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Armi Lunghe

Beretta A 400 Xplor Action calibro 20 Magnum

Con i tempi attuali era inevitabile che apparisse a breve la versione calibro 20 del modello Xplor, l’innovativo semiautomatico posto sul mercato dalla Beretta poco tempo fa nel calibro 12 Supermagnum. Il parallelo fra i due esemplari sollecita una visione attenta

 

Testo e foto di Emanuele Tabasso

 

All’apparire del modello Xplor Unico il rumore nell’ambiente armiero era stato di notevole intensità, così come meritava una ricerca condotta secondo i canoni della Casa gardonese improntata alla funzionalità, alla resa balistica, alla durata e, cosa importante, all’estetica.
Ora, in momenti in cui qualche azienda ferma la ricerca e la presentazione di nuovi modelli per salvaguardare le casse aziendali, presso la Beretta invece si forgiano novità di continuo. Non sono tempi facili, infatti, e proprio in questi frangenti occorre essere propositivi in maniera oculata, andando a scovare quegli abbinamenti fra tecnica, richieste e mode da cui scaturisca la decisione all’acquisto del cliente.

Osservando la nuova versione dell’A 400 non si può non apprezzare la saggia e accurata fusione di nuovo e di classico, la ricerca dei particolari, l’adozione di finiture destinate a un uso anche spietato, ma sempre depositarie di un garbato apparire.
L’abbinamento sul tavolo dell’armeria con un analogo modello in calibro 12/89 muove quell’interesse latente verso le cose miniaturizzate – il rimpicciolimento è già di per sé un fattore che cattura l’attenzione – e poi basta prendere in mano l’arma e sentire come il peso di soli 2,48 chilogrammi (canna da 66 centimetri e calcio standard) sia davvero minimo e oltretutto con una riuscitissima bilanciatura.

I particolari tecnici sono all’avanguardia nella specifica tipologia e meritano un approfondimento.

Castello, otturatore e sistema di riarmo
I castelli di acciaio sono oramai un ricordo: l’Ergal, lega a base di alluminio nata per l’aeronautica, ha monopolizzato le scelte per tale importante componente del fucile semiauto a canna liscia perché le caratteristiche meccaniche ne fanno un prodotto di piena affidabilità, lavorabile su macchine a controllo numerico, di una leggerezza sconosciuta ad altri metalli o leghe rispondenti ai desideri dei fabbricanti di armi, costo compreso.
Poniamo attenzione alle forme che, rammentiamolo, rappresentano uno dei fattori primari per richiamare la curiosità dei possibili clienti: la classica linea dei vari modelli della fortunata serie 300 ha subìto un po’ di americanizzazione conservando, giustamente, quel tanto di gusto italiano che si desidera avere osservando un fucile Beretta.
Le facilitazioni nella lavorazione e le conseguenti limitazioni di costo non sono prevalse sulla ricerca di stile composto dal tono d’insieme e dai piccoli particolari: vediamo dunque i fianchi spianati uniti da un raccordo a diedro alla calotta superiore e da un sottile gradino alla parte inferiore decisamente arrotondata.

Winchester Model 88

Il fucile a leva è squisitamente americano, come la bandiera a stelle e strisce e il tacchino nel Giorno del Ringraziamento: nell’immaginario collettivo si presenta legato indissolubilmente alla storia del West, con l’immancabile cane esterno e il classico serbatoio tubolare, ma nella seconda metà dello scorso secolo si tentò di modernizzare questa storica categoria di armi e fu proprio la Winchester a provarci

di Francesco Battista

 

Gli anni Cinquanta dello scorso secolo furono un periodo di grande entusiasmo per un futuro che, dopo l’immane tragedia della Seconda guerra mondiale, appariva proiett ato verso nuove conquiste della scienza e della tecnica: se da un lato, infatti , l’energia atomica faceva pendere sul capo degli esseri umani la spada di Damocle della distruzione di massa, dall’altro essa era il simbolo di un progresso apparentemente senza limiti in cui l’esplorazione dello spazio narrata
in tanti romanzi e pellicole di fantascienza sembrava essere a un passo dalla piena realizzazione.
Lo sviluppo economico seguito alle distruzioni belliche rendeva poi disponibili a vaste fasce sociali beni di consumo inimmaginabili solo pochi anni prima e il numero di automobili ed elett rodomesti ci sempre più sofisticati cresceva a dismisura in tutto il Mondo Libero (meglio non ricordare il prezzo della benzina a quell’epoca…).

