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Armi Lunghe

Shotgun ad alta capacità

È finalmente disponibile in Italia, anche se in un numero veramente esiguo di esemplari, l’interessante Kel-Tec KSG, shotgun americano caratterizzato dalla configurazione bullpup e da due serbatoi appaiati i quali forniscono all’arma l’incredibile capacità totale di quindici colpi

di Paolo Princi


La Kel-Tec è una piccola azienda della Florida famosa soprattutto per la produzione di piccole pistole da difesa con fusto di polimeri e più recentemente di carabine bullpup in calibro .223 Remington e .308 Winchester; allo Shot Show 2011, a Las Vegas, presentò a sorpresa il nuovo KSG che destò un immediato interesse.
Si trattava di un compatto fucile calibro 12 con funzionamento a pompa, in configurazione bullpup, leggerissimo grazie al largo uso di polimeri e con una canna da 18,5 pollici sotto la quale si trovano due serbatoi appaiati da sette colpi ciascuno che, inserendo una cartuccia direttamente in camera, assicurano una capacità di fuoco di ben quindici colpi (tredici nel calibro 12/76).
L’idea non era nuova: anni fa la sudafricana Neostead disegnò l’NS2000 che montava due serbatoi, da sei colpi ciascuno, posizionati sopra una canna da 22,5 pollici e aveva un funzionamento a dir poco particolare perché l’azionamento del meccanismo a pompa avveniva spingendo l’astina in avanti e poi all’indietro, ovvero in senso contrario rispetto a qualsiasi altro fucile. Questa caratteristica, unita all’impossibilità di importazione negli Stati Uniti a causa di restrizioni legali, ne decretò un rapido insuccesso.
I primi KSG – cioè Kel-Tec Shot Gun – presentarono alcuni problemi; per esempio dopo aver tirato il grilletto (anche in bianco), se non si riagganciava il disconnettere prima di azionare la pompa il gruppo di scatto si inceppava. Si parlò anche di qualche rottura e altri difetti minori. Quindi la ditta decise di ritornare al tavolo da disegno e di ritardare la messa in vendita, ripresentando l’arma alcuni mesi più tardi con i problemi risolti e altri miglioramenti per i quali rimandiamo alle fotografie.
Negli Stati Uniti in questo momento la richiesta del fucile è molto alta, con una lunga lista di attesa e prezzi in continuo aumento; immaginate quindi la nostra sorpresa quando abbiamo saputo che la ditta Diamant di Forlì era riuscita a importarne qualcuno e che uno fosse disponibile presso l’armeria G.B. Verrina di Genova dove ci siamo subito recati per effettuarne una prova.

Come una custom

Se un fucile è il più venduto negli Stati Uniti, cioè dove massime sono la cultura della canna rigata e la diffusione delle armi lunghe, un motivo ci deve essere. Esaminando bene l’arma, ne abbiamo trovati alcuni

di Roberto Allara


Una carabina deve essere precisa, affidabile e sufficientemente rustica da sopportare, se necessario, anche i maltrattamenti. Ottenerla non è difficile: si acquista una carabina di adeguata robustezza e rusticità e la si porta da un armaiolo competente, che per un prezzo adeguato farà il bedding dell’azione per avere un contatto solido e costante tra essa e il calcio, renderà flottante la canna, provvederà a sostituirla nel caso in cui non fosse esattamente allineata all’azione, eseguirà le necessarie modifiche al fine di rendere la testa dell’otturatore perfettamente ortogonale all’asse della canna e infine realizzerà uno scatto tanto leggero quanto sia compatibile con la sicurezza che non si verifichino spari indesiderati.
Tutto ciò potrà costarvi molte volte più del fucile e lasciarvi il dubbio che forse, partendo da un prodotto più costoso e spendendo qualcosa in più per le accuratizzazioni, si sarebbe potuti giungere a un risultato migliore; però avrete ottenuto la carabina precisa e affidabile che avevate desiderato senza rinunciare alla robustezza e alla rusticità. Naturalmente, lo stesso armaiolo competente potrà creare ex novo la carabina che desiderate: basta non avere fretta e ve la realizzerà.
Però c’è un’altra soluzione, più conveniente, ed è quella di acquistare una carabina che possieda già le caratteristiche richieste. Potete guardare tra quelle con calcio McMillan o HS Precision, con scatti Timney o Jewel o con qualsiasi altro componente specifico: cercando sul mercato ne trovate un bel po’.
Potreste avere trovato l’arma che volevate oppure no; in effetti, parliamo di interventi quasi aftermarket, da effettuare su un’arma che già esiste e che potrebbe avere difetti all’origine, visto che l’intervallo delle tolleranze può combinare tra loro i pezzi migliori ma anche quelli peggiori.
In alternativa, potete cercare un’arma che sia già stata progettata all’origine per avere quelle caratteristiche che avreste cercato di ottenere da un preparatore. Esiste, e ha risolto i problemi in sede di progetto.

