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Dai lettori

SPERANZA INGIUSTIFICATA?

Egregio sig. Zanti,
La seguo su Facebook e pertanto ho letto le sue esternazioni sull’elezione di Donald Trump a Presidente degli USA e di come la sua elezione potrebbe essere d’aiuto anche per noi appassionati di armi. Certo è che la sua rivale Clinton era per il disarmo degli americani, se non vado errato, quindi la perdita delle elezioni da parte sua porrebbe meno problemi per quanto riguarda il diritto alle armi dei cittadini americani. Me ne compiaccio e mi congratulo con loro, ma per noi questo successo in che cosa si tradurrebbe? Un aiuto forse a tenere a bada i signori di Bruxelles e anche i nostrani antiarmi? Che cosa può dire di più? La ringrazio anticipatamente della risposta.
Marco

Gentile Marco,
Ribadisco che sono contento che Donald Trump sia il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, non soltanto perché credo possa fare un ottimo lavoro per risollevare gli Stati Uniti economicamente e cancellare le tracce lasciate dalla precedente gestione, ma anche perché la sua rivale è una delle più accanite antiarmi che l’America annoveri, unitamente al prossimo ex-presidente Obama. Un forte appoggio alla campagna presidenziale di Donald Trump è stato dato dalla NRA, la National Rifle Association, che ha visto in lui l’inaspettato paladino dei detentori e gli utilizzatori di armi da fuoco negli Stati Uniti. Infatti, prima d’ora, nessun uomo politico di tale levatura si era espresso apertamente e genuinamente a favore del Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, cioè il diritto di ogni cittadino americano di possedere e anche portare armi da fuoco. Infatti, Donald Trump, in uno dei suoi ultimi comizi elettorali, aveva dichiarato che “Il Secondo Emendamento è sotto assedio” e quindi aveva promesso di difenderlo in sede di Corte Suprema, da ogni tentativo di modifica “liberal” o addirittura abrogazione. Detta difesa si rende più facile per il fatto che quando si insedierà alla Casa Bianca, Trump avrà la facoltà di proporre un giudice conservatore – e quindi favorevole alla salvaguardia del Secondo Emendamento – nella Corte Suprema. Dal febbraio di quest’anno si era resa vacante tale posizione, a causa della scomparsa del giudice Antonin Scalia (foto), il quale era talmente conservatore da essere stato soprannominato “il mastino della Costituzione”. Barack Obama avrebbe voluto nominare subito un successore “liberal”, ma il Senato votò contro, rispettando la tradizione che un Presidente alla fine del suo secondo e ultimo mandato non possa nominare il successore. Evidentemente, una futura nomina da parte del neoeletto Presidente Trump potrà pareggiare i conti all’interno della Corte Suprema, che legifera anche sul diritto di “portare le armi”, come la Costituzione americana recita. A patto, naturalmente, di introdurre un eminente giudice conservatore che eguagli il curriculum del compianto Scalia.
Insomma, la battaglia per il Secondo Emendamento si basa più sulla politica che sul diritto costituzionale. Negli USA come in Italia, giudici politicizzati possono spostare l’ago della bilancia verso l’una o l’altra tendenza e l’elemento-diritto può farne le spese o giovarne. Certamente, l’elezione di Trump alla Casa Bianca darà filo da torcere anche al carrozzone di Bruxelles e ai parrucconi nostrani. Non ci resta che aspettare. Dal canto nostro, andare a votare è un obbligo morale. Ora più che mai! Cordialmente,
Tony Zanti
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Legno, materia viva

Gentile redazione,
vorrei intraprendere il restauro del calcio di un fucile Mauser 98, molto bisognoso di cure, ma prima di iniziare vorrei schiarirmi le idee su come procedere. Potreste darmi qualche indicazione generale sull'argomento? Grazie infinite.
E-mail firmata


