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Armi Lunghe

Modern Cowboy

La ditta brasiliana E.R. Amantino propone la classica doppietta Coach Gun calibro 12, adatta per il tiro Western, dalla quale è stata derivata la versione Double Defence, concepita invece per la protezione domestica. Entrambe vantano un prezzo molto favorevole e sono distribuite dalla Uberti

di Massimo Castiglione
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Nel 1921 un certo João Boito, italiano emigrato in Brasile che si era stabilito nella città di Alfredo Chaves (oggi nota come Veranópolis, nello Stato di Rio Grande del Sud) decise di costruirsi per il proprio piacere personale un fucile da caccia: nacque così, forse un po’ per caso, l’idea di produrre armi anche se in modo artigianale. Nel 1955 Elias Ruas Amantino divenne socio della famiglia Boito e il 22 giugno di quell’anno iniziò la produzione in serie dei fucili. Diventata un’industria a pieno titolo, la voglia di crescita fece il resto: nel 1962 la E.R. Amantino & Cia costruì la prima doppietta, dieci anni dopo il primo sovrapposto.

continua la lettura a pag. 78 N. 56/2016

Sovrapposto smart

Piacevole alla vista e dalla meccanica collaudata, il nuovo EOS Competition calibro 12 della Redolfi Armi rappresenta una scelta azzeccata per chi si vuole avvicinare al tiro a volo

di Paolo Tagini
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La Redolfi Armi è un'azienda presente sul mercato da oltre 50 anni: nacque grazie alla passione del fondatore Arturo, che nel dopoguerra intraprese l'attività di armaiolo. L'esperienza acquisita in parecchi anni di lavoro nei rinomati laboratori d'armi Lorenzotti e Faverzani lo indusse a intraprendere autonomamente la costruzione di fucili da caccia destinata a soddisfare prevalentemente le esigenze dei cacciatori del Bresciano. Nei primi anni Settanta l'azienda subì una trasformazione a seguito dell'ingresso del figlio maggiore Rodolfo che, oltre ad aver ereditato la passione per il lavoro al banco, affiancò all'attività di armaiolo anche quella del commercio delle armi delle marche più prestigiose.

continua la lettura a pag. 72 N. 56/2016

Opera prima

La nota azienda di Venaria (TO) ha deciso di compiere il salto e ha iniziato a costruire direttamente carabine su base AR-15. I titolari Giancarlo ed Eugenio ci hanno presentato le loro prime realizzazioni

di Paolo Princi
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Dopo circa un decennio che ci occupiamo di AR-15, e in particolare di quelli presenti sul nostro mercato, possiamo dire che le aziende interessate a commercializzare questo tipo di carabine hanno sostanzialmente tre vie: importarle, produrle o assemblarle.
La via in teoria più semplice è l’importazione: purtroppo risente delle fluttuazioni del dollaro, della situazione politica americana e delle relative norme d’oltreoceano non sempre chiare. Naturalmente parliamo di importazioni dagli Stati Uniti, da noi preferite se non altro per le garanzie offerte da un paese che produce AR da più di 50 anni.

continua la lettura a pag. 52 N. 56/2016

Tecnologia e storia per l’Africa

Questa è un’occasione particolare perché, oltre all’esame statico e ai tiri in poligono da noi esperiti, il proprietario del fucile ci ha fornito una prova sulle piste della Namibia sperimentando una sua ricarica con palla monolitica della Barnes da cui ha tratto notevoli soddisfazioni

di Emanuele Tabasso e Fabio De Rubeis

Possedere un fucile in calibro da Africa senza provarlo nei luoghi adeguati è un tarlo mentale che consuma e deprime: giusto quindi organizzare un viaggio in zone dove verificarne la rispondenza insieme a ottica, attacchi e cartuccia con la specifica ricarica. Così tre amici si dispongono alla partenza armati con la Ruger oggetto del brano, con una Winchester 70 in .375 H&H Magnum e una macchina fotografica Nikon: a ognuno il suo verrebbe da commentare e così la sequela di immagini a documento delle gesta venatorie rende apprezzabile il successo.

continua la lettura a pag. 38 N. 56/2016

Un sovrapposto unico

Dopo la versione Silver, la Benelli propone l'828 U nella livrea Black: questione di gusti ma non di contenuti, perché questo fucile conserva tutte le sue esclusive peculiarità

di Massimo Castiglione
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Nel 2015 la Benelli ha presentato, certamente un po' a sorpresa, un fucile sovrapposto: un fatto chiaramente fuori degli schemi perché sino ad allora la Casa urbinate era stata praticamente sinonimo di fucile semiautomatico a funzionamento inerziale. Quando la Benelli ha deciso di avvicinarsi al sovrapposto ha prima studiato le migliori soluzioni esistenti, quindi è partita da un foglio bianco e da un imponente piano di ricerca e sviluppo che le consentisse di battere strade inesplorate alla luce delle profonde conoscenze aziendali e della “filosofia Benelli”, che ha sempre anteposto l'innovazione rispetto all'ortodossia progettuale.

continua la lettura a pag. 90 N. 55/2016

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