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Il cacciatore paladino dell'ambiente

Lo scorso 14 novembre 2017 si è tenuta a Roma, all'Albergo Nazionale di Piazza di Monte Citorio, una tavola rotonda indetta dalla Fondazione UNA Onlus avente per tema “La gestione del patrimonio vivi-faunistico in Italia: tra piccoli e grandi passi, dove siamo e dove arriveremo”.
Hanno partecipato l'on. Mariastella Gelmini (vice-capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera), la sen. Anna Maria Bernini (Vicepresidente del gruppo di Forza Italia al Senato), l'on. Marco Donati (Deputato Pd, membro della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo alla Camera dei Deputati), il dott. Roberto Moncalvo (Presidente Coldiretti), il dott. Mauro Libè (Consigliere politico del Ministro dell’Ambiente), il dott. Giampiero Sammuri (Presidente Federparchi), il sen. Luciano Rossi (senatore di Alternativa Popolare e Presidente Fitav), l'on. Stefano Borghesi (deputato Lega Nord) e il dott. Maurizio Zipponi (Presidente comitato scientifico Fondazione UNA). La tavola rotonda è stata coordinata dal giornalista Enrico Cisnetto.
L’intero evento è disponibile online sulla fanpage ufficiale della Fondazione UNA Onlus al seguente link: www.facebook.com/FondazioneUNAOnlus/



Gli obiettivi di Fondazione U.N.A. Uomo, Natura, Ambiente
La contrapposizione fra il mondo ambientalista e quello venatorio è ormai anacronistica e dannosa per la natura. Nel pieno rispetto dei propri ruoli è possibile trovare punti di incontro a livello progettuale e scientifico, operando congiuntamente per la salvaguardia dell’ambiente e la tutela della biodiversità.
Questo è l’obiettivo della Fondazione U.N.A. (Uomo, Natura, Ambiente) Onlus che dal 2015 opera per creare una sinergia tra questi diversi mondi (ambientalista, agricolo e venatorio) che agiscono insieme per una gestione condivisa e proficua della natura.
La missione e i valori di U.N.A. sono stati riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente con il quale la Fondazione ha stipulato un protocollo d’intesa nel 2016.

La gestione del territorio
In questo contesto la figura del cacciatore è stata rivista, sostituendo lo stereotipo del predatore selvaggio con l’immagine ben più inerente alla realtà di “paladino del territorio”, garante della biodiversità, rispettoso delle regole dettate dalla comunità scientifica e oppositore del bracconaggio. Una figura che agisce tutto l’anno e non solo nei pochi mesi della stagione venatoria.
Una sentinella dei boschi, delle montagne, un attento osservatore dei mutamenti e dei rischi della natura (incendi, inondazioni, smottamenti, etc…) che segnala preventivamente eventuali problematiche alle autorità competenti.
Il cacciatore svolge un’azione costante, in quanto è l’abitante naturale di quei sistemi che sono spesso in stato di abbandono, come la montagna. Lo svolgimento dell’attività venatoria va quindi di pari passo con la tutela dell’ambiente e la gestione del territorio, condivisa con altri importanti stakeholder nazionali.
Infatti, solo il reciproco spogliarsi del ruolo autoreferenziale di protettore esclusivo della natura può davvero rappresentare la chiave di volta nella collaborazione proficua tra ambientalisti, agricoltori e cacciatori. Una sinergia che sta già generando progetti concreti sul territorio.

Da parco-museo a parco-attivo
Il cacciatore svolge anche un altro importante ruolo, all’interno dei parchi, la cui gestione è stata ripensata in chiave moderna. I parchi erano spesso visti come entità statiche, immobili e immutabili, paragonabili ai musei. Tale visione era totalmente errata perché non considerava i fattori di squilibrio interni ed esterni che rischiavano di minare i vari ecosistemi. I parchi, invece, vanno ora immaginati come luoghi dove consentire lo sviluppo e la riproduzione di specie animali ritenute in pericolo, ma anche di formazione, informazione della popolazione e di prelievi di animali per la salvaguardia delle specie.
È fondamentale quindi, che mondo venatorio e ambientalista lavorino insieme alle istituzioni dei parchi, anche nell’ambito delle modifiche normative alla legge 394 in corso in Parlamento. Una corretta gestione delle aree protette consente il passaggio da “parco-museo” a “parco-attivo”. Ciò significa una gestione più dinamica e proficua all’interno della quale anche il prelievo venatorio rientra tra gli elementi di salvaguardia della biodiversità.
Anche su questa importante collaborazione con il mondo dei parchi è impegnatala la Fondazione UNA, che lo scorso luglio ha realizzato un concreto salto di qualità sottoscrivendo un protocollo di intesa con il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise finalizzato a realizzare iniziative per la tutela dell’orso bruno marsicano (in attuazione del Piano d’Azione per la tutela dello stesso – PATOM).

