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Dai lettori

Una vecchia circolare...

Tra le varie disposizioni da osservare da parte dei titolari di licenza di collezione per armi comuni da sparo, una proibisce il possesso delle munizioni relative. La disposizione sarebbe chiara salvo il fatto che, oltre alle armi in collezione, ne detengo altre in forza della denuncia (art. 38 del Tulps), fra cui una pistola in calibro 9x21: tutto ciò premesso, posso inserire in collezione un'arma in 9x21? Sembrerebbe di sì, considerando che le cartucce 9x21 sono destinate alle armi detenute e non a quelle in collezione. Ho usato il condizionale perché in questi casi la prudenza non è mai troppa...
Cordiali Saluti
E-mail firmata – Roma

La risposta al quesito del lettore si trova in una vecchia circolare del ministero dell'Interno, della quale citiamo i brani pertinenti.
"Circolare N. 10.21050/10100 (2) 4 del 16 dicembre 1975
OGGETTO: legge 18 aprile 1975, n. 110 contenente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi. Quesiti.
A seguito dell'entrata in vigore della legge 18 aprile 1975 n. 110 contenente norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni, degli esplosivi, sono stati da più parti formulati quesiti su problemi ritenuti controversi, di cui si ritiene urgente e indispensabile la definizione.
(...)
Da qualche parte è stata poi lamentata una pretesa sperequazione tra collezionisti e non collezionisti in ordine alla possibilità di utilizzare le armi denunziate, che sembrerebbe esclusa per i primi in conseguenza della licenza di collezione.
Un altro quesito concerne i limiti di osservanza del divieto di detenzione del munizionamento, imposto per le armi in collezione, per cui si è dubitato che possano detenersi munizioni per armi ritualmente denunziate quando dette munizioni siano idonee ad essere usate anche per armi in collezione.
È appena il caso di soggiungere che il dubbio espresso non ha fondamento giacché, mentre da un lato resta fermo l'obbligo di tenere scariche le armi collezionate e di non portarle anche a chi sia munito di regolare licenza, dall'altro non può contestarsi il diritto del privato di detenere, nei limiti consentiti, il munizionamento delle armi denunziate ancorché per alcune di esse il munizionamento stesso sia comune alle armi comprese nella collezione, fermo restando, ovviamente, il divieto che le munizioni stesse siano usate per queste ultime.
Restano, naturalmente, fermi i limiti di cui all'art. 97 del r.d. 6 maggio 1940 n. 635 con il temperamento introdotto dall'art. 26 della menzionata legge n. 110 circa l'obbligo di denunzia delle munizioni.".
Dunque, secondo il ministero dell'Interno è possibile detenere mediante denuncia ex art. 38 del Tulps armi e munizioni dello stesso calibro di altre armi detenute in forza di licenza di collezione per armi comuni da sparo.


