Cerca nel sito

Newsletter

Registrarsi è completamente gratuito. Compila i dati nel form sottostante.
Privacy e Termini di Utilizzo
Banner
Banner
Banner

Armi Lunghe

Remington 700 SPS Tactical in .223 Remington

Basi solide e collaudate unite a una ricerca accurata dei desideri della clientela, la tecnica per proporre soluzioni adeguate e con quel tanto di innovazione da suscitare interesse e resa pratica: ecco la strada del successo percorsa dalla Casa ora situata a Mayfield

di Emanuele Tabasso

Sulla meccanica nota come modello 700 riposa una fetta consistente, diremmo primaria, della produzione di Remington ed è quindi assolutamente logico che su tale base si sviluppino, anno dopo anno, gli allestimenti finalizzati a quanto la continua evoluzione del mercato richiede.
A fianco dei modelli da caccia vengono sempre proposti quelli da tiro, siano essi derivati dagli esemplari per impiego militare a lunga distanza, o da affinamenti per il tiro al bersaglio divenuto anche da noi un obiettivo non più di secondo piano.

Da diversi anni la voglia di misurarsi alle distanze canoniche dei vari settori agonistici ha prodotto schiere numerose di appassionati che si vedono in giro nei vari poligoni intenti a spedire proiettili nel ‘10’, o almeno nelle sue immediate vicinanze, con una caparbia volontà di fare bene.
All’ufficiale tiro a 300 metri di impronta UIT si aggiungono le specialità del Bench Rest alle diverse distanze e poi le gare di molti circuiti con regolamenti propri cui non manca nulla per impegnare e far divertire chi desideri cimentarsi con difficoltà crescenti e quindi più stimolanti.
Ovvio che, nella corsa al podio, si va per quello anche se lo si sottace magari perfino a se stessi e si cerca in tutti i mezzi tecnologici validi quello che più consente di raggruppare i colpi: anche se la fabbrica delle mouche non è ancora stata inventata diremmo che certa produzione odierna le si sta avvicinando non poco. Riuscire poi a farlo proponendo strumenti a prezzi assai interessanti è un doppio titolo di merito e vale la pena sviscerare una di queste armi giunta non da molto sul nostro mercato sotto la sigla del modello 700 SPS Tactical.

Abbiamo approfittato di uno degli amici oramai preso dal tarlo mentale della precisione estrema – un bel tarlo sano e corposo che merita attenzione e riverenza – per provare questo tozzo fucile che nell’abbinamento calibro e struttura fa subito capire che si è in presenza di uno studio decisamente specifico.

FAIR Racing Sporting: sovrapposto da competizione

Presentato all’IWA di Norimberga, il Racing si propone come versione competitiva dei sovrapposti della Casa di Marcheno e la variante Sporting è destinata a calcare le pedane del percorso di caccia, disciplina sempre più seguita a livello specialistico e amatoriale

di Emanuele Tabasso

Sembra una logica conseguenza della posizione di seconda azienda italiana produttrice di sovrapposti il fatto che la FAIR di Isidoro Rizzini proponga un modello da pedana: lo fa con il Racing allestito nelle tre versioni classiche in cui si suddivide la specialità tiravolistica.
L’esemplare che abbiamo fotografato in azienda è lo Sporting, probabilmente quello che a fianco del Trap e dello Skeet raccoglie i consensi più trasversali: usiamo questo aggettivo per significare che la specialità è praticata da persone di diversa attitudine e con varia dedizione che passa dall’impegnato all’amatoriale senza trascurare l’occasionale.

Quello che è comunemente denominato come Percorso di caccia, definito Sporting in sede internazionale, è una disciplina con vari gradi di difficoltà e si presta quindi facilmente a stimolare e divertire molti personaggi provenienti dal mondo venatorio: alcuni ci provano ogni tanto con il fucile usato quando si va appresso al cane o magari con quello più adatto ai lunghi tiri sulla migratoria, altri per contro scoprono una nuova occasione di migliorare le proprie prestazioni di tiro e si presentano con una certa cadenza sulle pedane.

