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Balistica

Rame speciale per le Hasler

La ditta Hasler Competition & Hunting Bullets nacque alcuni anni fa da una idea di Giuseppe De Pasquale e di un gruppo di amici che volevano produrre un proiettile monolitico di lega di rame dalle caratteristiche superiori a quelle reperibili all’epoca in commercio

di Gianluca Bordin
www.bordingl.com

Giuseppe De Pasquale, pluricampione italiano, trasfuse in quella realizzazione la propria esperienza maturata sul campo dopo anni di prove ed esperimenti balistici, coinvolgendo nel progetto tre compagni di avventura.
La produzione della serie di proiettili da competizione e da caccia, oltre all’esperienza balistica, necessitava anche di ricerche, consulenze, sperimentazioni, conoscenze di metallurgia, disponibilità di attrezzature e speciali macchine utensili a CNC, macchinisti esperti e soprattutto una accurata selezione di materie prime di alta qualità: ecco dunque che con la collaborazione di aziende e personale specializzato, fra cui un laboratorio di analisi dei metalli, ingegneri progettisti di viti per implantologia dentale, una ditta svizzera fabbricante di protesi chirurgiche, esperti di Super Lappatura, e la DOA Hydraulic Tools srl di Novedrate, fu possibile completare un progetto tecnologicamente molto avanzato.
Nacque così la palla Hasler, un proiettile sottocalibrato provvisto di anelli radiali a sezione semicircolare che, sfruttando il sistema usato nei proietti dei cannoni di grosso calibro, minimizza la superficie di contatto tra il corpo di forzamento e l’anima della canna rigata.
Passando all’aspetto sportivo dell’impresa dei nostri, oltre ai numerosi successi è giusto evidenziare che con la palla da 154 grani è stato vinto il campionato di tiro di precisione a 300 metri per il secondo anno di fila, mentre quella calibro 7 da 160 grani è in testa al campionato F Class categoria Open a 600 yarde.

continua la lettura. a pag. 93 N. 23/2013

Gare di velocità con la Penna

Trattiamo la ricarica del 7 Penna, una delle più veloci e interessanti cartucce per arma corta recentemente comparse sul mercato: analizziamo anche i componenti e le combinazioni più adatte all’allestimento di questa valida e avveniristica munizione

di Gianluca Bordin
www.bordingl.com


La cartuccia 7 Penna, nota anche come 7x23 Penna, nacque ufficialmente nel 2003 in conseguenza della sua catalogazione come munizione a norme CIP: in realtà esisteva già da tempo come cartuccia sperimentale nata in seguito agli studi ed esperimenti condotti negli anni Novanta dal suo progettista, l’ingegner Leonardo Penna, che cercava una munizione compatta e veloce che offrisse prestazioni pari al 9 Parabellum in termini di energia cinetica e potere perforante, e allo stesso tempo una gittata più contenuta.
Essa fu appositamente studiata per colmare il vuoto che esisteva tra le classiche cartucce per pistola e quelle per fucile, e nelle intenzioni del suo ideatore doveva essere di piccolo calibro, veloce e con bossolo cilindrico per essere utilizzata tanto in pistola quanto in carabina; furono quindi fatte prove con molti allestimenti e con diverse armi aventi lunghezze di canna differenti.
Inizialmente furono adattate armi già esistenti previa sostituzione della canna, successivamente QS Meccanica costruì la P7000, un’arma dedicata dotata di chiusura meta-inerziale o più semplicemente a massa ritardata, e fu un successo.
L’arma venne presentata alla fine del 2003. Contemporaneamente fu allestito il prototipo di un fucile d’assalto che è stato valutato da forze armate italiane ed estere, e perfino da reparti speciali come gli Spetsnaz russi. La perfezione fu poi raggiunta nel 2009 con la catalogazione delle pistole modello 120 FS, 102 KP e 94 CC e con l’introduzione della 2011 TEX con fusto STI, arma dedicata al tiro dinamico nata da una collaborazione con la nota Casa americana.

La cartuccia
Oggi esistono solo due caricamenti commerciali della QS Penna: uno con palla di lega rivestita elettroliticamente con uno strato, ad alto spessore, di ottone; l’altro del tipo UHS con palla di alluminio anodizzato.
Per questo motivo se si vuol disporre di munizionamento 7 Penna diversificato e in quantità la ricarica risulta essere una scelta obbligata. Tuttavia i maggiori fabbricanti hanno già preso in considerazione questo calibro: sia RWS sia Fiocchi dovrebbero proporre a breve almeno un caricamento in 7 Penna, mentre Hornady sta studiando una palla blindata espressamente dedicata.

Il segreto dei successi

Oltre che come campione olimpico di Londra 2012, Niccolò Campriani sarà ricordato anche per avere innovato la tecnica del tiro in piedi con la carabina, che l’autore ci rivela

di Riccardo Finocckì


Bologna, stazione ferroviaria, pomeriggio del 23 febbraio 2013. Sta nevicando a fiocchi grandi e Bologna è immersa nella neve. Rientro a casa dopo la riunione sul Tiro Rapido Sportivo: una specialità nuova, simpatica, con ampia potenzialità per i tiratori UITS.
Il gruppo di lavoro è frizzante e le idee emergono e si canalizzano in breve tempo.
Indosso per il freddo il giaccone Azzurra dell’Italia. Mi ferma il capotreno e nell’attesa mi dice che ha visto il tiro a segno alle Olimpiadi di Londra 2012 e si è appassionato moltissimo. Mi chiede di Campriani, solo di lui. Gli racconto qualche aneddoto, poi mi domanda se può praticare il tiro con la carabina. Non sa che a Bologna il Tiro a Segno Nazionale esiste da oltre centocinquant’anni, in via Agucchi: decide di andarci.
Nel viaggio di ritorno questo incontro mi riempie la testa di idee, di ricordi anche di quando ero un tiratore.
Campriani ha condensato gli sforzi di una nazione per cambiare, evolversi, innovare nella ricerca per assicurarsi un presente e un futuro di alta qualità. Tutto nasce da una solida base, il Tiro a Segno Nazionale di Firenze, Aldo Vigiani, un ambiente che aspira a migliorare. Nel settore di carabina, la UITS – con il presidente Obrist e il consiglio – ha veramente innovato e permesso lo sviluppo del talento. Fuori il passato degli insuccessi, dentro Gaby Buehlmam, Rinkemeir, Vigiani, dopo Turisini. Ciò ha modificato l’humus, portando grande ricerca e lavoro.
In tutto questo Niccolò Campriani ha messo una grande qualità, nata con l’aria compressa, ma sviluppata ed esplosa con il suo periodo statunitense che gli è costato sicuramente tanta fatica, sudore e lacrime.
Nella posizione in piedi a 50 metri e a 10 metri Campriani ha risolto problemi teorico-pratici come nessuna scuola di tiro era mai riuscita a fare. L’uscita del fucile in alto a destra rispetto al bersaglio è un problema enorme di rara difficoltà, accentuato dall’uso dei pantaloni di nuova concezione e dalla posizione bassa dei bersagli. Essi alzano il punto dell’anca, ma al contempo si esce alto a destra perché tutto il sistema è rialzato.
Anche uno dei nostri più bravi tiratori in piedi del passato aveva incontrato lo stesso problema. Nei momenti di difficoltà Piero Errani non controllava il colpo a destra, che spesso era un 8 sul rigo del 9 parallelo al 10, o per reazione alto a sinistra, dovuto a una correzione involontaria esagerata della spalla destra e del braccio sinistro.

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