Fra i guai più comuni di un calcio di legno si segnalano le ammaccature; esistono vari modi di ripararle che sostanzialmente fanno riferimento a due tecniche di base:
1) riportare del materiale (tipo il moderno "legno plastico", ma anche della cera) per colmare la cavità dell'ammaccatura;
2) asportare mediante levigatura il materiale circostante la cavità per rendere omogeneo il piano della superficie.
Accanto a queste due procedure più comuni esiste però una terza possibilità d'intervento che agisce sulle fibre del legno sfruttandone la plasticità. L'ammaccatura infatti non è che la violenta compressione del materiale, quindi è evidente che una compressione uguale e contraria (cioè una depressione) riporterebbe le cose a posto. Tutto ciò non è difficile da realizzare e viene attuato per mezzo del vapore. La tecnica che stiamo illustrando consiste nell'impregnare d'acqua le fibre del legno nella zona interessata e quindi nel fare evaporare l'acqua. La depressione che si crea in questo modo è molto meno intensa della compressione (l'urto) che ha creato l'ammaccatura, tuttavia con applicazioni successive produce l'effetto desiderato, cioè permette quasi sempre di riportare il legno nelle condizioni originali.     Per questo intervento è necessaria un'attrezzatura veramente minima, costituita da un flacone di acqua distillata, da alcuni bastoncini con le estremità di cotone (usualmente impiegati per la pulizia delle orecchie) e da un saldatore elettrico. L'uso delle acqua distillata è consigliato a causa del contenuto calcareo che di solito è presente nell'acqua potabile.
La tecnica che descriveremo non è certo una novità e veniva già attuata con un ferro da stiro e della carta assorbente, attrezzatura che non ha perso la sua validità ma che risulta di uso meno pratico rispetto a quella che proponiamo oggi. Individuata l'ammaccatura che affligge il legno, è opportuna una pulizia accurata della superficie interessata, badando in particolare a eliminare unto e sporcizia; per questa operazione sono sufficienti acqua e sapone in buona quantità. Inoltre è opportuno imbibire preventivamente il più possibile le fibre del legno interessate, depositando acqua distillata nell'ammaccatura e aspettando che questa venga assorbita dal legno. Si può iniziare a questo punto la riparazione vera e propria. La procedura, che dovrà essere ripetuta un buon numero di volte è la seguente: si imbeve nell'acqua distillata il cotone di un bastoncino e lo si appoggia sull'ammaccatura, quindi sul cotone viene appoggiata la punta già calda del saldatore. Si deve insistere per una decina di secondi, durante i quali l'acqua si trasforma in vapore; evaporata tutta l'acqua si deve iniziare un nuovo ciclo. Questa tecnica dà in genere ottimi risultati ma richiede molta pazienza e costanza; per la riparazione di un'ammaccatura sono a volte necessarie ore e ore di applicazioni e quindi è bene che l'interessato non si illuda di sbrigarsela in tempi brevi. Il tempo richiesto varia comunque in funzione della profondità dell'ammaccatura, del tipo legno, della sua durezza, della sua stagionatura e dei trattamenti cui è stato sottoposto in precedenza.

Massimo Castiglione
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Ricostruzione della dinamica

Tra le indagini balistiche richieste dall’Autorità Giudiziaria sono comprese anche le ricostruzioni della possibile dinamica?
Giovanni da Roma


Caro Giovanni,
direi che la ricostruzione della dinamica di una aggressione compiuta con le armi da fuoco è diventata quasi una costante nelle richieste formulate dal pubblico ministero e dal giudice e, come tutte le ipotesi ricostruttive, diventa spesso determinante per stabilire le responsabilità di chi ha fatto fuoco. Una rapina commessa in una abitazione privata od in un esercizio commerciale costituiscono l’esempio più classico e ricorrente di come sia indispensabile stabilire le modalità dell’evento, soprattutto quando la vittima ha risposto alla minaccia o al fuoco dell’autore, ferendolo o privandolo della vita. Il quesito che spesso si pone è il seguente: siamo di fronte a un caso di omicidio o di legittima difesa?

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Bossoli e proiettili

Che affidabilità hanno le analisi balistiche di bossoli e proiettili?
Marco da Pordenone

