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Balistica

Incidente o negligenza?

Quando si maneggia un'arma si dovrebbe essere consci del rischio di ferire o causare la morte di coloro che sono alla portata dei proiettili, compreso l'operatore. Questo è il primo di quattro articoli sull'argomento, ancora poco esplorato dalla didattica operativa tradizionale.

Tony Zanti
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La sicurezza di maneggio dell'arma che l'operatore porta al fianco, oppure che imbraccia, sembra essere un'inesauribile risorsa di argomentazioni, svolte nei circoli operativi (frutto di un parlottio più o meno assennato e consapevole tra istruttori e anche tra operatori) e soprattutto a livello di dottrina didattico-operativa. Diverse e contrastanti prese di posizioni dimostrano che l'argomento della sicurezza di maneggio è tutt'altro che risolto, in quanto diverse scuole di pensiero diffondono svariate idee e propongono molteplici tecniche, alcune delle quali potrebbero addirittura causare spari involontari.

continua la lettura a pag. 92 N. 42/2015

Meglio interno o esterno?

Per un secolo l'estrattore interno è stato un trade mark della 1911, poi qualcuno ha pensato di sostituirlo con quello esterno. Con risultati non sempre buoni, come raccontiamo in queste pagine

di Paolo Tagini
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Una fra le caratteristiche che contraddistinguono la pistola modello 1911 è l'estrattore di tipo interno che lavora sfruttando l'elasticità del suo stesso gambo: una tipica idea di John M. Browning – non a caso questo tipo di estrattore era presente anche nelle prime versioni della High Power – che presenta alcuni vantaggi. Intanto, i normali estrattori esterni di tipo a gancio richiedono una molletta elicoidale per il loro funzionamento, non presente in quello della 1911 che inoltre, essendo completamente interno al carrello, viene protetto da quest'ultimo. Infine, è possibile controllare e regolare facilmente la tensione di questo estrattore e, nel caso non sia più utilizzabile per snervamento, la sua sostituzione è agevole (è un ricambio reperibile praticamente ovunque) ed economica.

continua la lettura a pag. 74 N. 42/2015

Andata e ritorno?

L'adozione generalizzata del calibro 5,56 Nato non è mai stata del tutto scevra da perplessità e riserve e oggi si assiste, con la determinazione da parte del ministero della Difesa di acquistare 800 esemplari dell'ancora misterioso Beretta ARX 200, a un inatteso ritorno del 7,62 Nato

di Riccardo Catalano
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Dopo la Seconda guerra mondiale, gli eserciti capirono che al fante medio, poco addestrato, non serviva un ingombrante fucile efficace fino a 1.000 metri, soprattutto da quando gli scontri dinamici della guerra moderna prevedevano l’uso del trasporto meccanizzato e il frequente combattimento urbano. I tedeschi in verità ci erano già arrivati verso la fine della guerra distribuendo alle truppe lo Sturmgewehr 44, ossia il primo fucile d’assalto della storia: corto come una Maschine Pistole (pistola mitragliatrice in calibro 9), con caricatore ad alta capacità e utilizzante una cartuccia intermedia, l'8x33 detta anche 8 mm Kurz. La munizione standard della fanteria tedesca fino a quel momento era stata la 8 mm Mauser (8x57 JS), calibro a piena potenza analogo al .30-'06 americano, al 7,62x54R sovietico, al .303 British eccetera, che era impiegato nei fucili bolt action.

continua la lettura a pag. 68 N. 41/2015

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