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Povera Europa...

Il Decreto Legislativo n. 104 del 10 agosto 2018

Di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno... Anche in occasione del recepimento della Direttiva Europea il legislatore italiano ha perso una buona occasione per riordinare la materia ed evitare di introdurre norme astruse, di nessuna efficacia e di difficoltosa applicazione


di Paolo Tagini

Il Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 104, ha recepito la Direttiva Europea del 2017 sulle armi; se già il testo comunitario presentava non poche norme inutili e caotiche, non potevamo certo sperare che il legislatore italiano potesse fare di meglio. Tuttavia non mancano alcune novità positive. Dulcis in fundo, il ministero dell'Interno, con una circolare inusitatamente tempestiva, aggiunge del suo per complicare in qualche caso le idee già sufficientemente confuse. Ecco comunque i punti salienti del nuovo provvedimento.

Definizioni
L'art. 2, comma 2, fornisce una serie di definizioni che integrano o sostituiscono quelle a suo tempo fornite dalla Direttiva del 2008.
Arma da fuoco: «Qualsiasi arma portatile a canna che espelle, è progettata per espellere o può essere trasformata al fine di espellere un colpo, una pallottola o un proiettile mediante l’azione di un propellente combustibile, ad eccezione degli oggetti di cui al punto III dell’allegato I della direttiva 91/477/CEE, e successive modificazioni. Si considera, altresì, “arma da fuoco” qualsiasi oggetto idoneo a essere trasformato al fine di espellere un colpo, una pallottola o un proiettile mediante l’azione di un propellente combustibile se:
1) ha l’aspetto di un’arma da fuoco e,
2) come risultato delle sue caratteristiche di fabbricazione o del materiale a tal fine utilizzato, può essere così trasformato».
Parte di arma: «Ciascuna delle seguenti componenti essenziali: la canna, il telaio, il fusto, comprese le parti sia superiore sia inferiore (upper receiver e lower receiver), nonché, in relazione alle modalità di funzionamento, il carrello, il tamburo, l’otturatore o il blocco di culatta che, in quanto oggetti distinti, rientrano nella categoria in cui è stata classificata l’arma da fuoco sulla quale sono installati o sono destinati ad essere installati».
Munizione: «L’insieme della cartuccia o dei suoi componenti, compresi i bossoli, gli inneschi, la polvere da sparo, le pallottole o i proiettili, utilizzati in un’arma da fuoco a condizione che tali componenti siano soggetti ad autorizzazione».



Denuncia di armi, munizioni e caricatori
È introdotto l'obbligo di denuncia dei caricatori di capacità superiore ai 10 colpi per le armi lunghe e di 20 per le armi corte (art. 3, comma 1, lettera d). Non sono imposti limiti numerici di possesso dei caricatori denunciati tuttavia la loro acquisizione e detenzione sono consentite «ai soli tiratori sportivi iscritti a federazioni sportive di tiro riconosciute dal CONI, nonché gli iscritti alle Federazioni di altri Paesi UE, agli iscritti alle Sezioni del Tiro a Segno nazionale, agli appartenenti alle associazioni dilettantistiche di tiro a segno affiliate al CONI» (art. 12, comma 4). È curioso notare che i caricatori continuano a non essere considerati parte di arma (v. sopra).
«Chiunque detiene armi comuni da sparo senza essere in possesso di alcuna licenza di porto d’armi, ad eccezione di coloro che sono autorizzati dalla legge a portare armi senza licenza e dei collezionisti di armi antiche, è tenuto a presentare ogni cinque anni la certificazione medica prevista dall’articolo 35, comma 7 del TULPS». «Qualora il detentore risulti titolare di licenza di porto d’armi, l’obbligo di presentazione del certificato decorre dalla scadenza della stessa, se non rinnovata. Nel caso di mancata presentazione del certificato medico, il prefetto può vietare [cioè ha facoltà di vietare] la detenzione delle armi denunciate, ai sensi dell’articolo 39». (Art. 3, comma 1, lettera d, numero 2). Per chi non lo abbia già fatto e per chi non abbia nessuna licenza, è fissato il termine di un anno dall’entrata in vigore del Decreto Legislativo (14 settembre 2019) o di 60 giorni dalla data di notifica del sequestro da parte del Prefetto. I certificati da presentare per il rinnovo possono riportare una data fino a tre mesi precedente alla presentazione del rinnovo.
È stato specificato che i soggetti abilitati alla certificazione sono i medici delle Aziende sanitarie locali, i medici militari, quelli della Polizia di Stato o del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, anche al di fuori delle loro strutture di competenza.
Novità molto importante: la possibilità di inviare la denuncia di detenzione di armi e materie esplodenti, di cui all'Art. 38 del TULPS, tramite posta elettronica certificata intestata all’interessato o a una ditta da lui condotta.

Armi sportive
Il numero di armi sportive detenibili passa da 6 a 12 (art. 5, comma 1, lettera c).