Caro Marco,
mi aspettavo che prima o poi qualcuno di voi mi ponesse questa importante domanda che in qualche modo integra quanto ho scritto il mese scorso sulle offerte formative che riguardano la balistica forense. Intanto, chiariamolo subito, se ci interroghiamo sulla affidabilità o meno delle indagini balistiche, non possiamo certamente restringerle solo all’ambito delle analisi di laboratorio. Come tutti gli accertamenti di carattere tecnico-scientifico che sono correlati alla commissione di un fatto delittuoso, una buona indagine, non può prescindere dall’analisi della scena del crimine e, se presenti, dalle lesioni riportate dalla vittima. Fondamentali, pertanto, risultano i rilievi fotografici e planimetrici da effettuarsi sul luogo del delitto, attraverso l'identificazione degli agenti balistici (bossoli e proiettili), la precisa individuazione della loro posizione ed il calcolo di possibili traiettorie, in relazione alle parti corporee che hanno attinto la vittima (tramiti, fori di entrata/uscita) o ai danni (impatti) rilevabili sulla scena. Si passa poi all’esame microscopico dei segni impressi dall’arma sui bossoli, riconducibili agli effetti prodotti a seguito dello sparo dagli organi meccanici di cui ogni arma è costituita (percussore, culatta, estrattore o espulsore) e sui proiettili, sui quali sono rinvenibili microstriature prodotte dal passaggio all’interno della canna che, nelle sole armi corte, è provvista di rilievi atti a stabilizzare il moto del proiettile. Gli esami delle così dette “impronte balistiche” rilevabili su bossoli e proiettili vengono effettuati con un speciale strumento chiamato microscopio comparatore, una sorta di doppio microscopio, che consente di analizzare simultaneamente due oggetti/reperti. Tale singolare possibilità permette di verificare se si rinvengono le stesse impronte balistiche su più reperti provenienti dallo stesso caso o da casi delittuosi diversi in modo da capire se è stata usata sempre la stessa arma - come nel caso Bilancia - e qualora se ne abbia la disponibilità, stabilire quale arma in particolare, è stata impiegata per delinquere. Ma quanto sono attendibili tutti questi accertamenti? La risposta non è semplice perché se da una parte le impronte balistiche sono per certi versi fortemente individualizzanti, dall’altra, proprio come avviene per le più classiche “impronte digitali” esse sono estremamente limitate in dimensioni e non sempre risultano riprodotte in maniera completa. Ci si affida dunque, analogamente a quanto avviene in dattiloscopia (la scienza che studia le impressioni papillari) alla competenza, al rigore ed all’esperienza dell’esperto, ricorrendo alla buona prassi di sottoporre lo stesso esame a due o più analisti indipendenti in modo da garantire che il risultato sia concorde e soprattutto affidabile. Ma il rischio dell’errore, purtroppo, è sempre in agguato. È per questi e altri motivi che anche la balistica comparativa si sta avviando verso soluzioni tecnologiche più affidabili e oggettive, basate su sistemi di osservazione e di misura molto più precisi e riproducibili dell’occhio umano, come profilometri con puntatore laser, interferometri a scansione verticale, microscopi confocali eccetera, attualmente in fase di studio avanzato sia in Europa che in USA, che permetteranno di superare i limiti di una interpretazione analitica che spesso risulta troppo soggettiva.

Donato Bilancia il serial killer della Liguria
Tra tutte le risposte che ricevetti, una fu davvero risolutiva: la trovate nella foto qui accanto, che si riferisce alla mail originale inviatami dalla ditta di cartucce finlandese Lapua Patria. Eh già, perché con quella risposta, ci vennero comunicati due dati di fondamentale importanza. Il primo, si riferiva ai disegni costruttivi del proiettile, denominato C358 e prodotto dalla fabbrica tra il 1972 ed il 1983. Ciò, oltre a confermare che si trattasse di munizionamento acquistato dal mercato clandestino (insieme all’arma), ci permetteva di trarre elementi utili al riconoscimento di una medesima provenienza, anche per quei proiettili più ammaccati e deformati, consentendoci di ampliare il numero di omicidi da attribuire alla stessa arma. Ma il dato più interessante era rappresentato da un altro particolare. La Lapua, infatti, ci comunicò che l’innesco della capsula era costituito da Solfuro di Antimonio, Nitrato di Bario e Stifnato di Piombo, ma anche da Siliciuro di Calcio in funzione di composto stabilizzante della miscela: avevamo fatto bingo! Finalmente, oltre al dato proveniente dagli esami balistici micro comparativi sui proiettili di piombo repertati nelle diverse scene del crimine o dalle vittime, potevamo disporre di ulteriori conferme che ci venivano da quegli omicidi che anche in assenza di agenti balistici, o di tracce biologiche riconducibili ad uno stesso individuo ignoto, esibivano sugli abiti delle vittime la presenza di residui dello sparo costituiti da Bario, Piombo, Antimonio, Silicio e Calcio: e questi ultimi elementi metallici, potevano provenire solo ed esclusivamente da quel munizionamento, dunque, sempre dallo stesso revolver, sempre dallo stesso killer seriale!

Che affidabilità hanno le analisi balistiche di bossoli e proiettili?

