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Dai lettori

Ricostruzione della dinamica

Tra le indagini balistiche richieste dall’Autorità Giudiziaria sono comprese anche le ricostruzioni della possibile dinamica?
Giovanni da Roma


Caro Giovanni,
direi che la ricostruzione della dinamica di una aggressione compiuta con le armi da fuoco è diventata quasi una costante nelle richieste formulate dal pubblico ministero e dal giudice e, come tutte le ipotesi ricostruttive, diventa spesso determinante per stabilire le responsabilità di chi ha fatto fuoco. Una rapina commessa in una abitazione privata od in un esercizio commerciale costituiscono l’esempio più classico e ricorrente di come sia indispensabile stabilire le modalità dell’evento, soprattutto quando la vittima ha risposto alla minaccia o al fuoco dell’autore, ferendolo o privandolo della vita. Il quesito che spesso si pone è il seguente: siamo di fronte a un caso di omicidio o di legittima difesa?

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Bossoli e proiettili

Che affidabilità hanno le analisi balistiche di bossoli e proiettili?
Marco da Pordenone

Caro Marco,
mi aspettavo che prima o poi qualcuno di voi mi ponesse questa importante domanda che in qualche modo integra quanto ho scritto il mese scorso sulle offerte formative che riguardano la balistica forense. Intanto, chiariamolo subito, se ci interroghiamo sulla affidabilità o meno delle indagini balistiche, non possiamo certamente restringerle solo all’ambito delle analisi di laboratorio. Come tutti gli accertamenti di carattere tecnico-scientifico che sono correlati alla commissione di un fatto delittuoso, una buona indagine, non può prescindere dall’analisi della scena del crimine e, se presenti, dalle lesioni riportate dalla vittima. Fondamentali, pertanto, risultano i rilievi fotografici e planimetrici da effettuarsi sul luogo del delitto, attraverso l'identificazione degli agenti balistici (bossoli e proiettili), la precisa individuazione della loro posizione ed il calcolo di possibili traiettorie, in relazione alle parti corporee che hanno attinto la vittima (tramiti, fori di entrata/uscita) o ai danni (impatti) rilevabili sulla scena. Si passa poi all’esame microscopico dei segni impressi dall’arma sui bossoli, riconducibili agli effetti prodotti a seguito dello sparo dagli organi meccanici di cui ogni arma è costituita (percussore, culatta, estrattore o espulsore) e sui proiettili, sui quali sono rinvenibili microstriature prodotte dal passaggio all’interno della canna che, nelle sole armi corte, è provvista di rilievi atti a stabilizzare il moto del proiettile. Gli esami delle così dette “impronte balistiche” rilevabili su bossoli e proiettili vengono effettuati con un speciale strumento chiamato microscopio comparatore, una sorta di doppio microscopio, che consente di analizzare simultaneamente due oggetti/reperti. Tale singolare possibilità permette di verificare se si rinvengono le stesse impronte balistiche su più reperti provenienti dallo stesso caso o da casi delittuosi diversi in modo da capire se è stata usata sempre la stessa arma - come nel caso Bilancia - e qualora se ne abbia la disponibilità, stabilire quale arma in particolare, è stata impiegata per delinquere. Ma quanto sono attendibili tutti questi accertamenti? La risposta non è semplice perché se da una parte le impronte balistiche sono per certi versi fortemente individualizzanti, dall’altra, proprio come avviene per le più classiche “impronte digitali” esse sono estremamente limitate in dimensioni e non sempre risultano riprodotte in maniera completa. Ci si affida dunque, analogamente a quanto avviene in dattiloscopia (la scienza che studia le impressioni papillari) alla competenza, al rigore ed all’esperienza dell’esperto, ricorrendo alla buona prassi di sottoporre lo stesso esame a due o più analisti indipendenti in modo da garantire che il risultato sia concorde e soprattutto affidabile. Ma il rischio dell’errore, purtroppo, è sempre in agguato. È per questi e altri motivi che anche la balistica comparativa si sta avviando verso soluzioni tecnologiche più affidabili e oggettive, basate su sistemi di osservazione e di misura molto più precisi e riproducibili dell’occhio umano, come profilometri con puntatore laser, interferometri a scansione verticale, microscopi confocali eccetera, attualmente in fase di studio avanzato sia in Europa che in USA, che permetteranno di superare i limiti di una interpretazione analitica che spesso risulta troppo soggettiva.

