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Il manganello per le guardie giurate

Ha destato scalpore nel mondo della vigilanza privata una sentenza dello scorso settembre con la quale, per la Cassazione, l’impegno lavorativo escluderebbe il reato di porto del manganello. Nel dettaglio, con sentenza del 7 settembre 2016, n. 37181, la Corte di Cassazione, sez. I Penale, ha affermato la legittimità del porto di un manganello estensibile in metallo lungo 65 cm da parte di una guardia giurata, in quanto l’arma in questione è “corredo” della divisa d’ordinanza fornita dalla società di servizi di sicurezza privata di cui la stessa era dipendente.
In primo grado, al contrario, il Tribunale aveva condannato la guardia giurata per il porto del manganello (nello specifico, la guardia, che indossava l’uniforme di servizio, era stata fermata a bordo di un motociclo per un controllo di routine), trattandosi di un’arma che, per le circostanze di tempo e di luogo, era da considerarsi utilizzabile per l’offesa alla persona.
In base all’art. 4, comma 1, della legge n. 110 del 18 aprile 1975, infatti, tra le armi di cui è vietato il porto – salvo le autorizzazioni concesse, ai sensi dell’art. 42 del TULPS, dal Prefetto e dal Questore – fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, in quanto oggetto atto ad offendere, rientra anche il manganello, o sfollagente.
Però, in sede di ricorso in Cassazione, i giudici hanno accolto la tesi difensiva, secondo la quale il porto del manganello era giustificato in quanto fornito al ricorrente dalla società di vigilanza privata di cui era dipendente, società della quale, al momento del controllo, lo stesso indossava l'uniforme tipica del personale che si occupa di sicurezza negli esercizi commerciali, con il manganello agganciato al cinturone.
Tali motivazioni hanno indotto la Corte ad annullare la sentenza di primo grado, ritenendo l’impegno lavorativo addotto dall’imputato come giustificazione al porto del manganello – e la circostanza che lo stesso indossasse l’uniforme di servizio – sufficienti ad escludere l’illiceità del fatto, che pertanto non costituiva reato.
Sono doverose per voi lettori alcune precisazioni: in primis non si trattava di una guardia particolare giurata bensì di personale non armato in servizio presso i centri commerciali e, aldilà di quanto espresso nella sentenza della Corte di Cassazione, il manganello è a tutti gli effetti un’arma propria e, in quanto tale, il porto ne è assolutamente vietato, salvo espresse autorizzazioni. A proposito di autorizzazioni, non è prassi per i Prefetti concederle in relazione a tali strumenti: basti pensare che neppure ai vigili urbani è permesso utilizzare il manganello.
Si ricorda infine che il manganello è considerato uno strumento a supporto dell’esercizio di funzioni di ordine pubblico: funzioni che, come è ben noto, le guardie giurate non possono esercitare.
Ad oggi non ho visto e non sono a conoscenza di Istituti di Vigilanza che prevedano il manganello a corredo della divisa come disposizione aziendale; sicuramente ci sono colleghi sparsi sul territorio nazionale che in servizio portano occultato tale oggetto per un eventuale difesa personale e ai quali gli auguro di non doverlo mai usare perché andrebbero sicuramente incontro a qualche problema.
Vi aspetto sul prossimo numero di ARMI & BALISTICA e online sul sito www.guardieinformate.net. Per qualsiasi informazione contattatemi via mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .




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