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Armi Lunghe

Prima dell’AK

Prima arma a impiegare la cartuccia intermedia 7,62x39 mm, la carabina SKS 45 fu impiegata da tutti i Paesi di quello che fu l’Impero del Male e costituisce oggi una buona scelta per chi voglia uno strumento economico e affidabile per la difesa, il tiro ludico e, perché no, la caccia al cinghiale

di Francesco Battista


Parte prima


L’interesse delle autorità militari russe per i fucili a ripetizione semiautomatica risale agli ultimi anni dell’impero zarista, ovvero agli inizi dello scorso secolo: la Belle Époque aveva infatti visto la nascita e il crescente successo delle pistole e delle prime carabine da caccia semiautomatiche, per non parlare delle moderne mitragliatrici, e questo fervore di innovazioni tecniche non poteva che suscitare l’attenzione degli eserciti delle grandi potenze dell’epoca.
Più o meno tutti sperimentavano e costruivano prototipi – compresa l’Italia – e anche la Russia fu contagiata da quell’inarrestabile morbo tecnologico; inizialmente però essa esplorò la possibilità di convertire il fucile d’ordinanza modello 1891 al funzionamento semiautomatico, idea accarezzata peraltro anche da altri Paesi per i suoi vantaggi teoricamente assai allettanti: negli arsenali di molti stati erano difatti ammassati migliaia di fucili a otturatore girevole e scorrevole e il poterli ammodernare avrebbe consentito di rinnovare l’armamento di base della fanteria a una frazione del costo necessario per la realizzazione di modelli del tutto nuovi e originali.
La traduzione in pratica di questo concetto mostrò tuttavia ben presto limiti ben precisi in materia di funzionalità e di costi e fu quindi rapidamente abbandonata.
Il primo prototipo di fucile semiautomatico costruito in Russia fu opera di Y.U. Roschchepei, nel 1907: si trattava appunto di un sistema per convertire l’azione del Mosin Nagant al funzionamento semiautomatico ed era basato su un qualche tipo di chiusura metastabile. Dell’arma non sono rimasti esemplari conosciuti, ma in epoca sovietica si affermava che i sistemi ad apertura labile ritardata del moschetto automatico Thompson e della mitragliatrice pesante Schwarzlose fossero stati copiati da quello progettato dal misconosciuto Roschchepei… Evitiamo ogni commento.

Sinuosa bellezza

Nell’incisione dell’ultima serie speciale del Benelli Raffaello i soggetti di caccia sono incorniciati da un arabesco, un bel tipo di decorazione, poco sfruttato in campo armiero, che esalta le forme dell’automatico urbinate. Il risultato è un fucile di pregio, dalle prestazioni ben note, che è alla portata di molte tasche

di Massimo Castiglione


Oltre a essere rivoluzionario dal punto di vista meccanico, il Benelli 121 SL80 è stato un fucile dalle linee armoniose ed eleganti, valorizzate dalla cura costruttiva e dalla qualità dei materiali; poi con la nascita del Montefeltro Super 90 e del suo sistema di chiusura basato sull’otturatore a testina rotante, Benelli attuò una seconda rivoluzione nel campo dei fucili automatici a funzionamento inerziale che, con il successivo Raffaello, venne sempre più associata alla ricercatezza formale.
La capacità di realizzare fucili di gran qualità sul piano tanto tecnologico quanto estetico è sempre stata uno dei punti di forza di Benelli che ha visto le sue massime espressioni nei modelli in serie speciali: dopo quelle su base SL80, esse sono state allestite usando esclusivamente il Raffaello come fucile di partenza, perché questo modello è stato considerato giustamente l’ammiraglia della Casa di Urbino.
Nel realizzare un fucile di pregio non si può ovviamente prescindere dall’accuratezza delle lavorazioni e dalle finiture di classe, ma l’elemento formale che più distingue un modello di élite è senza dubbio l’incisione. Il progresso tecnologico ha fatto grossi passi in avanti anche in un campo che tradizionalmente è dominio dell’uomo e dell’arte e ha consentito di unire raffinatezza e qualità a costi che sono diventati alla portata di molte tasche.
Questa evoluzione prevede un intervento manuale dell’incisore, ma è anche frutto delle tecniche più moderne tra quelle in grado di garantire un risultato estetico non lontano da quello che si avrebbe con la sola incisione manuale.
Trattandosi di fucili da caccia, i soggetti dell’incisione sono sempre legati all’attività venatoria. La nuova serie limitata su base Raffaello prende il nome di Arabesque perché ha come elemento decorativo di base l’arabesco, uno stile ornamentale molto apprezzato ma che ‘rende bene’ solo quando è ideato e realizzato con grande attenzione e cura: solo in questo modo l’arabesco è veramente bello.
È una espressione decorativa composta da elementi calligrafici (forme estetiche delle consonanti arabe) con motivi geometrici o anche legati al mondo vegetale che trasmettono all’osservatore una gradevole sensazione di armonia e di bellezza.

