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NUMERO 70 - 2017

Utile riflessione

Alle elezioni politiche della primavera 2006 Berlusconi e la sua coalizione persero per una ristretta differenza di voti. Ricercare le cause di quella sconfitta è ormai materia per gli storici ma si può affermare con assoluta tranquillità che un buon numero di appassionati di armi, che in altre occasioni avrebbe potuto farlo, non votò Berlusconi sentendosi tradito dalle continue dichiarazioni anti-caccia di Michela Vittoria Brambilla, all'epoca ministra della compagine governativa del Cavaliere, le cui posizioni in materia venatoria sono ben note. Più che altro, la Brambilla rivela una visione preconcetta e demagogica contro la caccia che oggi esterna con ampio spazio mediatico attraverso la sua più recente creatura, il partito animalista. Si sa che la caccia è materia delicata, che richiede conoscenze approfondite considerando le importanti ripercussioni che l'attività venatoria ha sull'ambiente, sull'agricoltura e, in generale, sulla gestione del territorio e sull'economia dei luoghi ove la si esercita, in molti casi privi di altre risorse. Usarla in chiave demagogica è sbagliato, ma non solo.
Visto che la campagna elettorale è già iniziata, e l'esito delle votazioni al momento appare del tutto imprevedibile, invitiamo Silvio Berlusconi a una riflessione: è meglio coltivare le simpatie di buona parte dei cacciatori e degli appassionati di armi (che con le loro famiglie arrivano tranquillamente a un milione di voti) o è meglio tenersi buone le simpatie degli anti-caccia, ai quali piacerà pure la Brambilla ma che, per motivi ideologici e di adesione partitica, non la voteranno mai?

Paolo Tagini

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