comuni da sparo.


Paolo Tagini

TACTICAL WORLD

Buongiorno,
Sono romano e lettore di questa rivista da due anni ormai. Mi sono appassionato ai tanti vostri servizi, specialmente quelli sulle armi corte, che adoro. Mi piacerebbe che qualche volta pubblicaste un articolo comparativo sulle diverse .44 magnum che esistono in commercio. Io custodisco la mia Smith & Wesson come una reliquia e vado in poligono a sparare due volte l’anno, generalmente, anche perché le munizioni costano un botto (ah ah!).
Vi scrivo perché ho visto su Facebook un video su dei ragazzini americani che sparano di revolver e non sembrano avere più di 10 anni, ed erano tutti bravi e compiti e sembrava che la facessero da padroni, rispettando tutte le norme di sicurezza. Io ho due figli di 9 e 11 anni e vorrei portarli a sparare, ma mi hanno detto che al poligono di tiro non si può fare. Esiste una soluzione al di fuori del T.S.N.?
Grazie
Un lettore convinto (da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Caro lettore,
Spero che un articolo sulle .44 Magnum sia pubblicato al più presto. Ho comunicato il suo desiderio al nostro direttore Paolo Tagini, il quale vedrà di accontentarla nel prossimo futuro. Certamente i revolver in .44 Magnum sono armi bellissime e un pezzo di storia. Pensi che la mia prima carabina fu una Ruger in questo calibro con la quale anche presi il mio primo cervo! Una cartuccia di non poco conto ed entusiasmante da sparare. Mi pare di capire che lei non ricarica le munizioni: se lo facesse, il costo delle medesime scenderebbe sensibilmente e potrebbe dedicarsi al suo Smith & Wesson con maggiore frequenza.
Per quanto riguarda i suoi figli, non credo che esistano soluzioni legali che le consentirebbero di far provare loro l’esperienza del poter sparare con armi da fuoco, data la giovane età. Nel TSN è possibile far accedere suo figlio undicenne al tiro, ma soltanto con armi ad aria compressa, mentre per il tiro con le armi da fuoco entrambi dovranno aspettare qualche anno. Riporto quanto afferma il TSN – Sezione di Roma nelle FAQ, visibili sul sito web: “Il tiro a segno con armi ad aria compressa può essere praticato dal 10° anno di età. Le armi da fuoco possono essere utilizzate solamente dal 18° anno di età ad eccezione dei tiratori agonisti categoria "juniores", esclusivamente per le armi previste per le gare avendo il tiratore compiuto il 14° anno di età.” Negli USA le armi da fuoco sono trattate diversamente, per tradizione e cultura, che sono dissimili dalle nostre. Se vuole far divertire i suoi figli con il tiro al bersaglio, esistono soluzioni alla portata di tutti, quali i giocattoli a forma di armi, che sparano pallini di plastica. Basta adottare le relative precauzioni, quali indossare occhiali protettivi e, soprattutto, educare i ragazzetti all’utilizzo di questi giocattoli in sicurezza. Per esempio, insegnare loro che non dovranno mai puntare la volata verso se stessi o altri e non tirare contro bersagli che causano il rimbalzo dei pallini. La sua supervisione è assolutamente necessaria! Il divertimento è comunque assicurato e poco costoso, se sceglie i giocattoli adatti.


Cordiali Saluti,
Tony Zanti




Consigli per gli acquisti

Buongiorno,
ho preso per caso la vostra rivista e mi è piaciuto un suo articolo, oltre agli altri sulle armi e in special modo le foto. Sono una ragazza sotto i trenta anni da poco appassionata del settore e frequento il poligono della mia città, dove ho imparato a sparare con la pistola. Ho appena preso il porto d’armi da tiro a volo e vorrei acquistare una pistola e un fucile e poi frequentare un campo di tiro privato dove poter imparare a usare entrambi. Il fucile non l’ho mai provato ma ho visto un amico sparare con uno a pompa. Più che un fucile, però, sembrava una bomba a mano e la spinta che dava il calcio era impressionante. Mi piacerebbe imparare, perché i fucili hanno il loro fascino, ma non credo di volere sottopormi alla tortura del pompa, anche se un calibro 12 lo vorrei acquistare. Quali armi acquistare, secondo lei?

Cristina

Gentile Cristina,
Acquistare un’arma, per una persona che si affaccia a questo mondo, non è cosa facile. Occasionalmente il neofita si ritrova con un giocattolo che non gli/le piace, dopo averlo provato. Purtroppo sono pochi i posti in Italia dove si può provare un’arma prima di acquistarla, ad eccezione del privato che vuole vendere l’arma e incontra il possibile acquirente in una struttura di tiro all’aperto (e qui qualcuno ci vede una violazione della legge), oppure l’armiere che ha un negozio dotato di “tunnel”, ossia di una più o meno piccola linea di tiro che si trovi nelle immediate pertinenze dell’armeria (e che sia, naturalmente, a norma di legge). Alternativamente, ci si deve affidare a chi le armi le usa da un po’ di tempo e potrebbe essere d’aiuto nella scelta di una pistola o di un fucile, oppure di entrambi. Sono così vaste e divergenti le idee che gli appassionati si fanno dei “ferri” del piacere e le preferenze personali, che il neofita potrebbe infine capitare con armi che non apprezza, per una ragione o per un’altra. Se l’arma serve per il tiro statico, cioè il tipo di tiro che si fa tenendo le armi su un tavolo e sparando da fermi, la scelta è più semplice, in quanto qualsiasi pistola, revolver o arma lunga si adatta allo scopo del tiro informale al bersaglio oppure al plinking. Alcune pistole, poi, sono più indicate di altre nel Tiro Dinamico Sportivo e le sue varie branche, come anche alcuni tipi di arma lunga. Se ho capito bene la sua domanda, da parte mia la indirizzerei ad acquistare una pistola semiautomatica, di calibro 9 mm x 21. Vi sono tantissimi modelli, di marca nazionale o estera, che possono dare le prime soddisfazioni. Naturalmente, col tempo sarà portata a fare dei confronti con altre pistole, che probabilmente vedrà nelle mani di altri tiratori e la sua naturale curiosità farà il resto. Per quanto riguarda il “dodici”, Le consiglio vivamente di stare lontano dalla ripetizione manuale, cioè dai cosiddetti “pompa”. Per due grosse ragioni: la prima è la disparità tra la lunghezza media delle braccia della donna, paragonata a quella dell’uomo, che causano una evidente difficoltà (a volte l’impossibilità) di estendere il braccio che scorre lungo l’arma e apre e chiude l’azione. La seconda ragione è che il rinculo generato dalla potenza della munizione si trasmette direttamente a dove è poggiato il calcio sulla spalla del tiratore, rendendo il tiro un’attività scomoda e anche dolorosa. È raccomandabile, quindi, che il fucile sia dotato di azione semiautomatica, che diminuisce sensibilmente il rinculo sentito. Per quanto riguarda queste ultime armi, i prodotti nazionali sono all’avanguardia. Insomma, i migliori consigli li troverà sul campo. Viva la sua passione e si informi costantemente.


Cordiali saluti,
Tony Zanti



Altri articoli...
Banner

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta .

Accetto i cookie da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information