Il fascino dell’inconsueto

La linea originale fa notare la avveniristica Tanfoglio Appeal, prima carabina semiautomatica in .22 Long Rifle o .22 Magnum Rimfire della Casa gardonese. Le buone qualità costruttive, il divertimento nell’uso e il prezzo molto favorevole fanno il resto…

di Paolo Tagini
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La carabina bullpup Tanfoglio Appeal fu presentata un po’ a sorpresa all’IWA 2011 di Norimberga: la novità derivava soprattutto dal fatto che una ditta come Tanfoglio, praticamente sinonimo di pistola semiautomatica, avesse deciso di entrare nel settore delle armi lunghe.
La Appeal si è inserita in un comparto ben preciso, quello delle carabine semiauto che utilizzano munizioni a percussione anulare e sono destinate al tiro informale da divertimento. Inizialmente fu prevista per i calibri .17 HMR, .22 LR e .22 Magnum; il primo è stato poi abbandonato a fronte dello scarso interesse commerciale che ha raccolto finora. Passato quel lasso di tempo che è sempre necessario per mettere perfettamente a punto un prodotto, la Appeal è ora finalmente disponibile per la vendita nelle armerie nella sua configurazione definitiva.
L’arma si presenta piuttosto bene, con una estetica filante e sbarazzina, ma non priva di grinta. Balza immediatamente all’occhio la costruzione che fa largo impiego di tecnopolimero: per essere precisi, fungono da struttura portante della Appeal due gusci di tale materiale. Il primo è quello inferiore, al quale è fissata la canna e che reca la sede del caricatore e del meccanismo di scatto ed entro cui scorre l’otturatore; il secondo, quello superiore, serve un po’ ‘da coperchio’ al primo e comprende il calcio e la maniglia di trasporto, alla quale sono applicate le mire. I due gusci sono uniti fra loro da tre spine passanti, cosa che rende semplicissime le operazioni di smontaggio ai fini della manutenzione.
Il funzionamento, a fronte delle contenute prestazioni delle due munizioni utilizzate, è del tipo a sfruttamento del rinculo con chiusura labile, data dalla massa dell’otturatore e dal contrasto fornito dalla molla del cane. Per inciso, le uniche differenze fra le due versioni si trovano nell’otturatore (che nel caso del .22 Magnum è un po’ più pesante), nella molla di recupero (che per questo calibro è più dura) e nella parte interna del caricatore, oltre che nella camera di cartuccia della canna. Non è stata prevista la possibilità di conversione da un calibro all’altro.

Buono per la caccia

L’azienda gardonese si è specializzata nelle canne rigate producendo sul castello classico molte varianti di fucili da caccia e da tiro mantenendo in questa Tactical dimensioni e pesi che invitano a provarla anche nell’ambito venatorio

