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NUMERO 86 - 2019

Come la Rossa

Enzo Ferrari definiva, nel tono tagliente che gli era proprio, “garagisti” i team concorrenti della Formula 1, soprattutto quelli inglesi: lui poteva definirsi un costruttore, perché le sue auto erano prodotte completamente nella fabbrica di Maranello, mentre considerava gli altri alla stregua di assemblatori, perché solitamente compravano il motore da Ford e le altri componenti dell'auto da vari specialisti, per la verità numerosi in Gran Bretagna. Se oggi il brand Ferrari è considerato uno dei più noti al mondo, una parte del merito va senz'altro a quella acuta rivendicazione del Drake.
Anche nel settore armiero abbiano i nostri Ferrari, delle autentiche bandiere del made in Italy che meriterebbero maggiore considerazione da parte di chi si riempie la bocca con la solita retorica patriottarda che però non vede – o non vuol vedere – più lontano del fashion o della pasta trafilata al bronzo, indiscutibili eccellenze italiche alle quali è però possibile affiancarne altre altrettanto prestigiose che, purtroppo, vengono regolarmente ignorate. Prendiamo per esempio la Pardini: produce completamente in proprio le sue armi (impugnature e canne comprese) e nella piccola factory di Lido di Camaiore capita di trovare (come ci è successo) la nazionale di tiro a segno cinese che fa shopping...  Ai massimi livelli, il 90 per cento dei tiratori spara Pardini. O parliamo della Sabatti, azienda marcatamente industriale (si veda al riguardo l'articolo a pagina 24) che produce tutto in proprio e che dà del bel filo da torcere ai grandi nomi storici statunitensi.
Vogliamo parlare delle repliche? È pur vero che fummo i primi, una sessantina di anni fa, a dare il via alle riproduzioni di armi storiche, ma oggi siamo ancora, senza incontestabile ombra di dubbio, i più forti al mondo in questo settore. Vogliamo parlare della Benelli? Un vero e proprio laboratorio che produce tecnologia. Vogliamo parlare della Franchi? Un'azienda che ha fatto della caccia vera (non quella raccontata al bar o mitizzata dagli americani) il suo core business, riuscendo ad avvicinare per la prima volta i giovani.
Grande Enzo, ci hai insegnato ad avere orgoglio di noi stessi e del nostro lavoro: speriamo solo che le tue parole non finiscano al vento.

Paolo Tagini

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