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Balistica

Un grosso missile per rivoltella

Questo studio tratta, per la prima volta in Italia, la ricarica della più recente, grossa, veloce ed emergente cartuccia per rivoltella: la potente .460 Smith & Wesson Magnum progettata da Herb Belin negli Stati Uniti nel 2005

di Gianluca Bordin


L’occasione per studiare questa cartuccia con prove serie è stata fornita dalla disponibilità di una canna manometrica calibro .460, appositamente realizzata per lo scopo, e di una bellissima rivoltella Smith & Wesson 460 XVR con telaio tipo X (Extra Large Frame), cioè rinforzato perché derivato da quello nato per il calibro .500 S&W, che ci ha permesso di effettuare le prove pratiche in poligono.
La cartuccia .460 Smith & Wesson Magnum, comunemente chiamata .460 S&W o .460 S&W Magnum, venne disegnata nel 2005 da Herb Belin, progettista della stessa Smith & Wesson: fu appositamente studiata per essere camerata nella rivoltella modello 460 XVR.
L’obiettivo che Belin voleva raggiungere, e che costituì l’idea da cui mosse il progetto, era il desiderio di battere i record di velocità ed energia erogabile da una pistola a rotazione sulla via già sperimentata con l’allungamento del vecchio e primitivo .45 Long Colt, da cui nacque il .454 Casull, che a sua volta allungato e rinforzato si trasformò nel .460 Smith & Wesson Magnum.
Belin optò per un bossolo a pareti diritte con collarino di tipo rimmed e scelse di fare la cartuccia in calibro .45, in quanto la eccessiva riduzione del diametro interno in un bossolo cilindrico, tra l’altro, può ridurre drasticamente la capacità di contenere grandi quantità di propellente: una menomazione in grado di incidere negativamente sulla balistica interna e su quella esterna, oltre che sulla sua efficienza.
Così determinò pure la pressione che la cartuccia doveva sviluppare, pari a 60.000 psi o superiore, e la lunghezza del bossolo perché contenesse il propellente necessario per raggiungere l’ambizioso obiettivo di velocità: 2.500 piedi al secondo, cioè 762 metri al secondo, nella rivoltella Smith & Wesson 460 XVR con canna di 8⅜ pollici, e un proiettile del peso di 200 grani.
La cartuccia fu sviluppata grazie a una sorta di gara tra la Cor-Bon e la Hornady, che lavorarono separatamente comunicando però tutti i progressi a Belin, il quale relazionava tutti sullo stato di avanzamento degli studi. L’inizio conobbe non poche difficoltà per via della scelta del propellente e del peso del proiettile, necessari per ottenere le prestazioni richieste.
Il bossolo, lungo 45,72 millimetri, solitamente è di ottone e raramente di ottone nichelato, ha il corpo diritto e un collarino sporgente di tipo rimmed; viene allestito con inneschi Boxer, di tipo grande da fucile (Large Rifle).
Riportiamo alcuni dati dimensionali secondo le tabelle di omologazione C.I.P. del 16 maggio 2006: diametro della palla 11,49 millimetri (.452 pollici); lunghezza massima del bossolo 45,72 millimetri; lunghezza massima della cartuccia 58,12 millimetri; diametro esterno del fondello (rim) 13,21 millimetri; spessore del fondello 1,50 millimetri; diametro esterno del colletto 12,14 millimetri; diametro della base 12,14 millimetri.
La pressione massima ammessa secondo le stesse norme è di 4.270 bar misurata con il metodo a trasduttore piezoelettrico.
A conti fatti questa è la più veloce cartuccia commerciale a fuoco centrale (centerfire) per rivoltella, ricaricabile.

Spari in città

La ricostruzione di un evento delittuoso è lavoro quotidiano per la polizia scientifica, e come la televisione ha ampiamente dimostrato, la tipologia dei casi su cui investigare è varia quanto la fantasia dell’uomo (e a volte anche di più)

di Roberto Gaia

 

Tralasciamo le critiche che si potrebbero avanzare nei riguardi dei polizieschi cinematografici e televisivi, e in particolare di quelli a tema ‘scientifico’ come C.S.I. e affini, in quanto trattandosi appunto di finzione televisiva bisogna guardarli con leggerezza e relegarli nell’ambito dell’intrattenimento: la realtà è ovviamente diversa, meno romanzesca, più densa di sfumature e più complicata, cosa che non occorre spiegare ai lettori della rivista che gli articoli di questa rubrica hanno ormai reso ampiamente edotti.