di Emanuele Tabasso


Quando in Italia il verbo della canna rigata si diffuse anche al di fuori delle ristrette zone alpine di elezione, il bacino armiero di Gardone era ancora ben radicato sulle produzioni di canne lisce e solo qualche firma aveva solide basi tecniche per l’altro settore, derivate da una pratica di forniture militari di ragguardevole interesse, con qualche rara puntata nel settore venatorio.
Alcune industrie compresero le possibilità insite in questo nuovo orientamento e diedero sviluppo agli impianti per adeguarsi alla recente realtà. Una di queste è senza dubbio la Sabatti che nel tempo ha sviluppato linee di prodotti a canna rigata tra cui i fucili a otturatore girevole scorrevole e i basculanti, sia kipplauf, sia misti. Innegabile che i primi siano la parte maggioritaria per la quale sono richiesti e possibili allestimenti diversi: fra le molte prerogative dell’azienda due sono da tenere in conto come primarie.
Innanzitutto la produzione di canne avviene internamente, grazie all’investimento in una rotomartellatrice di alta qualità; in secondo luogo – e qui l’estro e la padronanza della tecnica sono balzate allo scoperto – le azioni sono ricavate da microfusione.
Oggi è bello sottolinearlo anche perché ci sono oramai alle spalle tali e tanti pezzi in circolazione con una favorevolissima casistica di risultati da non far rimpiangere, come accadeva un tempo, il fresato dal pieno di mauseriana memoria. La Metrocast è lì a poche centinaia di metri dall’azienda e ancora più prossima per quanto attiene a una partecipazione societaria che lega saldamente i reciproci interessi.
È poi un pregio che la progettazione abbia seguito in qualcosa le linee guida di Remington per cui gli utilizzatori si ritrovano a disposizione alcuni accessori adatti, per esempio, al montaggio delle ottiche nel vasto ed economico panorama relativo a tale firma.
La passione e le conoscenze dell’ingegner Emanuele Sabatti hanno fatto il resto e oggi le carabine con quel marchio sono proposte in una tale varietà e con continui aggiornamenti da poter soddisfare un ingente ventaglio di richieste.
All’IWA di Norimberga avevamo potuto osservare la nuova Tactical LW della stirpe Rover 870 e nemmeno un mese dopo averla in mano grazie a un compiacente amico appassionato di poligono. Ci siamo divertiti, abbiamo apprezzato le caratteristiche e la resa: spieghiamo come.

Entry level di gamma alta

Da qualche mese è disponibile la Proarms PAR Mk3 calibro .223 Remington, una originale carabina su piattaforma AR-15 caratterizzata da ottima qualità costruttiva e da particolari soluzioni tecniche che la rendono unica. Il tutto è offerto a un prezzo imbattibile

di Paolo Princi


La Proarms Armory è una azienda con sede in una cittadina a pochi chilometri da Praga, nella Repubblica Ceca; rinomata per produrre parti di AR per fabbricanti e assemblatori europei, nel 2008 decise di immettere sul mercato un’arma completa. Nacque così il PAR (Piston Advanced Rifle) Mk I: si trattava di un AR-15 con funzionamento a pistone a corsa corta in un’epoca in cui la maggioranza dei costruttori offriva ancora carabine a presa diretta di gas. Il progetto diede buoni risultati anche se la ditta non era ancora pronta alla produzione su vasta scala di armi complete.
Nel 2012 finalmente fu in grado di affrontare il mercato e decise di farlo con la terza evoluzione del suo progetto, il modello Mk3: è un AR-15 realizzato per asportazione di materiale da un blocco di alluminio7075-T6, soluzione che permette di uscire dai canoni estetici classici e realizzare prodotti più originali e modaioli.
Si nota immediatamente un aspetto più squadrato dei receiver; il tipico blocchetto che ospita il pulsante del forward assist comprende anche il deflettore dei bossoli, il bocchettone del caricatore è maggiorato e svasato. Sulla parte superiore dell’upper receiver troviamo la classica slitta Picatinny, che risulta però in posizione più rialzata rispetto a un AR-15 standard perché sotto vi scorre il pistone; detta slitta prosegue sull’astina che è in un pezzo unico ed è dotata di quattro rail.
Esaminando l’astina troviamo una delle tante chicche che caratterizzano questo fucile: ricorda infatti quella dell’Heckler & Koch MR223, ma a differenza di quest’ultima si smonta semplicemente agendo su una levetta la quale, compiuta una mezza rotazione, permette di sfilare l’intero pezzo svelandoci un’altra esclusiva. La canna infatti è tenuta in sede da un barrel nut dotato di costolature e da una maniglia (simile concettualmente a quella del Bushmaster ACR) che può essere svitato manualmente con facilità permettendo un rapido smontaggio della canna stessa.
La caratteristica principale del PAR Mk3 è infatti la modularità: viene offerto con una vasta gamma di lunghezze di canna, che per il nostro mercato sono da 12,5, 14,5, 16,75 e 18 pollici. Molteplici anche i calibri disponibili: .223 Remington, 7,62x39 mm, 6,8 SPC e .300 AAC, ma anche quelli da pistola come il 9x21 e il 9x19 mm.

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