Paolo Tagini

TACTICAL WORLD

Buongiorno,
Sono romano e lettore di questa rivista da due anni ormai. Mi sono appassionato ai tanti vostri servizi, specialmente quelli sulle armi corte, che adoro. Mi piacerebbe che qualche volta pubblicaste un articolo comparativo sulle diverse .44 magnum che esistono in commercio. Io custodisco la mia Smith & Wesson come una reliquia e vado in poligono a sparare due volte l’anno, generalmente, anche perché le munizioni costano un botto (ah ah!).
Vi scrivo perché ho visto su Facebook un video su dei ragazzini americani che sparano di revolver e non sembrano avere più di 10 anni, ed erano tutti bravi e compiti e sembrava che la facessero da padroni, rispettando tutte le norme di sicurezza. Io ho due figli di 9 e 11 anni e vorrei portarli a sparare, ma mi hanno detto che al poligono di tiro non si può fare. Esiste una soluzione al di fuori del T.S.N.?
Grazie
Un lettore convinto (da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Caro lettore,
Spero che un articolo sulle .44 Magnum sia pubblicato al più presto. Ho comunicato il suo desiderio al nostro direttore Paolo Tagini, il quale vedrà di accontentarla nel prossimo futuro. Certamente i revolver in .44 Magnum sono armi bellissime e un pezzo di storia. Pensi che la mia prima carabina fu una Ruger in questo calibro con la quale anche presi il mio primo cervo! Una cartuccia di non poco conto ed entusiasmante da sparare. Mi pare di capire che lei non ricarica le munizioni: se lo facesse, il costo delle medesime scenderebbe sensibilmente e potrebbe dedicarsi al suo Smith & Wesson con maggiore frequenza.
Per quanto riguarda i suoi figli, non credo che esistano soluzioni legali che le consentirebbero di far provare loro l’esperienza del poter sparare con armi da fuoco, data la giovane età. Nel TSN è possibile far accedere suo figlio undicenne al tiro, ma soltanto con armi ad aria compressa, mentre per il tiro con le armi da fuoco entrambi dovranno aspettare qualche anno. Riporto quanto afferma il TSN – Sezione di Roma nelle FAQ, visibili sul sito web: “Il tiro a segno con armi ad aria compressa può essere praticato dal 10° anno di età. Le armi da fuoco possono essere utilizzate solamente dal 18° anno di età ad eccezione dei tiratori agonisti categoria "juniores", esclusivamente per le armi previste per le gare avendo il tiratore compiuto il 14° anno di età.” Negli USA le armi da fuoco sono trattate diversamente, per tradizione e cultura, che sono dissimili dalle nostre. Se vuole far divertire i suoi figli con il tiro al bersaglio, esistono soluzioni alla portata di tutti, quali i giocattoli a forma di armi, che sparano pallini di plastica. Basta adottare le relative precauzioni, quali indossare occhiali protettivi e, soprattutto, educare i ragazzetti all’utilizzo di questi giocattoli in sicurezza. Per esempio, insegnare loro che non dovranno mai puntare la volata verso se stessi o altri e non tirare contro bersagli che causano il rimbalzo dei pallini. La sua supervisione è assolutamente necessaria! Il divertimento è comunque assicurato e poco costoso, se sceglie i giocattoli adatti.


Cordiali Saluti,
Tony Zanti




Consigli per gli acquisti

Buongiorno,
ho preso per caso la vostra rivista e mi è piaciuto un suo articolo, oltre agli altri sulle armi e in special modo le foto. Sono una ragazza sotto i trenta anni da poco appassionata del settore e frequento il poligono della mia città, dove ho imparato a sparare con la pistola. Ho appena preso il porto d’armi da tiro a volo e vorrei acquistare una pistola e un fucile e poi frequentare un campo di tiro privato dove poter imparare a usare entrambi. Il fucile non l’ho mai provato ma ho visto un amico sparare con uno a pompa. Più che un fucile, però, sembrava una bomba a mano e la spinta che dava il calcio era impressionante. Mi piacerebbe imparare, perché i fucili hanno il loro fascino, ma non credo di volere sottopormi alla tortura del pompa, anche se un calibro 12 lo vorrei acquistare. Quali armi acquistare, secondo lei?