Custom come voglio io

Oltre ai modelli della normale produzione di serie, la Nuova Jager costruisce anche fucili AR-15 ‘su misura’. I prezzi e i tempi di consegna variano in funzione della scelte del committente, ma il risultato è superlativo, come ci racconta l’autore che è anche il proprietario di questo particolarissimo AR-15

di Paolo G. Motta


Tempo fa, ficcando il naso tra gli ‘avanzi’ della Nuova Jager, avevamo adocchiato un castello superiore e uno inferiore (upper e lower receiver) di AR-15 lavorati per fresatura dalla tedesca Oberland, ancora da anodizzare e da finire in alcuni particolari.
Dal momento che riteniamo che gli upper e lower della Oberland siano, insieme agli Hera Arms, tra i migliori della produzione mondiale, è scattato il tarlo pericoloso di ‘mi faccio fare un AR come voglio io’. Detto, fatto: con opportune minacce e lusinghe abbiamo convinto Massimiliano Locci della Nuova Jager a darsi da fare. L’idea era quella di assemblare uno short barrel rifle – un M4 a canna corta – il più possibile leggero, semplice, minimalistico ma montato con quanto di meglio c’è sul mercato in fatto di componentistica.
L’upper e il lower della Oberland sono stati anodizzati a spessore alla Nuova Jager e accoppiati con cura in modo da eliminare tutti i giochi, senza dover ricorrere al penoso ‘gommino rosso’ usato da molti preparatori improvvisati, che non è invece di alcuna utilità pratica. Il tubo del calcio è un Vltor Mil Spec mentre il calcio è un semplice, leggero ma robusto Magpul CTR, che scorre privo di giochi parassiti e si blocca senza esitazioni.
L’impugnatura prescelta è una Ergo Grips gommata; è anch’essa robusta, semplice e non scivola di mano. La guardia del grilletto è la ormai classica Magpul di alluminio: esteticamente piacevole, consente di usare il grilletto con guanti invernali e si raccorda perfettamente con il lower receiver senza soluzioni di continuità.
Per lo scatto si è scelto un Rock River a due tempi: lo scatto americano è tra i migliori, anche senza essere complicato o pieno di viti di regolazione che perdono la taratura al momento meno opportuno, ed è di montaggio facile. Si è ottenuto uno sgancio netto e pulito del cane che richiede una forza di trazione sul grilletto di 1,8 chilogrammi dopo una corta precorsa, pur avendo un rapido ritorno del grilletto. I perni utilizzati sono quelli della Rock River che si infilano senza giochi o sforzi nei fori del castello.

Moderna eleganza

Conciliare la tecnologia con i gusti classici? Ci riesce la Benelli Argo E Limited Edition, carabina semiautomatica da caccia della Casa di Urbino che si presenta con una livrea molto attraente e curata. L’abbiamo provata nel calibro .30-06