Marco da Pordenone

 

Caro Marco,

mi aspettavo che prima o poi qualcuno di voi mi ponesse questa importante domanda che in qualche modo integra quanto ho scritto il mese scorso sulle offerte formative che riguardano la balistica forense. Intanto, chiariamolo subito, se ci interroghiamo sulla affidabilità o meno delle indagini balistiche, non possiamo certamente restringerle solo all’ambito delle analisi di laboratorio. Come tutti gli accertamenti di carattere tecnico-scientifico che sono correlati alla commissione di un fatto delittuoso, una buona indagine, non può prescindere dall’analisi della scena del crimine e, se presenti, dalle lesioni riportate dalla vittima. Fondamentali, pertanto, risultano i rilievi fotografici e planimetrici da effettuarsi sul luogo del delitto, attraverso l'identificazione degli agenti balistici (bossoli e proiettili), la precisa individuazione della loro posizione ed il calcolo di possibili traiettorie, in relazione alle parti corporee che hanno attinto la vittima (tramiti, fori di entrata/uscita) o ai danni (impatti) rilevabili sulla scena. Si passa poi all’esame microscopico dei segni impressi dall’arma sui bossoli, riconducibili agli effetti prodotti a seguito dello sparo dagli organi meccanici di cui ogni arma è costituita (percussore, culatta, estrattore o espulsore) e sui proiettili, sui quali sono rinvenibili microstriature prodotte dal passaggio all’interno della canna che, nelle sole armi corte, è provvista di rilievi atti a stabilizzare il moto del proiettile. Gli esami delle così dette “impronte balistiche” rilevabili su bossoli e proiettili vengono effettuati con un speciale strumento chiamato microscopio comparatore, una sorta di doppio microscopio, che consente di analizzare simultaneamente due oggetti/reperti. Tale singolare possibilità permette di verificare se si rinvengono le stesse impronte balistiche su più reperti provenienti dallo stesso caso o da casi delittuosi diversi in modo da capire se è stata usata sempre la stessa arma - come nel caso Bilancia - e qualora se ne abbia la disponibilità, stabilire quale arma in particolare, è stata impiegata per delinquere. Ma quanto sono attendibili tutti questi accertamenti? La risposta non è semplice perché se da una parte le impronte balistiche sono per certi versi fortemente individualizzanti, dall’altra, proprio come avviene per le più classiche “impronte digitali” esse sono estremamente limitate in dimensioni e non sempre risultano riprodotte in maniera completa. Ci si affida dunque, analogamente a quanto avviene in dattiloscopia (la scienza che studia le impressioni papillari) alla competenza, al rigore ed all’esperienza dell’esperto, ricorrendo alla buona prassi di sottoporre lo stesso esame a due o più analisti indipendenti in modo da garantire che il risultato sia concorde e soprattutto affidabile. Ma il rischio dell’errore, purtroppo, è sempre in agguato. È per questi e altri motivi che anche la balistica comparativa si sta avviando verso soluzioni tecnologiche più affidabili e oggettive, basate su sistemi di osservazione e di misura molto più precisi e riproducibili dell’occhio umano, come profilometri con puntatore laser, interferometri a scansione verticale, microscopi confocali eccetera, attualmente in fase di studio avanzato sia in Europa che in USA, che permetteranno di superare i limiti di una interpretazione analitica che spesso risulta troppo soggettiva.

 

Donato Bilancia il serial killer della Liguria

Tra tutte le risposte che ricevetti, una fu davvero risolutiva: la trovate nella foto qui accanto, che si riferisce alla mail originale inviatami dalla ditta di cartucce finlandese Lapua Patria. Eh già, perché con quella risposta, ci vennero comunicati due dati di fondamentale importanza. Il primo, si riferiva ai disegni costruttivi del proiettile, denominato C358 e prodotto dalla fabbrica tra il 1972 ed il 1983. Ciò, oltre a confermare che si trattasse di munizionamento acquistato dal mercato clandestino (insieme all’arma), ci permetteva di trarre elementi utili al riconoscimento di una medesima provenienza, anche per quei proiettili più ammaccati e deformati, consentendoci di ampliare il numero di omicidi da attribuire alla stessa arma. Ma il dato più interessante era rappresentato da un altro particolare. La Lapua, infatti, ci comunicò che l’innesco della capsula era costituito da Solfuro di Antimonio, Nitrato di Bario e Stifnato di Piombo, ma anche da Siliciuro di Calcio in funzione di composto stabilizzante della miscela: avevamo fatto bingo! Finalmente, oltre al dato proveniente dagli esami balistici micro comparativi sui proiettili di piombo repertati nelle diverse scene del crimine o dalle vittime, potevamo disporre di ulteriori conferme che ci venivano da quegli omicidi che anche in assenza di agenti balistici, o di tracce biologiche riconducibili ad uno stesso individuo ignoto, esibivano sugli abiti delle vittime la presenza di residui dello sparo costituiti da Bario, Piombo, Antimonio, Silicio e Calcio: e questi ultimi elementi metallici, potevano provenire solo ed esclusivamente da quel munizionamento, dunque, sempre dallo stesso revolver, sempre dallo stesso killer seriale!