Cristina

Gentile Cristina,
Acquistare un’arma, per una persona che si affaccia a questo mondo, non è cosa facile. Occasionalmente il neofita si ritrova con un giocattolo che non gli/le piace, dopo averlo provato. Purtroppo sono pochi i posti in Italia dove si può provare un’arma prima di acquistarla, ad eccezione del privato che vuole vendere l’arma e incontra il possibile acquirente in una struttura di tiro all’aperto (e qui qualcuno ci vede una violazione della legge), oppure l’armiere che ha un negozio dotato di “tunnel”, ossia di una più o meno piccola linea di tiro che si trovi nelle immediate pertinenze dell’armeria (e che sia, naturalmente, a norma di legge). Alternativamente, ci si deve affidare a chi le armi le usa da un po’ di tempo e potrebbe essere d’aiuto nella scelta di una pistola o di un fucile, oppure di entrambi. Sono così vaste e divergenti le idee che gli appassionati si fanno dei “ferri” del piacere e le preferenze personali, che il neofita potrebbe infine capitare con armi che non apprezza, per una ragione o per un’altra. Se l’arma serve per il tiro statico, cioè il tipo di tiro che si fa tenendo le armi su un tavolo e sparando da fermi, la scelta è più semplice, in quanto qualsiasi pistola, revolver o arma lunga si adatta allo scopo del tiro informale al bersaglio oppure al plinking. Alcune pistole, poi, sono più indicate di altre nel Tiro Dinamico Sportivo e le sue varie branche, come anche alcuni tipi di arma lunga. Se ho capito bene la sua domanda, da parte mia la indirizzerei ad acquistare una pistola semiautomatica, di calibro 9 mm x 21. Vi sono tantissimi modelli, di marca nazionale o estera, che possono dare le prime soddisfazioni. Naturalmente, col tempo sarà portata a fare dei confronti con altre pistole, che probabilmente vedrà nelle mani di altri tiratori e la sua naturale curiosità farà il resto. Per quanto riguarda il “dodici”, Le consiglio vivamente di stare lontano dalla ripetizione manuale, cioè dai cosiddetti “pompa”. Per due grosse ragioni: la prima è la disparità tra la lunghezza media delle braccia della donna, paragonata a quella dell’uomo, che causano una evidente difficoltà (a volte l’impossibilità) di estendere il braccio che scorre lungo l’arma e apre e chiude l’azione. La seconda ragione è che il rinculo generato dalla potenza della munizione si trasmette direttamente a dove è poggiato il calcio sulla spalla del tiratore, rendendo il tiro un’attività scomoda e anche dolorosa. È raccomandabile, quindi, che il fucile sia dotato di azione semiautomatica, che diminuisce sensibilmente il rinculo sentito. Per quanto riguarda queste ultime armi, i prodotti nazionali sono all’avanguardia. Insomma, i migliori consigli li troverà sul campo. Viva la sua passione e si informi costantemente.


Cordiali saluti,
Tony Zanti



Riceviamo e pubblichiamo

Sono da sempre attento alle problematiche inerenti la sicurezza con particolare riguardo alle investigazioni e come Perito Balistico da anni mi interesso alle questioni sia tecniche che giuridiche del complesso mondo delle armi.
I recenti eventi terroristici che stanno affliggendo il cuore dell'Europa hanno visto una recrudescenza nell'uso delle armi da fuoco che ci riporta col pensiero al passato e ho letto con interesse sulle possibili conseguenze di indiscriminati divieti europei sulla detenzione legale di armi da fuoco.
A questo riguardo, nella mia analisi delle criticità dell'impianto investigativo italiano, ho scoperto un fatto interessante. Nel seguente elenco, qual è l'intruso?

Ambiente
Associazione mafiosa
Bande di motociclisti
Borseggi
Cold case
Contrabbando
Corruzione
Denaro falso
Frodi agricole
Furti
Furto di veicoli
Gioco d'azzardo
Immigrazione clandestina
Incendi boschivi
Latitanti
Lavoro nero
Materiale radioattivo
Mercenari
Odio razziale
Omicidi
Opere d'arte
Pedofilia
Pedopornografia
Prostituzione
Reati elettorali
Reati fallimentari
Reati in famiglia
Reati informatici
Reati minorili
Reati sanitari
Reati sportivi
Reati stradali
Reati tributari
Riciclaggio
Rifiuti
Scippi
Sette sataniche
Sicurezza sul lavoro
Sofisticazione alimentare
Stupefacenti
Terrorismo
Traffico d'armi
Traffico di valuta
Turismo sessuale
Violenza sessuale

