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NUMERO 80 - 2018

Toccato il fondo?

Il recepimento della direttiva UE sulle armi da parte del nostro paese è materia di viva discussione fra gli appassionati e ci offre lo spunto per ripercorrere brevemente la strada che ci ha portati a questo provvedimento.
La prima direttiva fu la n. 477 del 1991: negli anni '80 si era passati dalle Comunità Economiche Europee all'Unione Europea, nel 1989 si era tenuto in Italia un referendum consultivo sulla volontà popolare di proseguire nell'integrazione europea che riscosse un consenso schiacciante (88,03%) e il primo provvedimento sulle armi era improntato allo spirito di allora. Libera circolazione delle merci e delle persone? Benissimo: la direttiva del 1991 si muoveva proprio in quella direzione, permettendo agevolazioni al commercio intracomunitario (legale) delle armi e favorendo lo spostamento di cacciatori e tiratori entro i confini dell'Unione.
Come previsto dalle norme comunitarie, la direttiva fu sottoposta nel 2008 a una sorta di “tagliando” per verificarne l'efficacia e per tentare una prima armonizzazione delle norme vigenti negli stati membri. La relatrice del provvedimento, Gisela Kallenbach, deputata tedesca dei Verdi, tentò di infilare nella direttiva delle restrizioni alla circolazione delle armi ma le fu carinamente spiegato che lo scopo della norma era esattamente l'opposto, cioè favorire lo sviluppo del commercio – sempre legale, ovviamente – e la circolazione delle persone. La riforma del 2008 fu accolta con favore.
Dopo nemmeno dieci anni scopriamo che quello spirito improntato alla liberalizzazione è svanito. Non è nostra intenzione entrare nelle beghe fra sovranisti euroscettici ed establishment comunitario, ma – da appassionati di armi – facciamo veramente fatica a riconoscerci in questa Europa, che pretende di risolvere gravi problemi, come il terrorismo, attuando provvedimenti, come la direttiva in questione, totalmente inefficaci e giusto utili da esibire come alibi per giustificare la propria esistenza e il proprio ruolo.
Non sappiamo cosa potrà succedere dopo le elezioni europee di maggio: possiamo solo augurarci che il fondo sia già stato toccato, dopo di che si potrà finalmente risalire.

Paolo Tagini

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