In quest’ultimo caso è pressoché naturale la maturazione di un nuovo acquisto, specifico per il divertimento che sta prendendo spazio nella mente e nelle capacità: è normale che non si possano conseguire certi risultati senza il fucile adatto, specie se gli altri, i competitori che si hanno a fianco, ne sono già dotati.
Il fucile da Sporting ha caratteristiche ben definite che potremmo sommare nel calibro 12/76 e non più 12/70, in un peso maggiorato, nella diversa conformazione dei legni, calcio e asta, e nell’assetto che ne deriva, nella lunghezza delle canne e negli strozzatori facilmente intercambiabili.
Questi per sommi capi i punti qualificanti che il Racing in esame presenta, come vedremo, in maniera funzionale.

Sauer: l’incisione come memoria

Una terna di fucili modello 202 ha il compito di tramandare i fasti passati di una riserva dal nome prestigioso: nel cuore e nella mente degli appassionati Rominten suona come epopea di cacce dove tutto era portato ai massimi livelli del bello nella tradizione

 

di Emanuele Tabasso

Nel fascicolo di dicembre avevamo trattato una serie di carabine della Sauer dedicate a selvatici prestigiosi di cui la maestria degli incisori aveva illustrato la morfologia, ma soprattutto lo spirito.

L’arte di riprodurre sul metallo effigi di animali è fatto ricorrente e la veridicità del tratto imposto dal ferro tagliente compie le veci di una fotografia: è tuttavia quel fattore nascosto e non codificabile, la maestria dell’artista, che trasfonde nel soggetto ritratto lo spirito che lo presenta come se fosse vivo.

Non ci si limita, come vedremo, a soggetti animati, ma si sconfina con ben diverse capacità, a soggetti inanimati, a paesaggi, situazioni composite in grado di sollevare lo spirito dell’osservatore trasponendolo nella realtà di ciò che ammira, compiendo, come nel caso presente, un viaggio a ritroso nel tempo, un viaggio fra persone, animali e cose realmente esistite e di cui è bello conservare memoria per l’oggi e per il domani.

A chiusura del brano citato segnalavamo l’arrivo di altre tre carabine Sauer 202 create per celebrare i fasti venatori della riserva di Rominten, Prussia Orientale e oggi Polonia, dove passione e capacità avevano letteralmente coltivato i più bei cervi del mondo in una zona di boschi planiziali dalla particolare flora.

Rivedremo i cervi più famosi e le tre case di caccia dai nomi celebri ritratti da un famoso pittore dell’epoca: prima di avviarci è bene rammentare che la ricerca dei brani sul libro di Andreas Gautschi e Burkhard Winsmann-Steins Rominten gestern und heute (cioè Rominten ieri e oggi) e la loro traduzione dal tedesco è frutto di un appassionato lavoro di Andy Desantis della Bignami spa, cui va la nostra gratitudine. 

Benelli Vinci Amazonia Green 12/76

Un semiautomatico d'avanguardia deve proporre allestimenti di pari grado e nel Vinci ecco pronto il modello con calciatura di sintetico dotata del Comfortech Plus, il nuovo sistema da Benelli fatto per soddisfare chi desidera la novità e soprattutto una notevole praticità d'impiego.

di Emanuele Tabasso

 

Ma ti sembra bello? Domanda stringata e perentoria che non sottende assolutamente una risposta preconfezionata: lo diciamo con certezza conoscendo troppo bene l'amico che l'ha posta mentre prepariamo questo nuovissimo fucile di Benelli per una prova sul campo, quelle che in definitiva chiariscono meglio di tanti esami visivi e qualche colpo in poligono quale sia l'essenza dell'arma.
Il Vinci è concettualmente molto giovane e di conseguenza ancora poco conosciuto: quindi è necessario osservarlo con calma per apprezzare il suo design innovativo. La testa a questo punto ha già cambiato le sue abituali considerazioni sull'estetica tradizionale e la risposta deve essere si, ci pare bello perchè coniuga in sè slanci di linee nuovi e non peregrini, esteticamente apprezzabili, dinamicamente funzionali.
Tutto parte dalla struttura meccanica che si affida al nuovo Vinci Inertia System, ma suddividendo in tre moduli distinti e assolutamente innovativi le componenti dell'arma.
Vediamo innanzitutto che alla canna è collegata stabilmente una culatta tubolare di acciaio in cui scorre l'otturatore a sistema inerziale con la testina mobile dotata delle due alette anteriori ritanti, grazie a un piolo e una pista a camme, e del gancio a molla dell'estrattore: le mortise per la chiusura sono ricavate direttamente nello spessore del fodero tubolare dalla cui sezione interna sporge una bacchetta in funzione di guida e, tramite un risalto intermedio, da esplusore.
Nella zona posteriore troviamo la molla di recupero con asta di guida coassiale: la forza è quindi scaricata in maniera rettilinea dal moto dell'otturatore terminando la corsa sul fondo della culatta dove un ammortizzatore di materiale sintetico assorbe utilmente vibrazioni ed energia. Le componenti angolari esistenti nella meccanica tradizionale fra bielletta e molla di recupero posteriore sono azzerate e il contenuto innalzamento dell'arma allo sparo rimane a carico della linea del calcio, poco sotto l'asse della canna.......