Il rapporto con il mondo agricolo e con la comunità scientifica
La gestione condivisa del territorio e delle sue risorse è anche al centro del rapporto tra Fondazione UNA e Coldiretti che, attraverso l’Osservatorio nazionale sulla Criminalità nell’Agricoltura e sul Sistema Agroalimentare presieduto da Giancarlo Caselli, stanno collaborando su un progetto che ha l’obiettivo di valorizzare la filiera agroalimentare e le risorse produttive territoriali, creando norme e leggi che garantiscano la trasparenza, la legalità e la tracciabilità della selvaggina.
Inoltre, il legame tra una corretta attività venatoria e la creazione di un nuovo sviluppo economico è sancito da importanti pubblicazioni scientifiche e da studi di spessore come quello del Prof. Bernardino Ragni, teorico della Wildlife Economy, un nuovo pensiero bio-economico incentrato sulla gestione sostenibile e intelligente delle risorse faunistiche e ambientali italiane. Un altro grave problema che deve essere risolto attraverso la concertazione è quello dei danni prodotti da specie invasive che rappresentano un pericolo per la sicurezza umana, l’ecosistema ambientale e l’economia agricola, come quella dei cinghiali.
La convivenza tra cacciatori, agricoltori e ambientalisti è dunque concretamente realizzabile in quanto portatrice di un nuovo modo di intendere il rapporto con la natura, in grado di valorizzarla anche attraverso la creazione di nuove opportunità economiche.

Approfondimenti
Esempi progettuali di Fondazione UNA: “Selvatici e buoni”
Tra gli argomenti su cui è fortemente impegnata UNA evidenziamo anche quello legato alla valorizzazione della carne di selvaggina: alimento dalle elevate qualità organolettiche, di gusto, carne di animali che hanno vissuto in libertà, che si sono nutriti solo di ciò che offre la natura, povera di grassi, priva di colesterolo, la carne realmente bio. Alimento che in Italia non produce reddito e lavoro a causa dell’assenza di una filiera tracciata della carne. Il percorso del prodotto, dal bosco alla tavola, deve essere invece monitorato minuziosamente attraverso il lavoro costante di professionisti del settore, in modo tale che la carne sia sottoposta a tutte le procedure sanitarie e legali indispensabili per produrre nuovo valore economico ai territori.
UNA opera in quest’ambito attraverso il progetto Selvatici e Buoni, curato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, che è già in corso nel territorio bergamasco e si estenderà nei prossimi mesi in altre zone d’Italia.

I danni prodotti dalla fauna selvatica
Un altro grave problema che deve essere risolto è quello dei danni prodotti dai cinghiali che rappresentano un pericolo per la sicurezza umana, l’ecosistema ambientale e l’economia agricola. Le cronache sono piene infatti di notizie incentrate su mandrie di ungulati che vagano indisturbate per le strade delle città (molteplici gli avvistamenti negli ultimi mesi a Roma) causando incidenti stradali, creando disagio ai cittadini e nelle campagne coltivate producendo ingenti danni all’agricoltura.
È evidente quindi come esista un forte legame tra controllo venatorio, tutela del patrimonio naturale e valorizzazione dell’economia agricola, che non deve essere più messo in discussione.

Il cacciatore
Quante volte sentiamo che i cacciatori, al pari dei fungaioli e di tutti coloro che prediligono passare il proprio tempo libero all’aria aperta, sono di ausilio alle forze dell’Ordine nel ricercare persone scomparse e per fornire indicazioni preziose circa l’orografia del territorio? Vogliamo poi ricordare l’importanza del cacciatore nell’avvistare precocemente eventuali incendi? La caccia si svolge nell’arco di pochi mesi e il resto dell’anno? Il resto dell’anno il cacciatore frequenta comunque la natura: per una semplice passeggiata, per l’attività di censimento, per riaprire sentieri, creare postazioni, far correre i cani o solo per respirare aria buona.
Un giusto prelievo di animali, reso possibile dal miglioramento ambientale, permette ad una moltitudine di specie di usufruire del cambiamento, popolando nuovamente luoghi abbandonati. Così è per le zone umide (con il mantenimento del corretto livello delle acque e delle specie vegetali che offrono protezione ai nidificanti), così è per le montagne e per gli innumerevoli scorci paesaggistici. Parimenti, un cacciatore non tollera un ambiente sporco e/o abbandonato; il degrado che disturba la vista contribuisce inoltre a sterilizzare il territorio, oltre che a richiamare specie animali inconsuete, in posti inconsueti (es. cinghiali).

Il bracconaggio
Per essere concreti sull’argomento bracconaggio, facciamo parlare i fatti. L’accordo tra il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e la Fondazione UNA è una dimostrazione pratica di come alle parole seguono le azioni. Il bracconiere è un bracconiere, punto e basta; la commistione fra la definizione cacciatore e bracconiere è ingiusta e pericolosa. Non si tratta di una riqualificazione verbale, ma soltanto della giusta attribuzione lessicale; cacciatore è colui che caccia, nel pieno rispetto delle regole vigenti.
Il resto è da ascrivere ad una violazione del codice, passibile delle punizioni previste. Né più, né meno di altre violazioni. Se un tempo (passato) il bracconaggio trovava una parziale giustificazione nella povertà e nell’esigenza alimentare, oggi giorno una moderna coscienza ambientale deve essere in grado di relegare il bracconiere nella sfera illegale che gli compete, esaltando nel contempo la figura e il ruolo del cacciatore, titolare dell’esercizio della caccia.

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