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Balistica

Il potere d’arresto, cento anni di falsi miti

Sin dalla fi ne dell’Ottocento si è cercato di misurare ed esprimere ‘l’effetto’ dei proiettili e, anche oggi, le conseguenze prodotte da una determinata munizione sul corpo umano sono un (controverso) argomento ricorrente tra professionisti e appassionati.

di Cristian Bettin

 

Purtroppo le nozioni comunemente diffuse tra la massa delle persone interessate sono spesso fuorvianti se non addirittura del tutto sbagliate.
La scienza moderna e la balistica terminale hanno risposto da tempo a molti quesiti riguardo l’effetto dei proiettili sull’uomo, ma la scarsa capacità degli articoli accademici di arrivare al grande pubblico è l’ostacolo maggiore alla loro diffusione.

Di tutt ’altra natura sono, invece, i testi scritti per gli appassionati : di lettura intrigante e scorrevole, raggiungono con facilità una schiera molto ampia di lettori curiosi sfruttando una impostazione pubblicistica a scapito del messaggio scientifico. Così molte delle teorie (sbagliate) divulgate agli utilizzatori di armi da fuoco negli ulti mi decenni hanno distolto l’attenzione dalle poche nozioni certe in favore di indici soggettivi.
Indici che alla fine – come vedremo più avanti – non dicono nulla sull’effettiva capacità di un proiettile di ledere il bersaglio. In questo breve studio analizzeremo le teorie che riteniamo essere le più note tra i lettori e forniremo una valutazione dei metodi applicati . La domanda alla quale vogliamo rispondere è: che cosa è stato veramente misurato con le prove balistiche e con quali criteri sono state tratte le conclusioni?

Per evitare incomprensioni, ogni discussione sugli effetti di una cartuccia dovrebbe iniziare mettendosi d’accordo sui termini utilizzati . Già qui si incontrano i primi problemi.
La maggioranza delle persone usa la parola ‘effetto’ per discutere delle conseguenze che un proiettile arreca su un bersaglio umano. Parlare di effetto è corretto quando si discute degli esiti di un colpo d’arma da fuoco, ma è sbagliato quando si vuole valutare a priori una cartuccia: l’effetto di un proiettile non è prevedibile e si valuta solo dopo che il colpo è stato sparato.
Ciò che invece vuole sapere chi porta un’arma è se la cartuccia usata sia in grado di neutralizzare l’avversario, ossia vuole conoscere l’efficacia della munizione.

Da anni la comunità scientifica ha abbandonato il termine ‘effetto’ sostituendolo con ‘efficacia’ per valutare le munizioni destinate alla difesa personale. Tuttavia l’efficacia è un parametro che esprime la possibilità di un determinato effetto sull’aggressore, ma non dice nulla sulla probabilità che tale effetto insorga. A chi deve affidare la propria incolumità a un’arma non piace sentire parlare di probabilità e di statistiche, ma vuole sapere se, in caso di necessità, la sua arma sia in grado di salvargli la vita o no. In molti hanno provato a rispondere a questa domanda e per quasi un secolo gli studiosi della materia hanno proposto teorie e indici per definire quale cartuccia sia la più adatta.

Fiocchi Extrema Hunting, proudly made in the USA

Prodotte negli Stati Uniti, le cartucce Fiocchi della linea Extrema Hunting si sono rivelate precise e molto costanti. Queste munizioni montano proiettili di diverso tipo per soddisfare le esigenze dei tiratori come quelle dei cacciatori di ungulati; in più sono caratterizzate da un interessante rapporto tra qualità e prezzo, aspetto da non sottovalutare in questi tempi di crisi.

di Gaetano Alessandro Cipriani

La Fiocchi Munizioni spa con sede a Lecco è una delle più grandi aziende a livello mondiale attive nel settore del munizionamento per le armi di piccolo calibro. Il catalogo proposto è un elenco quasi infinito di tipologie di questo tipo di munizioni: oltre alla linea destinata alle forze armate nei calibri 9 Parabellum (cioè 9 NATO), .223 Remington (alias 5,56 NATO) e .308 Winchester (7,62 NATO), troviamo cartucce a percussione anulare per il tiro a segno e il plinking, cartucce da pistola in calibri attuali ma anche obsoleti (Fiocchi è l’unica grande azienda che continua a produrre per la gioia degli appassionati una linea di cartucce da pistola desuete), cartucce a pallini per la caccia e per il tiro e, ultime arrivate, le munizioni della linea carabina, inserite in catalogo in una cinquantina di tipi in diciotto calibri diversi.