 

DUBBIO GIUSTIFICATO

Egregio sig. Zanti,
Sono titolare di porto d’arma sportivo da una decina di anni e La seguo da vicino, sia su Facebook che su questa rivista, allo scopo di espandere le mie conoscenze in questa meravigliosa materia. Sono anche cacciatore e rispetto le armi in ogni maniera, ragione per cui ordinai il suo manuale di tiro dinamico operativo che mi ha fornito buone conoscenze sulla sicurezza del maneggio delle armi e anche del loro utilizzo in poligono e nei campi di tiro a cielo aperto, dove più spesso mi reco. Le scrivo per raccontarle un fatto che anche se non mi riguarda da vicino mi preoccupa in quanto detentore di porto di fucile. Un mio compagno di caccia ha litigato con un suo vicino e solo verbalmente, senza minacciarlo o venire alle mani o peggio. Sennonché il suo vicino lo ha denunciato per minacce e il locale commissariato gli ha portato via libretto e armi, delle quali aveva praticamente una collezione. Lui dice di non aver minacciato il tizio che l’ha denunciato e lo ha querelato a sua volta. Se devo credere al mio amico, ed è una persona onesta e sincera secondo me, come si spiega che armi e diritti possano essere tolti a un cittadino che magari un altro ha accusato ingiustamente? Se è così siamo tutti a rischio, non crede? Grazie per la risposta che vorrà darmi.
Cordiali saluti,
Roberto M. - (da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Gentile Roberto,
la ringrazio per il Suo proselitismo. I fatti che lei riporta costituiscono purtroppo una realtà al giorno d’oggi. Chi è preposto a garantire l’ordine pubblico ha anche il compito di proteggere i cittadini. Compito che nella fattispecie di armi e munizioni – e, naturalmente, tutto ciò che intorno a loro gravita – diventa estremamente insidioso. Nella nostra pasciuta cultura occidentale le armi sono viste dalla maggioranza delle persone come frutto del male, capaci di uccidere esseri umani a tutto spiano. Pochi capiscono che le armi sono in realtà strumenti, non dotati di volontà propria, e chi uccide un essere umano con esse è un altro essere umano, non il proiettile che l’arma spara. È giocoforza pensare che se due persone litigano e una di loro ha a disposizione un’arma, la persona potenzialmente capace di armarsi potrebbe ferire e anche uccidere l’altra. La mente umana a volte segue cammini normalmente impensabili e ne siamo tutti soggetti, in qualità di esseri umani. L’ira derivante da una grave torto (reale o presupposto), per esempio, potrebbe scatenare considerazioni omicide, che la stragrande maggioranza delle persone poi non metterebbe in atto, essendo l’essere umano dotato di meccanismi che mitigano detti stati d’animo, “facendo appello” al senso di responsabilità che ciascuno di noi possiede. D’altro canto, il pubblico ufficiale che riceva la denuncia di chi è stato fatto oggetto di minacce – anche se le armi e i loro effetti non sono stati citati dall’autore delle presunte minacce – spesso è propenso a prendere in considerazione il disarmare il sospettato, che le minacce siano avvenute realmente oppure no. Personalmente sono venuto a conoscenza di alcuni episodi del genere. Difatti, accadono! Tenga presente che oggidì chi possiede e/o porta armi è tenuto a responsabilizzarsi non soltanto sull’uso improprio che potrebbe farne, ma deve anche prevedere che una banale discussione potrebbe degenerare in aggressione verbale o fisica. Se uno dei due litiganti è titolare di porto d’armi, già in quella occasione rischia grosso, da parte della Legge. Se poi le minacce, vere o inventate, saltano fuori, il rischio di perdere porto d’armi e armi appare evidente. A torto o a ragione, chi possiede armi a casa può esserne privato “a tutela dell’ordine pubblico”. L’unico consiglio che posso darle consiste nel rifuggire le occasioni che portano ad avere a che fare con persone che non disdegnano le zuffe e le denunce – vere o false che siano.
Cordiali saluti,
Tony Zanti
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