Licenze di caccia e tiro a volo
I termini di scadenza delle licenze di caccia e tiro a volo passano da sei a cinque anni. Quelle in corso alla data del 14 settembre 2018 arriveranno a naturale compimento per poi essere rinnovate con il nuovo termine.

Licenza di collezione per armi comuni da sparo
Da ora è possibile, dandone avviso preventivo (di cui all'Art. 34 del TULPS), trasportare semestralmente le armi in collezione «presso poligoni o campi di tiro autorizzati per effettuare prove di funzionamento». «La prova di funzionamento può essere effettuata, per ciascuna arma, con cadenza non inferiore a sei mesi e consiste nello sparo di un numero di colpi non superiore a 62. Il munizionamento acquistato per l’effettuazione della prova di funzionamento deve essere consumato dal titolare della collezione entro ventiquattro
ore dall’acquisto". Il numero anomalo di 62 colpi corrisponde agli “standard ordinari con i quali la Polizia di Stato effettua le prove tecniche di funzionamento sulle armi in propria dotazione” secondo quanto precisa la circolare esplicativa del Ministero dell'Interno del 12 settembre 2018 (in pratica prova di sparo con due caricatori da 15 colpi più colpo in camera, eseguita due volte). Come anticipato, incombe l'obbligo di avviso di trasporto armi e non di autorizzazione al trasporto armi: così dice chiaramente la circolare esplicativa del ministero dell'Interno del 12 settembre 2018. Per effetto dello stesso Decreto Legislativo in esame l'avviso di trasporto armi può essere inoltrato all'autorità competente «mediante comunicazione, almeno 48 ore prima del trasporto medesimo, all’autorità di pubblica sicurezza, anche per via telematica attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata. La comunicazione deve accompagnare le armi e le parti d’arma» (art. 3, comma 1, lettera c).

Armi utilizzabili a caccia
«Fermo restando il divieto assoluto di impiego di armi appartenenti alla categoria A, dell’allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, l’attività venatoria non è consentita con l’uso del fucile rientrante fra le armi da fuoco semiautomatiche somiglianti ad un’arma da fuoco automatica di cui alla categoria B, punto 9, del medesimo allegato I, nonché con l’uso di armi e cartucce a percussione anulare di calibro non superiore a 6 millimetri Flobert». (Art. 6).
Le armi della categoria A sono quelle proibite (torneremo in seguito su questo punto); quelle della categoria B9 sono le «Armi da fuoco per uso civile semiautomatiche somiglianti alle armi da fuoco automatiche diverse da quelle di cui alla categoria A, punti 6, 7 o 8».

Acquisto di munizioni
Molto rumore per nulla: viene nuovamente prevista la possibilità di imporre limiti all'acquisto di munizioni per la durata dei titoli (art. 7). Tale limitazione deve essere indicata sulla licenza e deve avere durata annuale con possibilità di rinnovo; tuttavia con decreto del Ministero dell’interno (già previsto nel 1992 e mai emanato) devono essere determinate le modalità per l’attuazione della disposizione. In ogni caso non sono computate le munizioni acquistate presso i poligoni UITS e consumate in loco.

