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Gli Italiani e la caccia

Una cosa sono le opinioni, altra cosa i fatti. E i numeri. Come quelli che venerdì 13 dicembre sono stati presentati dal professor Enrico Finzi, direttore di Astra Ricerche, nel corso di una serata che si è tenuta al Cruiser Hotel di Pesaro ed è stata organizzata da Benelli Armi. Le opinioni dicono che la caccia non è tra la attività che la più parte degli italiani apprezzano? I dati smentiscono, secchi. In effetti il 56 per cento del campione intervistato è favorevole. E tanti, che pure non sono cacciatori, riconoscono che il mondo venatorio serve anche per la gestione della fauna. Uno stacco tra credenza diffusa e numeri che non è senza colpevoli. Al primo posto c’è la disinformazione. “La caccia e i cacciatori – ha detto Finzi – non li ami solo se non li conosci”.

Per dire che il settore non va demonizzato e anzi andrebbe sostenuto basterebbe fermarsi all'economia. L’industria che gravita attorno all’attività venatoria smuove qualcosa come 8 miliardi di euro, pari a mezzo punto percentuale del Pil del Paese, 43 mila occupati, 218 milioni di euro, cifra che corrisponde al saldo import/export. Più nel dettaglio l'export rappresenta il 90 per cento del fatturato, una vera eccellenza per l'Italia.

Visti i dati, considerando la loro significativa portata, perché – ci si deve chiedere - di caccia se ne parla poco e spesso male? La risposta, che è affiorata anche dalla tavola rotonda finale moderata dal giornalista Oscar Giannino, scomoda di nuovo l’informazione: ce n’è poca e quando c’è è colma di pregiudizi.

Ma prima ancora dell’informazione l’argomento scomoda i portatori di interesse (ambientalisti, cacciatori, agricoltori) che Benelli ha voluto portare a confronto per  iniziare a tessere un dialogo finalmente disteso anche in Italia. Si è ripartiti dunque dai numeri per individuare elementi di intesa. Di spunti utili se ne possono trovare molti. Nel rapporto fra la caccia e le aree protette per esempio: “Gli animalisti – ha commentato Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi – sono un grande ostacolo ad una corretta gestione faunistica. La cooperazione – ha aggiunto insistendo sul rapporto con il mondo venatorio – in Italia non è omogenea e nella gestione dei parchi ci sono purtroppo componenti fondamentaliste che vedono il cacciatore come una figura negativa. E invece la caccia è una bella tradizione che non crea problemi”.

E poi nella governance che, secondo Antonino Morabito, responsabile fauna Legambiente, non funziona. “Noi – ha affermato - richiamiamo i nostri concittadini (agricoltori e cacciatori) a prendersi degli impegni insieme e a rispettarli, perché non c'è più tempo”. E ancora nella disciplina sportiva, da cui possono partire segnali incoraggianti: “Io con un'arma in mano – è stato l'intervento fatto dal campione mondiale di tiro a volo Giovanni Pellielo - sono stato ricevuto dal Pontefice. Questo significa che se non abbiamo preclusioni riusciamo ad arrivare alla sensibilità delle persone”.

Inoltre nel rapporto fra agricoltori e cacciatori: “Il mondo agricolo, il mondo della caccia, il mondo ambientalista perseguono tutti lo stesso interesse, solo che non lo fanno tenendosi per mano – ha spiegato Claudio Gagliardini, vice direttore di Coldiretti Marche -. Ognuno lo fa per il proprio tornaconto. Per questo invito tutti a cercare concertazioni che uniscano e consentano al legislatore di farsi un quadro preciso di tutte le posizioni”.

Infine spunti sono venuti da e per il mondo della caccia, anch'esso al suo interno suddiviso in troppe sigle di rappresentanza: “La prima parola d'ordine – ha affermato Gianluca Dall'Olio, presidente Federcaccia – è unità, per avere maggior forza e credibilità. L'impegno deve essere volto a modificare la nostra struttura incrementandone la professionalità. Il volontariato è una cosa bellissima ma non è sufficiente. Bisogna quindi smetterla – ha concluso - con gli antagonismi che hanno impoverito la capacità di organizzazione, occorre creare una piattaforma comune con il mondo degli ambientalisti e degli agricoltori”.

Per concludere l'invito, ribadito dal presidente di Cncn, Giovanni Ghini, ad insistere su una campagna di informazione che prospetti il tema della caccia nella sua luce reale: “Il cacciatore se ben informato è un gestore dell'ecosistema. Lo è nel momento in cui va a caccia ma anche quando durante l'anno compie attività preparatorie che giocano a favore dell'ambiente. Bisogna uscire dall'ideologia: i nostri studi servono a questo, a favorire una corretta inquadratura del problema e a conoscere la realtà fuori da ogni distorsione interpretativa”.

Le aziende sono promotrici di queste attività, così come le associazioni che le rappresentano e sostengono le problematiche venatorie nel rispetto delle normative di legge, il tutto per mantenere florido un settore che in Italia rappresenta lo 0,6% del pil.

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