Donato Bilancia il serial killer della Liguria
Tra tutte le risposte che ricevetti, una fu davvero risolutiva: la trovate nella foto qui accanto, che si riferisce alla mail originale inviatami dalla ditta di cartucce finlandese Lapua Patria. Eh già, perché con quella risposta, ci vennero comunicati due dati di fondamentale importanza. Il primo, si riferiva ai disegni costruttivi del proiettile, denominato C358 e prodotto dalla fabbrica tra il 1972 ed il 1983. Ciò, oltre a confermare che si trattasse di munizionamento acquistato dal mercato clandestino (insieme all’arma), ci permetteva di trarre elementi utili al riconoscimento di una medesima provenienza, anche per quei proiettili più ammaccati e deformati, consentendoci di ampliare il numero di omicidi da attribuire alla stessa arma. Ma il dato più interessante era rappresentato da un altro particolare. La Lapua, infatti, ci comunicò che l’innesco della capsula era costituito da Solfuro di Antimonio, Nitrato di Bario e Stifnato di Piombo, ma anche da Siliciuro di Calcio in funzione di composto stabilizzante della miscela: avevamo fatto bingo! Finalmente, oltre al dato proveniente dagli esami balistici micro comparativi sui proiettili di piombo repertati nelle diverse scene del crimine o dalle vittime, potevamo disporre di ulteriori conferme che ci venivano da quegli omicidi che anche in assenza di agenti balistici, o di tracce biologiche riconducibili ad uno stesso individuo ignoto, esibivano sugli abiti delle vittime la presenza di residui dello sparo costituiti da Bario, Piombo, Antimonio, Silicio e Calcio: e questi ultimi elementi metallici, potevano provenire solo ed esclusivamente da quel munizionamento, dunque, sempre dallo stesso revolver, sempre dallo stesso killer seriale!

Che affidabilità hanno le analisi balistiche di bossoli e proiettili?

Marco da Pordenone

 