Tornando al lavoro quotidiano di un Gabinetto di Polizia Scientifica è importante sottolineare come negli ultimi anni ci sia stata una evoluzione non solo delle tecniche di indagine che si avvalgono di strumentazioni sempre più evolute e finalizzate alle esigenze, ma anche una considerevole specializzazione in settori specifici dell’indagine scientifica.
Essendo questa una rivista che tratta di armi e di balistica è chiaro che ci occuperemo di quel settore specialistico di indagine criminalistica che riguarda la balistica, cercando di illustrarne le metodiche attraverso l’analisi di alcuni casi realmente accaduti e che possono essere presi a esempio.

Premessa: qui non interessa la cronaca dell’accaduto ma ci concentreremo in modo asettico e specifico sull’analisi balistica, tralasciando le dinamiche che hanno portato all’evento e alle sue conseguenze processuali.
Infatti è importante sottolineare che il lavoro scientifico non si deve occupare delle cause scatenanti e, a volte, delle testimonianze, che per quanto vengano raccolte nell’immediatezza del fatto e dalle persone direttamente coinvolte, sono frutto – a volte inconsapevole – di elaborazioni personali che rischiano di indirizzare l’analisi degli specialisti in una direzione errata.

Il potere d’arresto, cento anni di falsi miti

Sin dalla fi ne dell’Ottocento si è cercato di misurare ed esprimere ‘l’effetto’ dei proiettili e, anche oggi, le conseguenze prodotte da una determinata munizione sul corpo umano sono un (controverso) argomento ricorrente tra professionisti e appassionati.

di Cristian Bettin

 

Purtroppo le nozioni comunemente diffuse tra la massa delle persone interessate sono spesso fuorvianti se non addirittura del tutto sbagliate.
La scienza moderna e la balistica terminale hanno risposto da tempo a molti quesiti riguardo l’effetto dei proiettili sull’uomo, ma la scarsa capacità degli articoli accademici di arrivare al grande pubblico è l’ostacolo maggiore alla loro diffusione.

Di tutt ’altra natura sono, invece, i testi scritti per gli appassionati : di lettura intrigante e scorrevole, raggiungono con facilità una schiera molto ampia di lettori curiosi sfruttando una impostazione pubblicistica a scapito del messaggio scientifico. Così molte delle teorie (sbagliate) divulgate agli utilizzatori di armi da fuoco negli ulti mi decenni hanno distolto l’attenzione dalle poche nozioni certe in favore di indici soggettivi.
Indici che alla fine – come vedremo più avanti – non dicono nulla sull’effettiva capacità di un proiettile di ledere il bersaglio. In questo breve studio analizzeremo le teorie che riteniamo essere le più note tra i lettori e forniremo una valutazione dei metodi applicati . La domanda alla quale vogliamo rispondere è: che cosa è stato veramente misurato con le prove balistiche e con quali criteri sono state tratte le conclusioni?

Per evitare incomprensioni, ogni discussione sugli effetti di una cartuccia dovrebbe iniziare mettendosi d’accordo sui termini utilizzati . Già qui si incontrano i primi problemi.
La maggioranza delle persone usa la parola ‘effetto’ per discutere delle conseguenze che un proiettile arreca su un bersaglio umano. Parlare di effetto è corretto quando si discute degli esiti di un colpo d’arma da fuoco, ma è sbagliato quando si vuole valutare a priori una cartuccia: l’effetto di un proiettile non è prevedibile e si valuta solo dopo che il colpo è stato sparato.
Ciò che invece vuole sapere chi porta un’arma è se la cartuccia usata sia in grado di neutralizzare l’avversario, ossia vuole conoscere l’efficacia della munizione.

Da anni la comunità scientifica ha abbandonato il termine ‘effetto’ sostituendolo con ‘efficacia’ per valutare le munizioni destinate alla difesa personale. Tuttavia l’efficacia è un parametro che esprime la possibilità di un determinato effetto sull’aggressore, ma non dice nulla sulla probabilità che tale effetto insorga. A chi deve affidare la propria incolumità a un’arma non piace sentire parlare di probabilità e di statistiche, ma vuole sapere se, in caso di necessità, la sua arma sia in grado di salvargli la vita o no. In molti hanno provato a rispondere a questa domanda e per quasi un secolo gli studiosi della materia hanno proposto teorie e indici per definire quale cartuccia sia la più adatta.

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