Le cartucce da carabina della linea Extrema Hunting per compiti venatori non sono prodotte nello stabilimento italiano: alcuni calibri, come il .308 Winchester e il .30-06 Springfield, vengono prodotti negli Stati Uniti presso gli opifici della Fiocchi of America di Ozark nel Missouri, mentre altri calibri (soprattutto di origine europea come il 7x64, il 7x65R o 8x57 mm) escono dalla fabbrica impiantata nella Repubblica Ceca e montano proiettili di disegno più tradizionale tipo Soft Point, comunque adatti all’impiego venatorio.

Grazie alla disponibilità dell’azienda di Lecco abbiamo ricevuto una piccola fornitura di munizioni della linea Extrema Hunti ng proudly made in the USA, ovvero ‘orgogliosamente prodotte negli Stati Uniti ’, come è ben evidenziato sulla confezione. Con questa linea di munizioni Fiocchi intende lanciare un prodotto di alta gamma, così da competere con l’agguerrita concorrenza statunitense sul suo mercato nordamericano. A beneficiarne sono anche i cacciatori italiani, con una gamma particolarmente ampia tanto per i calibri offerti quanto per le tipologie di palla disponibili, che spaziano dal proiettile interamente blindato tipo FMJ per il tiro al bersaglio a quelli espansivi impiegabili per compiti venatori, caratterizzati da eccellente espansione ed efficace trasmissione sul bersaglio dell’energia terminale. I calibri prescelti per la nostra prima presa di contatto con questa gamma di munizioni sono stati il .308 Winchester, nella versione con palla Hornady SST Polymer Tip da 150 grani, e il .30-06 Springfi eld, nelle due varianti con palla Hornady SST Polymer Tip da 150 e 180 grani. Il .308 e il .30-06 sono calibri particolarmente diffusi nel nostro Paese, specie tra i cacciatori di cinghiale, che li utilizzano soprattutto in carabine semiautomati che: perciò abbiamo provato le munizioni usando questa particolare tipologia di arma, così amata in Italia.

L’omicidio di Jill Dando - Seconda parte

Cinque anni dopo la condanna all’ergastolo di Barry George, accusato dell’omicidio della giornalista televisiva Jill Dando, il caso fu riaperto dalla ostinazione di Raphael Rowe, un dinamico e coraggioso reporter. Il riesame della particella residuo dello sparo gli diede ragione: vediamola insieme.


di Marco Morin

Il microscopico corpuscolo che aveva mandato all’ergastolo Barry George mostrava una corretta forma sferica che, insieme all’aspetto superficiale non cristallino proprio di un fenomeno di rapida condensazione, è condizione necessaria ma non sufficiente per una diagnosi positiva: esistono infatti nel particolato atmosferico particelle di altra composizione che possono possedere forma sferica o sferoidale.
Quanto all’aspetto analitico, lo spettrogramma mostrava la presenza maggiore di alluminio e minore di bario, mentre il piombo era presente in traccia. Era dunque un corpuscolo che, pur potendo provenire da una cartuccia uguale a quella impiegata nel delitto, poteva però anche risultare da altri fenomeni combustivi e comunque, soprattutto per la presenza di alluminio in elevata concentrazione, non poteva essere classificato come un inconfutabile residuo dello sparo: in conclusione, esso poteva essere collegato al delitto ma con una probabilità estremamente bassa.

Il discorso coinvolse pertanto problemi legati alla statistica e al calcolo delle probabilità.
Dopo aver dimostrato che nelle miscele di innesco il contenuto di alluminio poteva variare fra il 4 e il 7% della massa totale e che, generalmente, i residui di sparo originati da cartucce Remington contengono antimonio e bario in concentrazioni superiori rispetto a quelle del piombo e dell’alluminio – per provare questa circostanza utilizzai dati inediti fornitimi tempo prima dai laboratori del Bundeskriminalamt di Wiesbaden – sottolineai che la formazione di una particella simile a quella rinvenuta nella tasca interna dell’indumento di Barry George era un evento possibile ma decisamente raro.

Che poi la detta particella, generatesi con lo sparo insieme a molte migliaia di altre diverse nella composizione, si fosse depositata solitaria nella tasca rappresentava sotto il profilo statistico un evento altamente improbabile,
se non impossibile: utilizzando il metodo di Bayes, oggi universalmente accettato in campo criminalistico, calcolai infatti una probabilità di 1 su almeno 10 milioni, ma suggerii comunque di far eseguire l’indagine statistica a Colin Aitken, docente di statistica forense presso l’università di Edimburgo e riconosciuto tra i più noti specialisti del settore.

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