Nel campo delle armi da fuoco si era in una fase di transizione dai modelli tradizionali a disegni più moderni e, mentre in campo militare guadagnavano terreno i nuovi fucili d’assalto fi gli dei concetti e delle tecnologie innovative dello sconfitto Terzo Reich, sul versante civile i fucili e le carabine con otturatore girevole e scorrevole andavano diffondendosi anche negli Stati Uniti , sino ad allora dominio pressoché incontrastato delle armi a leva.

L’ansia di rinnovamento e la ricerca di un sempre migliore rendimento balistico del binomio tra armi e cartuccia rendevano però vieppiù palesi i limiti del fucile a leva tradizionale, meccanicamente inadatto a sopportare le pressioni di esercizio proprie delle munizioni di una certa potenza, confinato all’utilizzo di cartucce con proiettile a testa piatta a causa del serbatoio tubolare in cui un proietti le appuntito (o Spitzer per dirlo alla tedesca) si sarebbe trovato a diretto contatto con la capsula d’innesco della cartuccia successiva e, infine, poco incline al montaggio del cannocchiale di puntamento; punto quest’ultimo che andava assumendo maggiore rilievo in un periodo che vedeva un crescente gradimento dei cacciatori per le ottiche di mira, vieppiù perfezionate e disponibili sul mercato.

Krieghoff Classic express in .500 N.E. 3''

Non è molto che abbiamo parlato dell’azienda tedesca, brillante interprete di una serie di fucili a canna liscia o rigata, e quanto esaminiamo rappresenta l’espressione industriale odierna del double barrel rifl e ideato dai costruttori inglesi negli ultimi anni dell’Ottocento

di Emanuele Tabasso

Le occasioni di impiegare un express in uno dei più seri calibri africani non sono molte e soprattutto riservate a un ristretto numero di persone, ma se la decisione di misurarsi con i Big Five ha fatto sì che la scelta dell’arma cadesse su un due canne rigate è bene seguire l’ispirazione.

La costruzione di questi parti colari fucili a canne affiancate e camerati per le cartucce tradizionali era appannaggio di pochi eletti , scelti tra l’Impero d’Oltremanica, il Belgio e la Mitt eleuropa. Non ci sono scorciatoie per arrivare a un lavoro degno del meglio, unica formula a cui può sussistere questa ti pologia di fucili: dalla scelta dei materiali, ai metodi di lavorazione, ai parti colari fondanti dell’insieme si richiedeva una capacità manuale di specialisti , rari e corteggiati come la loro arte meritava. La raffinatezza era patrimonio non solo delle linee e dello stile, ma precipuamente dell’esecuzione di tanti passaggi che alla fine consegnavano un fucile in grado di sostenere il cimento di cartucce con energia prossima ai mille kilogrammetri.

Per la caccia odierna sovente si preferisce una carabina che abbia le note prerogative della ripetizione anche di più di due colpi, della facilità di acquisto, del costo decisamente inferiore.
Si può controbattere che la possibilità dei tre o più colpi è sottoposta al movimento di riarmo con perdita di tempo prezioso e l’alea remota, ma non azzerata, di un mancato fuoco per moti vi diversi; per l’acquisto oggi l’industria manti ene prezzi abbordabili e Krieghoff è lì a dimostrarlo con un modello innovativo.

Strasser RS 05

Nell’articolo che precede abbiamo potuto conoscere le caratteristiche di una carabina a otturatore scorrevole di fabbricazione tedesca. Ora, prima di eseguire una prova che pubblicheremo in uno dei prossimi numeri, iniziamo a parlarvi di un’altra straight pull, questa volta made in Austria: una carabina dalle caratteristiche molto interessanti che abbiamo esaminato nel corso di una battuta di caccia nei pressi di Cividale del Friuli.