Volendo quindi giocare a "trova l'intruso", quale elemento dovremmo eliminare?
Ebbene, sembra assurdo ma l'intruso è proprio il Traffico d'armi. Perché?
Perché esistono nel nostro paese uffici investigativi che si occupano in maniera esclusiva, o hanno comunque fra le loro competenze tutti i fatti illeciti sopra descritti; tutti eccetto il traffico d'armi, in quanto non esiste alcun ufficio in nessuna forza di polizia deputato a investigare su questo fenomeno.
Certo, chi insegue rapinatori, mafiosi e terroristi si imbatte nelle loro armi e le sequestra, e a volte capita di individuare qualcuno che traffica con le armi e di monitorarne le attività, ma nessuno si occupa specificatamente delle indagini su quel settore, che viene invece osservato solo dal punto di vista amministrativo e quindi osservando e analizzando solo chi è utilizzatore o detentore notorio di armi.
Sono perciò perfettamente concorde sul fatto che l'inasprimento dei controlli, il restringimento delle autorizzazioni e l'aumento in generale dell'attenzione sui detentori legali di armi non possa in alcun modo incrementare la lotta al terrorismo e in particolare all'approvvigionamento di armi agli estremisti, posto che proprio il traffico d'armi risulta deficitario di adeguata attenzione investigativa da parte delle istituzioni.
Si porgono distinti saluti.


Lettera firmata

Coltelli o pugnali

Sono un vostro lettore e vorrei rivolgervi un quesito in merito a quanto prevede la legge italiana relativamente a pugnali e coltelli. Questa mia curiosità è a voi rivolta, oltre che per ottenere un'informazione generale, soprattutto per conoscere quanto la legge stabilisce relativamente agli acquisti di tali oggetti.
Lettera firmata

Agli effetti della legge penale, per “armi proprie” s’intendono quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona (combinato disposto degli articoli 585 e 704 del codice penale). La legge non fornisce una definizione di “coltello” o di “pugnale” e, tanto meno, classifica questi manufatti; si deve pertanto ricorrere alla loro definizione lessicale, in base alla quale il coltello è genericamente definito come uno strumento da taglio costituito da una lama affilata da una sola parte inserita in un manico. Al contrario, il pugnale è definibile come un'arma bianca corta, da usare negli scontri ravvicinati, costituita da una lama a due tagli e a punta acuminata, infissa in un’impugnatura di forma e materiale vari. La destinazione naturale del coltello è dunque quella di uno strumento d’utilità e non può dunque essere considerato “arma propria”. Viceversa, appare evidente che la finalità del pugnale è l’offesa alla persona e, dunque, è un’arma agli effetti di legge. Di certo, tuttavia, appare altrettanto evidente che i coltelli, pur avendo una funzione principale diversa dall’offesa alla persona, debbano essere considerati come “strumenti atti ad offendere” (di cui all’art. 4 della legge n. 110 del 1975).
Si è detto che la differenza fra coltello e pugnale sta nel doppio filo che caratterizza il secondo; ci possono ovviamente essere dei casi dubbi quando, per esempio, si è in presenza di una parte seghettata della costa della lama (tipica dei coltelli da sopravvivenza) che serve per il taglio di particolari materiali e non per rendere il coltello più lesivo. Quel coltello che presenta il filo da un lato e la seghettatura dall’altro lato della lama può essere considerato un coltello e non un pugnale.
Le armi bianche che la legge considera “arma propria”, dunque i pugnali, debbono essere acquistate con un titolo (nulla osta o porto d'armi), ne deve essere denunciato il possesso e ne è proibito il porto in ogni caso; mentre esistono limiti alla detenzione delle armi comuni da sparo, la legge non pone limitazioni per le “armi proprie” che non siano da sparo. Viceversa, le armi bianche che la legge non considera “arma propria”, dunque i coltelli, sono acquistabili liberamente e non ne deve essere denunciato il possesso; possono essere portati a caccia (art. 13, comma 6, della legge n. 157/1992) oppure per giustificato motivo.

Paolo Tagini

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