Caro Marco,

mi aspettavo che prima o poi qualcuno di voi mi ponesse questa importante domanda che in qualche modo integra quanto ho scritto il mese scorso sulle offerte formative che riguardano la balistica forense. Intanto, chiariamolo subito, se ci interroghiamo sulla affidabilità o meno delle indagini balistiche, non possiamo certamente restringerle solo all’ambito delle analisi di laboratorio. Come tutti gli accertamenti di carattere tecnico-scientifico che sono correlati alla commissione di un fatto delittuoso, una buona indagine, non può prescindere dall’analisi della scena del crimine e, se presenti, dalle lesioni riportate dalla vittima. Fondamentali, pertanto, risultano i rilievi fotografici e planimetrici da effettuarsi sul luogo del delitto, attraverso l'identificazione degli agenti balistici (bossoli e proiettili), la precisa individuazione della loro posizione ed il calcolo di possibili traiettorie, in relazione alle parti corporee che hanno attinto la vittima (tramiti, fori di entrata/uscita) o ai danni (impatti) rilevabili sulla scena. Si passa poi all’esame microscopico dei segni impressi dall’arma sui bossoli, riconducibili agli effetti prodotti a seguito dello sparo dagli organi meccanici di cui ogni arma è costituita (percussore, culatta, estrattore o espulsore) e sui proiettili, sui quali sono rinvenibili microstriature prodotte dal passaggio all’interno della canna che, nelle sole armi corte, è provvista di rilievi atti a stabilizzare il moto del proiettile. Gli esami delle così dette “impronte balistiche” rilevabili su bossoli e proiettili vengono effettuati con un speciale strumento chiamato microscopio comparatore, una sorta di doppio microscopio, che consente di analizzare simultaneamente due oggetti/reperti. Tale singolare possibilità permette di verificare se si rinvengono le stesse impronte balistiche su più reperti provenienti dallo stesso caso o da casi delittuosi diversi in modo da capire se è stata usata sempre la stessa arma - come nel caso Bilancia - e qualora se ne abbia la disponibilità, stabilire quale arma in particolare, è stata impiegata per delinquere. Ma quanto sono attendibili tutti questi accertamenti? La risposta non è semplice perché se da una parte le impronte balistiche sono per certi versi fortemente individualizzanti, dall’altra, proprio come avviene per le più classiche “impronte digitali” esse sono estremamente limitate in dimensioni e non sempre risultano riprodotte in maniera completa. Ci si affida dunque, analogamente a quanto avviene in dattiloscopia (la scienza che studia le impressioni papillari) alla competenza, al rigore ed all’esperienza dell’esperto, ricorrendo alla buona prassi di sottoporre lo stesso esame a due o più analisti indipendenti in modo da garantire che il risultato sia concorde e soprattutto affidabile. Ma il rischio dell’errore, purtroppo, è sempre in agguato. È per questi e altri motivi che anche la balistica comparativa si sta avviando verso soluzioni tecnologiche più affidabili e oggettive, basate su sistemi di osservazione e di misura molto più precisi e riproducibili dell’occhio umano, come profilometri con puntatore laser, interferometri a scansione verticale, microscopi confocali eccetera, attualmente in fase di studio avanzato sia in Europa che in USA, che permetteranno di superare i limiti di una interpretazione analitica che spesso risulta troppo soggettiva.

 

Donato Bilancia il serial killer della Liguria

Tra tutte le risposte che ricevetti, una fu davvero risolutiva: la trovate nella foto qui accanto, che si riferisce alla mail originale inviatami dalla ditta di cartucce finlandese Lapua Patria. Eh già, perché con quella risposta, ci vennero comunicati due dati di fondamentale importanza. Il primo, si riferiva ai disegni costruttivi del proiettile, denominato C358 e prodotto dalla fabbrica tra il 1972 ed il 1983. Ciò, oltre a confermare che si trattasse di munizionamento acquistato dal mercato clandestino (insieme all’arma), ci permetteva di trarre elementi utili al riconoscimento di una medesima provenienza, anche per quei proiettili più ammaccati e deformati, consentendoci di ampliare il numero di omicidi da attribuire alla stessa arma. Ma il dato più interessante era rappresentato da un altro particolare. La Lapua, infatti, ci comunicò che l’innesco della capsula era costituito da Solfuro di Antimonio, Nitrato di Bario e Stifnato di Piombo, ma anche da Siliciuro di Calcio in funzione di composto stabilizzante della miscela: avevamo fatto bingo! Finalmente, oltre al dato proveniente dagli esami balistici micro comparativi sui proiettili di piombo repertati nelle diverse scene del crimine o dalle vittime, potevamo disporre di ulteriori conferme che ci venivano da quegli omicidi che anche in assenza di agenti balistici, o di tracce biologiche riconducibili ad uno stesso individuo ignoto, esibivano sugli abiti delle vittime la presenza di residui dello sparo costituiti da Bario, Piombo, Antimonio, Silicio e Calcio: e questi ultimi elementi metallici, potevano provenire solo ed esclusivamente da quel munizionamento, dunque, sempre dallo stesso revolver, sempre dallo stesso killer seriale!