A cura della Redazione

Importata in Italia già da qualche mese dall’Armeria Fontana di Visco (Udine), la carabina Strasser RS 05 rappresenta una interessante realizzazione della ditta salisburghese Strasser e coniuga una meccanica all’avanguardia con un look alquanto tradizionale ma al tempo stesso accattivante.

Abbiamo potuto esaminarla – presentata dall’importatore italiano, Paolo Fontana – lo scorso 12 settembre durante una battuta di caccia nella riserva di Stregna, nei pressi di Cividale del Friuli, ospiti della squadra Cacciatori Oblizza.
Si è trattato purtroppo solo di una prima presa di contatto, in attesa di avere la possibilità di provarla in modo approfondito, ma sufficiente per comprendere come la Strasser RS 05 sia un’arma molto interessante dal punto di vista progettuale.

A prima vista l’arma sembra ‘solo’ una carabina di qualità curata nei particolari e nella scelta dei legni, ma appena si aziona il pomello della leva otturatrice si comprende che sono presenti soluzioni tecniche davvero particolari.

La prima osservazione che colpisce è il fatto che il movimento per aprire e chiudere l’otturatore è solo rettilineo (straight pull puro), fatto che consente un riarmo e una ripetizione del colpo molto più veloce rispetto ai tradizionali bolt action: basta tirare verso di sé il pomello e spingerlo in avanti per espellere il bossolo, incamerare una nuova cartuccia ed essere pronti a ripetere il colpo!

All’inizio, non conoscendo la carabina, abbiamo avuto qualche impuntamento nella ripetizione, ma dopo breve tempo il movimento di riarmo è diventato fluido, veloce, spontaneo, senza esitazioni. Come per tutte le cose ci vuole pratica, ma la velocità di ripetizione della Strasser RS 05, dopo una rapida familiarizzazione con il sistema, è realmente veloce.

Merkel Helix:la nuova carabina con movimento in linea

Non si può certo dire che la centenaria Casa di Suhl dorma sugli allori: negli ultimi anni ha sondato tutti i settori delle canne lunghe e ora è degnamente rappresentata in quello dei movimenti in linea, nuova tendenza di questi tempi.

di Emanuele Tabasso

Quando sembra che tutt o sia già stato espresso
nell’ambito armiero ecco affacciarsi qualcosa di bel nuovo a signifi care come l’estro progettuale delle Case importanti non dorma mai.
La noti ssima Gebrüder Merkel nata a Suhl nel 1898 non fu tra quelle aziende che sul fi nire della Seconda guerra mondiale si trasferirono all’ovest: la titolazione a Ernst Thälmann, eroe del locale parti to comunista, e una gestione rivista sulle basi del nuovo corso politi co, videro proseguire la produzione in un ambito degno della fama conquistata. Le mutazioni poi avvenute privatizzarono nuovamente la proprietà che oggi vede la Merkel Jagd und Sportwaff en GmbH in un grande gruppo fi nanziario.
Il ventaglio di fucili proposto fino a pochissimi anni addietro era pressoché esaustivo di ogni esigenza con l’unica mancanza di una ti pologia che si va affermando su diversi mercati : la meccanica in linea.
La meccanica in linea, quella con il solo movimento rettilineo dell’otturatore, ha natali antichi e ci vengono a mente le ordinanze austriache modello 1886 e 1895, la seconda già con la testina rotante e due alette di chiusura come la svizzera Schmidt Rubin modello 31.
Nell’azienda di Suhl si inizia a pensare a questo progetto fin dal 2007 considerando come in Germania la caccia agli ungulati sia sovente in braccata o comunque con animali messi in movimento dall’avanzare lento di alcuni battitori; ugualmente viene considerata la notevole disponibilità di viaggi venatori dove i modi di intervento sono di varia natura. Non sempre una carabina semiautomati ca è ammessa e quindi occorre un sistema di ripeti zione con certe prerogative e una garanzia a tutta prova.

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