di Paolo Tagini

Un po’ a sorpresa, nel 2002 la Benelli – che fino a quel momento aveva prodotto esclusivamente fucili da caccia a canna liscia – presentò la carabina semiautomatica Argo (mitologico nome che in realtà è l’abbreviazione di Auto Regulating Gas Operating, ossia ‘Funzionante a gas, autoregolante’), inizialmente proposta in .30-06 Springfield e quindi camerata per altri calibri adatti alla caccia agli ungulati.
L’Argo fu un successo immediato e in meno di un decennio ne sono stati costruiti circa 250mila esemplari. Forse l’aspetto più importante del ‘fenomeno Argo’ è che ha rivoluzionato un settore in precedenza un po’ sonnacchioso: dopo l’arrivo dell’Argo le Case concorrenti hanno rinnovato le loro carabine semiautomatiche da caccia, hanno introdotto nuovi modelli e non sono nemmeno mancati casi di copie della tipica linea dell’arma urbinate.
L’Argo è veramente un bel fucile ma è normale che, come un qualsiasi altro prodotto industriale, dopo un po’ di anni avesse bisogno di qualche ritocco. La soluzione della Benelli al riguardo è stata molto ponderata: si poteva rivoluzionarla, ma a conti fatti una tale scelta si sarebbe rivelata dannosa perché l’Argo avrebbe perso quello stile che si era dimostrato vincente.
Così alla fine del 2010 la dirigenza Benelli prese la decisione a nostro parere più giusta, cioè quella di presentarne una versione rivisitata per migliorarne alcuni dettagli conservando l’impianto generale: all’inizio del 2011 entrò così in commercio l’Argo Endurance.
La meccanica è rimasta immutata (otturatore rotante a tre tenoni di chiusura che impegnano altrettante sedi ricavate nel fodero di acciaio solidale alla canna, pistone a corsa corta, carcassa di lega leggera, alimentazione mediante serbatoio estraibile), a eccezione delle modifiche al pistone, che è ora diviso in due parti.
Il sistema Argo è privo della classica asta di armamento, cosa che diminuisce le masse in movimento allo sparo a vantaggio della precisione; ciò inoltre non crea vincoli alla canna che, grazie anche all’astina fissata solo alla carcassa, è libera di vibrare. Le canne della carabina Benelli sono trattate criogenicamente, cioè portate per circa 24 ore a una temperatura di –135°C allo scopo di eliminare le tensioni interne dell’acciaio, con vantaggi in termini di precisione, ma anche di durata della vita utile della can

Ruger M77 Mk II calibro .308 Winchester

Non è facile vedere meccaniche tipo Mauser su armi americane, specialmente perché realizzare l’alimentazione guidata può essere leggermente più costoso; ma quando si trovano, sono di buona qualità come nel caso di questo Ruger

di Roberto Allara


Il Ruger M77 ritorna con la versione Mk II, un eccellente fucile per la caccia che come molte armi di quel costruttore potrà dare soddisfazioni, in periodo di caccia chiusa, pure in poligono. Anche se ciò non accade sempre, quello di Ruger non è il primo nome che balza alla mente quando si parla di armi statunitensi: questo è dovuto al fatto che la Casa di Southport – ma ormai è così ramificata che diventa difficile attribuirle una sede preminente – non ha investito molto in pubblicità preferendo dedicarsi a tecnologie che consentissero di evitare gli aggiustaggi manuali, realizzando così, a un costo davvero competitivo, buoni prodotti.

Rinomata per questi ultimi, la Casa ha continuato a produrre il fucile M77 fin dalla sua presentazione nel 1968, realizzando l’arma nelle due versioni di acciaio brunito e inossidabile, in configurazione standard o per mancini, con calcio sintetico o di legno e in ben ventisette calibri. Numeri e dati che testimoniano di un duraturo successo.

La versione Mk II, realizzata in un numero minore di calibri di cui qui stiamo esaminando l’ubiquitario .308 Winchester, si caratterizza per essere un fucile essenziale, in cui c’è tutto quello che serve (e funziona) ma non si è lasciato spazio ad abbellimenti puramente estetici.
Il cuore di tutto è un’azione di tipo Mauser K98. C’è un otturatore con due tenoni in testa, l’arma chiude con i tenoni disposti in verticale, l’estrattore ha la molla esterna al corpo otturatore, è di significative dimensioni ed effettua l’alimentazione guidata.
Un insieme di soluzioni che funziona da più di cent’anni difficilmente richiede motivi, diversi dal contenimento dei costi, per essere modificata. Ebbene, tra i vari modi di contenere i costi Ruger ha optato per quello di mantenere invariata la meccanica cambiandone il processo produttivo.

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