Armi della categoria A
«A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo [14 settembre 2018] l’acquisizione e la detenzione di armi di cui alla categoria A, punti 6 e 7, dell’allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, nonché di caricatori per armi da fuoco in grado di contenere un numero di colpi eccedente i limiti consentiti all’articolo 2, secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, è consentita ai soli tiratori sportivi iscritti a federazioni sportive di tiro riconosciute dal CONI, nonché gli iscritti alle Federazioni di altri Paesi UE, agli iscritti alle Sezioni del Tiro a Segno nazionale, agli appartenenti alle associazioni dilettantistiche di tiro a segno affiliate al CONI» (art. 12, comma 4).
Stiamo parlando di:
A6 «Armi da fuoco automatiche che sono state trasformate in armi semiautomatiche fatto salvo l'articolo 7, paragrafo 4 bis [Categorie A6, A7 o A8 legalmente acquisite e registrate prima del 13 giugno 2017]». Si tratta in pratica delle armi demilitarizzate.
A7 «Ciascuna delle seguenti armi da fuoco semiautomatiche, a percussione centrale:
a) le armi da fuoco corte che consentono di sparare più di 21 colpi senza ricaricare, se:
i) un caricatore che può contenere più di 20 colpi è parte dell'arma da fuoco o
ii) un caricatore staccabile che può contenere più di 20 colpi vi è inserito;
b) le armi da fuoco lunghe che consentono di sparare più di 11 colpi senza ricaricare se:
i) un caricatore che può contenere più di 10 colpi è parte dell'arma da fuoco o
ii) un caricatore staccabile che può contenere più di 10 colpi vi è inserito». Si tratta in pratica di armi della categoria B9 in cui sia inserito un caricatore di capacità superiore al consentito.
Il decreto è dunque retroattivo al 13 giugno 2017 per quanto riguarda i termini di possesso delle armi in categoria A6 e A7. Prosegue l'art. 12, comma 5: «A coloro che, alla data del 13 giugno 2017, detenevano legalmente le armi ed i caricatori di cui al comma 4, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia alla data di entrata in vigore del presente decreto. In caso di cessione a qualunque titolo, si applicano le disposizioni di cui al comma 4 del presente articolo».
Veniamo ora alla controversa questione delle armi della categoria A8. La direttiva europea le definisce come «Le armi da fuoco lunghe semiautomatiche (vale a dire le armi da fuoco originariamente destinate a essere imbracciate) che possono essere ridotte a una lunghezza inferiore a 60 cm senza perdere funzionalità tramite un calcio pieghevole o telescopico ovvero un calcio che può essere rimosso senza l'ausilio di attrezzi». Per questa categoria l'art. 12, comma 6, del Decreto Legislativo prescrive che: «A coloro che, alla data del 13 giugno 2017, detenevano legalmente armi di cui alla categoria A, punto 8, dell’Allegato I alla direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti in materia alla data di entrata in vigore del presente decreto. Le armi di cui al periodo precedente possono essere trasferite soltanto per successione a causa di morte, per versamento ai competenti organi del Ministero della difesa, per cessione agli enti pubblici di cui all’articolo 10, quinto comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, ed ai soggetti muniti della licenza per la fabbricazione di armi, ovvero per cessione, con l’osservanza delle norme vigenti per l’esportazione a enti o persone residenti all’estero».
Leggendo attentamente la definizione delle armi della categoria A8 (la si trova sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee L137 del 24 maggio 2017 a pagina 37), si nota che si parla di armi lunghe, che è un concetto chiaramente definito dalla legge (canna di lunghezza superiore a 300 mm, lunghezza totale superiore a 600 mm). Perché la norma abbia un senso, le armi della categoria A8 devono essere solo ed esclusivamente armi lunghe che, a causa delle caratteristiche del calcio, potrebbero diventare armi corte (la loro lunghezza scenderebbe sotto i 600 mm). Di diverso avviso sembra essere la visione del ministero dell'Interno che, nella circolare esplicativa dello scorso 12 settembre, quando ricorda la definizione delle armi della categoria A8, omette la parola lunghe (non si sa se per dolo o se per colpa) facendo, come si suol dire, di ogni erba un fascio... È evidente che nelle armi della categoria A8 non possono essere ricomprese quelle corte perché, come spiegato, hanno già una lunghezza fino a 600 mm e pertanto, come recita la loro definizione, non «possono essere ridotte a una lunghezza inferiore a 60 cm senza perdere funzionalità tramite un calcio pieghevole o telescopico ovvero un calcio che può essere rimosso senza l'ausilio di attrezzi» perché sono già più corte di questi benedetti 60 cm!
Quanto alla precisazione contenuta nella definizione di A8 presente nella Direttiva («vale a dire le armi da fuoco originariamente destinate a essere imbracciate») è vero che ci sono delle armi corte che possono essere imbracciate ma, in quanto armi corte, non possono superare la lunghezza dei 600 mm e quindi anche segando il loro calcio rimarranno sempre e comunque più corte di detta misura.

Norme transitorie
- Dal 14 settembre 2018 armi e caricatori delle categorie A6 e A7 possono essere acquistati e detenuti solo dai tiratori sportivi (Art. 12, comma 4);
- chi alla data del 13 giugno 2017 deteneva le armi e i caricatori di cui alle categorie A6 e A7 può continuare a detenerle anche se non è tiratore sportivo (Art.12, comma 5);
- chi alla data del 13 giugno 2017 deteneva le armi di categoria A8 continua a detenerle senza cambiamenti (Art. 12, comma 6);
- chi alla data del 13 giugno 2017 deteneva armi e caricatori delle categorie A6 e A7 può cederle a tiratori sportivi. Se sono armi di categoria A8 si seguono le norme analoghe a quelle per le armi da guerra riguardo la loro cessione o eredità (Art. 12, comma 6). Tutte queste armi (A6, A7 e A8) rimangono “armi comuni da sparo” ai fini delle sanzioni penali (Art. 12, comma 8);
- chi non è tiratore sportivo e in futuro vuole acquistare e detenere armi delle categorie A6, A7 e A8 dovrà munirsi di licenza di collezione speciale (Art. 12, comma 7);
- chi detiene armi e loro parti delle categorie A6, A7 e A8 deve adeguarsi al decreto entro il 31 dicembre 2018 (art. 12 comma 9) ma non si capisce in che cosa si debba adeguare.
Morale: eravamo partiti dai buoni propositi della Direttiva Europea (nella sua introduzione si legge: «al fine di contrastare l'uso improprio delle armi da fuoco per scopi criminali, anche alla luce dei recenti atti terroristici») per creare un mostro giuridico totalmente inefficace che, come al solito, renderà difficile la vita agli onesti cittadini. Lo immaginate il terrorista dell'Isis che va a iscriversi alla federazione del Coni per detenere un A6 o un A7? Povera Europa...

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