Benelli Legacy calibro 28

Benelli Legacy calibro 28

Carattere ereditario

Un gioiellino come il Raffaello calibro 28 non poteva restare solo e unicamente un esempio di tecnica: occorreva un ampliamento della gamma con un modello di studiata raffinatezza per color che giustamente desiderano sparare bene e con un bel fucile

di Emanuele Tabasso

Non stiamo a ripetere quanto il calibro 28 sia un nostro vecchio pallino: questa cartuccia e diversi fucili così camerati si sono succeduti nel corso di più di cinquant’anni della nostra pratica venatoria quindi l’affezione deriva dalle rese verificate sul terreno e dalle tante esperienze raccolte nel tempo. La nascita del primo Benelli in questo calibro non ci aveva colti impreparati: a quell’epoca sentivamo oramai pronta una fascia consistente di cacciatori per compiere il salto in basso, la diminuzione drastica del calibro, e quindi la Casa di Urbino, sempre attentissima ai segnali evolutivi, doveva per forza essere in prima fila per offrire il suo 28. Non ci sbagliammo, era pur facile indovinare conoscendo le menti dell’azienda, e il piccolo calibro venne alla luce. Era il 20…
Approfittando di fiere, mostre e in primis della cortesia della Casa, abbiamo avuto modo di effettuare, nel recente passato, diverse prove di tiro al piattello con ampia soddisfazione. Partiamo di qui, da una pratica sportiva per osservare il cammino di questo calibro e le conseguenti realizzazioni armiere fra cui il semiauto della Benelli ha un posto di spicco per la tecnologia applicata. La discesa dei calibri da impiegare si manifesta soprattutto nella caccia e già occorre una prima separazione fra quel che è successo e succede da noi, abbastanza differente da quel che avviene negli Stati Uniti d’America. La prima importante dirimente è il numero di praticanti, di coloro che usano un fucile per lo sport del tiro a volo o per l’arte della caccia: nel Nuovo Mondo (anche se è già un po’ usurato) i numeri sono fantastici ed è comprensibile come ogni branca del settore, fucili, cartucce, accessori, possa trovare ampio sviluppo confortata da ritorni economici che giustificano i costi di studi e prove. Da noi è tutto più limitato, parliamo in particolare della nostra nazione, e sovente si va a rimorchio ideale di quanto combinano gli altri. Torniamo ai calibri: il 12/70 rimane fisso e immutabile per il tiro di pedana con la forte variazione delle grammature di pallini che dai 36 originari sono scese alle odierne 28 e 24, secondo la graduatoria dei tiratori. I fabbricanti hanno brillantemente risolto il controsenso balistico realizzando canne con rese prima inimmaginabili. L’abolizione dei calibri 10 e 8 ha portato ai 12 Magnum e Supermagnum con camere da 76 e 89 mm: stesso discorso per la balistica e la bravura dei fabbricanti. In questo ambito si è mosso parecchio il calibro 20 che da decenni occupa uno spazio discretamente ampio: non ci sembra che gli specifici campionati di pedana abbiano avuto la risonanza che, per contro, la bella cartuccia ha sul terreno venatorio. Anche qui 70 e 76 mm ampliano la scelta, ma la preponderanza indica la misura più corta e tradizionale dove si ha già un ventaglio di grammature da soddisfare tutti, o quasi: e qui si chiude il capitolo dei calibri medi che riprenderemo nella nostra reiterata verbosità con il negletto calibro 24, ultimo della serie. La battaglia si è accesa da non molto tempo sui piccoli calibri: 28 e 36 Mg., questa la corretta dicitura europea perché .410 Mg. è di pretto uso americano, e anche qui chiniamo un attimo il capo in memoria del calibro 32, non proprio defunto, ma oramai di scarsissima diffusione. Vediamo allora che succede in questo piccolo e interessantissimo ambito.

Altri articoli...
Banner

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta .

Accetto i cookie da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information