 

DUBBIO GIUSTIFICATO

Egregio sig. Zanti,
Sono titolare di porto d’arma sportivo da una decina di anni e La seguo da vicino, sia su Facebook che su questa rivista, allo scopo di espandere le mie conoscenze in questa meravigliosa materia. Sono anche cacciatore e rispetto le armi in ogni maniera, ragione per cui ordinai il suo manuale di tiro dinamico operativo che mi ha fornito buone conoscenze sulla sicurezza del maneggio delle armi e anche del loro utilizzo in poligono e nei campi di tiro a cielo aperto, dove più spesso mi reco. Le scrivo per raccontarle un fatto che anche se non mi riguarda da vicino mi preoccupa in quanto detentore di porto di fucile. Un mio compagno di caccia ha litigato con un suo vicino e solo verbalmente, senza minacciarlo o venire alle mani o peggio. Sennonché il suo vicino lo ha denunciato per minacce e il locale commissariato gli ha portato via libretto e armi, delle quali aveva praticamente una collezione. Lui dice di non aver minacciato il tizio che l’ha denunciato e lo ha querelato a sua volta. Se devo credere al mio amico, ed è una persona onesta e sincera secondo me, come si spiega che armi e diritti possano essere tolti a un cittadino che magari un altro ha accusato ingiustamente? Se è così siamo tutti a rischio, non crede? Grazie per la risposta che vorrà darmi.
Cordiali saluti,
Roberto M. - (da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Gentile Roberto,
la ringrazio per il Suo proselitismo. I fatti che lei riporta costituiscono purtroppo una realtà al giorno d’oggi. Chi è preposto a garantire l’ordine pubblico ha anche il compito di proteggere i cittadini. Compito che nella fattispecie di armi e munizioni – e, naturalmente, tutto ciò che intorno a loro gravita – diventa estremamente insidioso. Nella nostra pasciuta cultura occidentale le armi sono viste dalla maggioranza delle persone come frutto del male, capaci di uccidere esseri umani a tutto spiano. Pochi capiscono che le armi sono in realtà strumenti, non dotati di volontà propria, e chi uccide un essere umano con esse è un altro essere umano, non il proiettile che l’arma spara. È giocoforza pensare che se due persone litigano e una di loro ha a disposizione un’arma, la persona potenzialmente capace di armarsi potrebbe ferire e anche uccidere l’altra. La mente umana a volte segue cammini normalmente impensabili e ne siamo tutti soggetti, in qualità di esseri umani. L’ira derivante da una grave torto (reale o presupposto), per esempio, potrebbe scatenare considerazioni omicide, che la stragrande maggioranza delle persone poi non metterebbe in atto, essendo l’essere umano dotato di meccanismi che mitigano detti stati d’animo, “facendo appello” al senso di responsabilità che ciascuno di noi possiede. D’altro canto, il pubblico ufficiale che riceva la denuncia di chi è stato fatto oggetto di minacce – anche se le armi e i loro effetti non sono stati citati dall’autore delle presunte minacce – spesso è propenso a prendere in considerazione il disarmare il sospettato, che le minacce siano avvenute realmente oppure no. Personalmente sono venuto a conoscenza di alcuni episodi del genere. Difatti, accadono! Tenga presente che oggidì chi possiede e/o porta armi è tenuto a responsabilizzarsi non soltanto sull’uso improprio che potrebbe farne, ma deve anche prevedere che una banale discussione potrebbe degenerare in aggressione verbale o fisica. Se uno dei due litiganti è titolare di porto d’armi, già in quella occasione rischia grosso, da parte della Legge. Se poi le minacce, vere o inventate, saltano fuori, il rischio di perdere porto d’armi e armi appare evidente. A torto o a ragione, chi possiede armi a casa può esserne privato “a tutela dell’ordine pubblico”. L’unico consiglio che posso darle consiste nel rifuggire le occasioni che portano ad avere a che fare con persone che non disdegnano le zuffe e le denunce – vere o false che siano.
Cordiali saluti,
Tony Zanti
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LETTORE BASITO

Buongiorno sig. Zanti,
la leggo da tempo e vorrei avere un suo parere su quanto mi è accaduto. La scorsa domenica ho portato alcune mie armi corte e lunghe a un campo di tiro all’aperto, con l’intenzione di provarle tutte e passare una bella giornata con gli amici. Dopo aver allestito le sagome abbiamo spostato a lato una grossa piastra di forma rettangolare, che tra l’altro non sembrava dovesse essere lì per essere colpita col piombo, e abbiamo iniziato a sparare insieme, ciascuno sul proprio bersaglio posti a circa 20 metri, dato che eravamo in tre. Dopo un po’ decisi di provare il mio fuciletto Marlin in calibro .22 LR prima sulla carta, poi esplosi un colpo sul piastrone. Un attimo dopo il caratteristico suono del contatto del proiettile con il metallo ho avvertito un fischio passare vicino ai miei piedi e il suono del proiettile che colpiva la terra battuta. Sono rimasto scosso dall’accaduto, tanto che smisi di sparare per un’ora circa. Secondo lei, se il proiettile mi avesse colpito sulla persona, avrebbe avuto abbastanza forza da penetrare nella carne? Sento come se il pericolo fosse stato dietro l’angolo.
Cordiali saluti,
(da e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Gentile lettore,
posso capire benissimo il suo stupore e diciamo che le è andata bene, anzi benissimo. Quel proiettile avrebbe potuto ferirla, anche gravemente. Le piastre di metallo hanno la capacità di proiettare un proiettile in una qualsiasi direzione. Evidentemente il “piastrone” di cui parla era abbastanza grande e flessibile da causare il rimbalzo “a zero gradi”, ossia di ritorno al mittente. Rimbalzi pericolosi sono accaduti sin dall’introduzione dei pepper-popper nei campi di tiro, con alcuni operatori accecati o sfregiati in volto. La soluzione è stare a una distanza nominale di dieci metri dalla sagoma metallica, oppure utilizzare munizioni frangibili, che si distruggono completamente all’impatto, come fanno in tanti nei campi di tiro d’oltreoceano. Tenga conto del fatto che il piombo “nudo” ha una maggiore suscettibilità al rimbalzo, essendo più facilmente deformabile e parzialmente elastico. Il proiettile in calibro .22 LR da lei sparato sul piastrone ha evidentemente sfruttato l'elasticità del piastrone ed è avvenuto lo spiacevole episodio. Spero che abbia avvisato il gestore del campo di tiro dell’episodio occorsole.
Cordiali Saluti,
Tony Zanti
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Tutto sul Tikka T3 Tactical


Gentile signor Tabasso,
approfittando della sua pazienza, passione e professionalità volevo sapere quante righe ha la canna della mia Tikka T3 Tactical calibro .308 Win., se è ad andamento destrorso o sinistrorso, e se ha lo stecher. Avrò sparato non più di 10 cartucce. In verità vorrei andare in poligono in Francia: abito vicino al confine a Ventimiglia (IM), là sono tutti in gamba e io sono novellino anche se ho 56 anni. Se mi può consigliare la marca degli attacchi e l'ottica restando su un massimo di 2.000 euro... Che differenza c'è fra reticolo sul primo piano focale o sul secondo piano focale, e quale è meglio. Se mi può consigliare qualche ricarica: ho polveri Vihtavuori e Tubal 5000 e 7000. Mi perdoni per quanto ho scritto in questa lunga lettera per la quale so che dedicherà molto del suo tempo prezioso.
Con stima,
Carlo Trapani

Egregio Signor Trapani,
La ringrazio innanzitutto per le Sue gradite espressioni nei confronti della rivista Armi & Balistica.
Ci pare un ottimo acquisto la Tikka T3 Tactical in .308 Win. dotata di rigatura destrorsa a quattro principi e con passo di 1:11”; vista la destinazione d’uso lo scatto è diretto, regolabile, quindi senza stecher.

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